Telefilm/The Affair

Recesione | The Affair 1×07, “7”

So you’re saying that what you did is because our marriage and our friendship is a lie?

È giunto il momento della verità per i nostri protagonisti. A differenza di ciò che potrebbe sembrare, questa serie si muove veloce attraverso un flusso narrativo in continua evoluzione. La storia non conosce stasi, le cose succedono e le conseguenze sono quasi sempre disarmanti.

In questo episodio, bellissimo, abbiamo modo di saggiare la bravura di Joshua Jackson e di Maura Tierney (Helen) nel mettere in scena la reazione alla verità sui loro rispettivi consorti. È infatti questo l’episodio in cui sia Helen che Cole scoprono della relazione fra Noah ed Alison. Il tutto grazie a quel cane di Oscar.

Da una parte ci sono le reazioni dei “traditi”, molto diverse ma con dei punti in comune; dall’altra, c’è l’elaborazione dei “traditori”, che finalmente prendono coscienza dell’accaduto. Un po’ come se dirlo lo rendesse più reale, perché nel momento in cui gli altri scoprono la verità si possono vedere le conseguenze delle proprie scelte.

Malgrado la puntata sia divisa in due come sempre, i momenti in cui la storia di Noah e quella di Alison si incrociano sono molto pochi. Così come lo spazio dedicato all’indagine del detective è limitato a due sole brevissime scene. Quest’alternanza tra storia principale e storia d’intreccio è una garanzia contro la noia.

La catena di eventi che porterà Noah alla confessione si scatena dapprima con le parole di Whitney di fronte alla terapista. La prima cosa che Noah fa è fare i bagagli e andar via con tutta la famiglia. Alla fuga, però, si accompagna un grande nervosismo, probabilmente vera paura. Quando vede Alison al ranch – col solito scambio di sguardi mozzafiato – si rende conto che non ha altra scelta, però vuole comunque dirle addio, avere una chiusura, seppure con un bigliettino.

C’è poi il ricatto di Oscar. Ora, a me è sorto un dubbio: Oscar minaccia di dire ad Helen della relazione o della soffiata ai Lockhart della scorsa puntata? In fondo, Noah si è reso, seppur da lontano, complice dei loro traffichi.

Tutto questo stress si concretizza in un attacco di panico, che coglie Noah quando meno se l’aspettava. Ed è sul letto d’ospedale che Noah, nonostante il consiglio – e i soldi – di Max, decide di confessare. Un po’ per liberarsi dalla minaccia di Oscar, un po’ perché essendo fondamentalmente una brava persona il rimorso lo stava mangiando vivo. Non è più in grado di vivere la sua vita, quella vita che ha cercato di “rianimare” con una donna misteriosa e distrutta, dalla quale si aspettava una nuova salvezza.

Straordinario il momento in cui Helen capisce subito che l’amante era Alison. Sono un po’ quelle intuizioni di cui ci rendiamo consapevoli troppo tardi. Tramite la reazione di Helen, di disgusto prima, di disperazione poi, vediamo anche come Noah vede sé stesso alla luce della verità. Cerca di sminuire – it meant nothing – l’accaduto, si scusa, si dà dello stupido. Poi la mette sul piano del ci avrai pensato anche tu, almeno una volta, il che è dimostra come stia cercando appigli nel nulla. Si affonda ancora di più spostando la responsabilità su Alison. Poi elabora meglio e accusa la vita:

N: “Maybe it just made me feel better to be seen as someone. Something successful. You just see me as potential unfulfilled. You’re waiting for the guy you married to… happen.”

H: “Only because you are.”

L’intera conversazione ha dello straordinario. In realtà non credo ci sia un solo motivo per quello che Noah ha fatto, ma tanti. Ognuno di noi, poi, troverà nella sua testa la spiegazione che più ha senso. E con questo si conclude il racconto di Noah, con un bel you can go fuck yourself ad Oscar, un sospiro di sollievo ma un viso distrutto dalla paura di un nuovo inizio.

Alison, dal canto suo, non aveva nessuna intenzione di confessare. Lei si tiene dentro qualsiasi cosa, come sappiamo. Forse è proprio per questo che il rapporto con Cole si è solo deteriorato dalla morte di Gabriel. È Cherry che scopre tutto, a causa del famoso bigliettino d’addio di Noah. Da madre, protettiva e sempre attenta ai suoi ragazzi, non può che avere una reazione: amara delusione. Ed è tutta nel suo sguardo, a guardar bene. Incendia il bigliettino, punisce subito Alison con i fatti. 

Ma passa poco tempo e Cole scopre tutto da Oscar, che si becca uno di quei “paliatoni” storici. La prima reazione di Cole è strana. Non manifesta la rabbia che prova. It’s your problem, you deal with it. Glaciale.

Non so cosa sperasse di ottenere Alison andando al negozio di Helen – cosa che chiaramente accade prima che Noah confessi. Probabilmente voleva vedere in faccia la persona che ha contribuito a ferire. O forse le piace solo rischiare. Ma la cosa più importante è che Cole la raggiunge a Brooklyn e qui inizia il loro turno di elaborazione. In realtà, è solo Cole che si apre e non ce lo saremmo aspettato.

Was is something I did?

Ora sappiamo la vera natura di quest’uomo. Ora sappiamo cos’ha seppellito dentro di sé, assieme a Gabriel. E finalmente trova il coraggio di dire ad Alison quanto lei sia stata importante per andare avanti, anche se le cose non sono migliorate ma solo peggiorate e anche se non potranno mai smettere di sentirsi in colpa per quanto successo.

 

E sinceramente tutta questa parte è troppo e io sono troppo poco per poterla commentare come si deve. Non saprei da dove partire: dall’ovvia bravura di Jackson, dalla forza di queste parole, dal realismo sconcertante delle scelte narrative. Sono tutte cose che emergono da sole, non sarò certo io a farvi notare ciò che è palese. Viene il dubbio che Cole voglia un bambino non per ricominciare davvero daccapo ma per tappare un buco esistenziale che mai nessuna parola o gesto potrà colmare. Forse sono vere entrambe le motivazioni.

Alison e Noah sembrano aver trovato un modo per andare avanti. A questo proposito, questa scena è emblematica perché acquista senso solo dopo aver visto la parte di Alison.

Vi lascio allora con il promo dell’ottavo episodio che, vi ricordo, non andrà in onda questa domenica bensì la prossima, ovvero il 7 dicembre.

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