Film

Recensione | Interstellar

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce”.

Christopher Nolan è un genio. Un drogato, probabilmente, ma pur sempre un genio.

Interstellar, invece, è la pellicola che ha diviso tutti. Ha diviso tutti gli spettatori in giudizi positivi e negativi. Nessun ‘ma’, nessun ‘forse’. Ha diviso i fedeli del regista inglese dagli scienziati.

Io non mi trovo nel mezzo. Nè dalla parte negativa. Perchè questa pellicola è stata un capolavoro. Uno di quelli che ti tiene incollato allo schermo per tutti i 169 minuti, senza lasciar andare la tua mente. Prendendoti, incastrandoti nelle teorie scientifiche, nel dolore. Ecco cos’è stato Interstellar.

Le mani di Hans Zimmer poi, rendono il tutto perfetto, persino le droghe assunte da Nolan per realizzare qualcosa del genere.

 

Cooper è un ingegnere ed ex pilota di navicelle spaziali. Il mondo, in un futuro indeterminato, vive una profonda piaga. Niente cibo, una nube di sabbia che invade tutto e sovrasta ogni cosa, ogni persona. Cooper vive in una fattoria, assieme ai due figli, Murphy e Tom, e suo suocero. Murphy crede nella scienza, pervasa dalle idee del padre, nella meccanica. La vita non è come ci si aspetterebbe. Si lavora nelle fattorie perchè secondo il governo è l’unico modo per mantenere la vita sulla Terra. Ma Murphy osserva qualcosa di strano, nella sua camera, degli oggetti cadono, a primo impatto senza un motivo, ma qualcosa si cela sotto. Murph infatti, è convinta che dietro tutto ci sia un fantasma. Nella famiglia, però, nessuno le da retta.

Un giorno, dopo una tempesta di sabbia, Cooper nota che proprio in quella camera, vi sono delle anomalie gravitazionali. Usando il codice binario scopre assieme a Murph delle coordinate di un luogo che decidono di raggiungere. Ma la loro avventura non è che all’inizio. Qui, nel luogo finalmente raggiunto, vengono presi in custodia da alcuni agenti. Quello che si rivelava un posto abbandonato dall’esterno, non è altro che una base segreta della NASA, in cui un gruppo di scienziati tentano di trovare una soluzione all’estinzione della razza umana.

Cooper scopre così dell’esistenza di un wormhole, un cunicolo spazio-temporale che dovrebbe fungere da scorciatoia tra un punto dell’Universo e l’altro, nelle vicinanze di Saturno. L’utilità del wormhole è quella di raggiungere altri pianeti con la speranza di trovarne un altro abitabile.

Ma non tutto è semplice come sembra, soprattutto nella scienza. Le possibilità di riuscita non sono mai quelle che ci si aspetterebbe, così il dottor Brand, a capo della ricerca, espone a Cooper i due piani. Il piano A prevede il trasferimento degli esseri umani su un dei pianeti trovato abitabile, il piano B prevede il trasferimento di embrioni congelati.

Cooper decide di partire alla ricerca dei pianeti, abbandonando temporaneamente la sua famiglia. A risentirne maggiormente di questa partenza, è proprio Murph, a cui dona un orologio da polso. La ragazzina, però, è contraria, giustificando il suo comportamento con un altro episodio legato al suo fantasma, afferma infatti che dei libri siano caduti andando a formare una parola: “stay”. Resta. E’ così che prega ancora una volta il padre di restare, proprio come il suo fantasma le ha riferito. Ma Cooper non può resistere alla forte tentazione di partire ancora, questa volta per salvare o quasi il genere umano.

 

(Attenti agli spoilers!)

Qui, il genio di Nolan e quello della natura, iniziano il loro percorso assieme. Assieme, noi spettatori silenziosi godiamo di panorami silenziosi, resi cupi dalle note di Hans Zimmer, celebre compositore tedesco. Attraverso le note cadenzate, noi, e Cooper e la sua squadra, iniziamo il viaggio verso i tre pianeti che potrebbero risultare abitabili. Ma qui Cooper apprende ciò che vorrebbe non sapere, più si avvicinando al buco nero, chiamato Gargantua, più lo scorrere del tempo rallenta. Una sola ora passata sul pianeta, infatti, equivale a 7 anni terrestri. Una volta atterrati però, non solo la squadra scopre che la ricercatrice già inviata, Miller, è morta, ma anche che il pianeta è composta da distese d’acqua che generano costantemente, senza pausa, onde gigantesche. E’ contro una di questa che la squadra viene messa alla prova, non uscendone vincitrice. Doyle, membro del team infatti ne rimane colpito, non sopravvivendo.

Non solo questo però, scatena dolore nel resto della squadra. Tornati nello spazio, infatti, scoprono di esser stati sul pianeta per ben tre ore, il corrispettivo terreste equivale a ventitrè anni.

Qui, il dolore di un padre dinanzi a figli già cresciuti, invade lo spettatore, facendo di quel dolore il proprio. Vediamo una Murph cresciuta, che stenta a credere nel ritorno del padre, assieme al fratello, Tom, ormai padre di due figli. Murphy in tutto questo ha iniziato a lavorare per la NASA, dove comprende che nella teoria di Brand vi sono delle falle. Quest’ultimo in punto di morte, le confessa che in realtà non è possibile lasciare la terra, ma che l’unico piano da poter prendere in considerazione è il piano B.

Una nuova decisione spetta il team, ormai quasi senza carburante. La scelta è tra due pianeti, quello da cui giungono promettenti notizie da Edmunds, scelta per la quale propende Amelia Brand e quello da cui trasmette Mann, dalla maggiore distanza dal Gargantua. Questa volta è Cooper a decidere, propendendo per il pianeta su cui si trova Mann. Ma quello che trovano dinanzi non è altro che un pianeta freddo e congelato. Qui, vengono a conoscenza della morte di Brand, ma non solo. Murph, infatti, trasmettendo il messaggio dichiara le vere intenzioni del dottor Brand e si domanda se anche suo padre ne fosse a conoscenza. La squadra è sconvolta, ma nonostante questo le ricerche devono continuare. Mann e Cooper, infatti, partono all’esplorazione del pianeta. Ma lo scienziato si rivela per quello che è, aggredendo Cooper e dichiarando di aver continuato a trasmettere dati di buona probabilità solo per esser raggiunto. Lascia quindi Cooper disteso sul ghiaccio, sofferente e morente, ma quest’ultimo riesce ad afferrare la ricetrasmittente e ad avvisare Amelia che arriva in suo soccorso. Romilly, invece, resta coinvolto nell’esplosione causata da Mann che parte a bordo della navicella spaziale.

I due rimasti, partono all’inseguimento di Mann a bordo della sua vecchia navicella. Indecisi su come attraccare, Cooper sceglie di avvicinarsi al Gargantua, approfittando del campo gravitazionale per aumentare la velocità della navicella senza però un ulteriore spreco di carburante. Cooper assieme a TARS si sacrifica decidendo di lanciarsi nel buco nero, per alleggerire l’Endurance e permettere ad Amelia di raggiungere, finalmente, il pianeta di Edmunds e quindi terminare la missione.

Sulla Terra, anche Murph non se la cava bene. Infatti le tempeste di sabbia aumentano sempre più, e tra le vittime vi sono anche la moglie e il figlio di Tom. Così, Murph decide di portare, con l’aiuto di un amico medico, i due alla NASA, per poterli curare. Tom, però, si dimostra contrario a ciò. La ragazzina, ormai donna, è quindi costretta a distrarre il fratello con un espediente: dar fuoco al raccolto.

E’ così che si ritrova nella sua vecchia casa, tra ricordi di un padre andato via e il dolore ancora presente. Indica alla cognata e al nipote di prepararsi ad andar via. Ma prima decide di ripercorrere momenti dell’infanzia. La sua camera è ancora la stessa. Lì, trova l’orologio donatole dal padre anni prima. Proprio nello stesso momento, Cooper si getta nel buco nero, ritrovandosi in un nuovo spazio temporale, un tesseratto, un  solido spaziale quadridimensionale generato da coloro che Brand e la sua squadra, chiamava “loro”. Attraverso questo solido spaziale, Cooper può vedere la stanza di Murph attraverso gli altri, ma soprattutto comprende chi realmente sono “loro”, ovvero gli esseri umani del futuro. Scopre anche che il fantasma della camera di Murph non era altro che egli stesso.

Christopher Nolan è un genio. Un drogato, probabilmente, ma pur sempre un genio. Sì, ripeto le mie parole perchè dinanzi all’inverosimile ciò che riusciamo a dire, tra una lacrima e l’altra, è proprio questo.

Datemi la stessa droga di Nolan, e andrà tutto bene.

Ma non siamo ancora alla fine. Cooper dopo aver scoperto tutto, usa il ticchettio dell’orologio regalato a Murph per passarle i dati relativi alla singolarità del buco nero utilizzando il codice morse. Murph, finalmente consapevole della reale identità del suo fantasma, decifra il codice risolvendo l’equazione che permetterà a tutti di lasciare la Terra.

Le dita di Hans Zimmer danzano ancora, donandoci quella serenità istantanea, proprio quando Cooper viene espulso dal tesseratto e recuperato da un’astronave. Si risveglierà in un ospedale, in una stazione spaziale che sta conduce pian piano tutti gli esseri umani sul pianeta di Edmunds. Qui, finalmente, potrà incontrare sua figlia, Murph, ormai anziana.  Sarà proprio Murph in un letto d’ospedale, guardando suo padre, molto più giovane di lei, a riferigli di andare a prendere Brand, sul pianeta dove è stata lasciata.

La scena si chiude così, con Cooper che ruba una navicella e si dirige, accompagnato da TARS, lì dove Amelia lo sta aspettando.

Una pellicola coi fiocchi, un cast fenomenale e uno spazio-temporale come protagonista indiscusso. Ecco ciò che attrae principalmente del film. Uno spazio in cui si è persi, uno spazio in cui si è alla matta e disperata ricerca di una vita, di una speranza. Una firma comune, come quella leggibile in Inception. Il tempo è la firma di Nolan. Il suo cavallo di battaglia. Il mio tallone d’Achille. L’idea di dimensioni infinite in cui perdersi. Ciò non è scienza, è meraviglia. In fondo chi lo sa, un domani quello che oggi ci sembra irreale e inverosimile potrebbe essere il nostro pane quotidiano, la nostra speranza per il futuro.

Il film dell’anno, ricordato come il film che divise tutti. Io lo ricorderò come il film capolavoro di Nolan. Non siate semplici spettatori, dotati di manoscritti scientifici. Vivetelo. Rivedetelo. Assaporate quei panorami come se fossero reali. Perdetevi nelle scenografie mozzafiato. Ascoltate la voce soave di un bravissimo Matthew McConaughey. Lasciatevi abbracciare del rosso di Jessica Chastain e dalla labbra di Anne Hathaway.

Rivedetelo. Ma soprattutto dimenticate per 169 minuti ciò che è reale, immaginando ciò che potrebbe esserlo.

  

Grazie per aver letto fino in fondo questo mio particolare commento. Un grazie a Nolan e a chi è in grado di perdersi tra le note silenziose delle sue pellicole.

Infine, date un altro Oscar a Matthew, divino e affascinante. Premiate Jessica, e le sue interpretazioni da dieci e lode. E amate Michael Caine, l’ennesima firma di un Nolan da urlo.

Concludo con una delle citazioni tratte dal film e con una delle tracce di Hans Zimmer tratte dall’OST. Buon ascolto, 🙂

“L’amore è l’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio.”

Ringraziamo: Infinita Letizia della Mente Candida; | Cinema & Cinema | Ciak si legge | Film & Serie TV | Cineamante per passione | Jessica Chastain italian fan page. | Because i love films. | Be Iconic

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