Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 5×04 “Slabtown”

– Te la ricordi Beth?
– Beth?
– Ma sì, dai, Beth… quella bionda, piccolina, che prima faceva le magistrali…
– Ah, quella Beth!

Scomparsa da così tante puntate che Federica Sciarelli di Chi L’Ha Visto? stava contemplando di inserire una segnalazione nel programma. Noi, però, ce la ricordavamo, e non vedevamo l’ora di sapere che fine avesse fatto. Noi. Maggie – ormai è un inside joke tra i fan – non tanto. In effetti, una delle poche critiche che mi sento di fare a questo telefilm è come gli sceneggiatori abbiano praticamente fatto sì che Maggie si dimenticasse di avere una sorella. Mi sembra un lavoro di scrittura un po’ pigro e superficiale: ho capito che Maggie adesso è super badass e tutto, però a farle fare un riferimento a Beth ogni tanto non muore nessuno (non più di quanto muoiano già, insomma). Ma vabbè.

È stato un episodio, questo, completamente Beth-centrico, e mi è piaciuto veramente tanto. Il personaggio di Beth, poi, l’ho sempre trovato interessante, e in effetti uno dei miei episodi preferiti della scorsa stagione è stato proprio quello in cui lei e Daryl sono stati i protagonisti assoluti. Questa quinta stagione non sta sbagliando un colpo, almeno per quanto mi riguarda.

Slabtown ci ha consentito di soffermare lo sguardo su un personaggio che, da quando l’apocalisse è iniziata, di strada ne ha fatta veramente tanta (metaforica, eh, perché questi sono quattro anni che camminano camminano e stanno sempre nel solito mezzo km quadrato). Abbiamo conosciuto Beth come una ragazza con istinti suicidi (cosa che Dawn, la poliziotta psicopatica, non manca di ricordarle) e ora la vediamo come una che mette in discussione leadership e uccide viscidi stupratori.

Dawn le dice che è debole. Beh, a me tutto è sembrato tranne che fosse debole. E non solo in questo episodio, ma in generale. Sì, non usa la katana come Michonne, non fa saltare in aria un accampamento di cannibali come Carol, ma come si fa a dire che Beth sia debole? Leggevo su Tumblr una riflessione che mi sento di condividere qui:

Beth è uno dei personaggi più forti di TWD perché ha quello che molti degli altri personaggi “forti” hanno perso: la speranza e la fiducia. È in grado di fare quello che deve fare e nel contempo riesce a portare un po’ di ottimismo in un mondo che non ne ha più.

“Io canto”, dice lei al dottore. “Canto ancora”. E mi ha fatto venire in mente una conferenza a cui ho assistito quando ero al liceo. Shlomo Venezia, sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau, ci ha raccontato la stessa identica cosa: che, nonostante tutto, cantava ancora.

Per questo Beth non è debole. Sopravvivere, sì, certo, ma qual è lo scopo della sopravvivenza fine a se stessa? E c’è chi potrebbe obiettare che, se non debole, allora è ingenua. No, non è nemmeno ingenua. Alla poliziotta psicopatica lo dice chiaro e tondo: “non verrà nessuno”. La qual cosa non mi sembra nemmeno si contraddica con l’ottimismo di cui sopra, perché Beth dimostra, qui, di essere semplicemente realista. Ottimisti, sì, ma non tanto da perdere il contatto con la realtà.

Quest’episodio, poi, mi è piaciuto particolarmente anche perché mi piace vedere gli altri “sistemi sociali” organizzati da altri sopravvissuti. Noi siamo sempre stati abituati a Rick & co. Le loro dinamiche all’interno del gruppo ci sono ormai ben note. Per questo è interessante osservare come altri gruppi gestiscono la fine del mondo. L’abbiamo visto a Woodbury, l’abbiamo visto a Terminus. E ora lo vediamo al Grady Memorial Hospital: Dawn ha messo su un sistema che a prima vista può sembrare efficiente, ma che in effetti non lo è poi così tanto.

Per prima cosa, è tutto basato sul do ut des: io ti salvo la vita, tu mi ripaghi stando al mio servizio. Qualsiasi cosa ti venga concessa, è un favore che tu poi dovrai restituire. E secondo me un sistema così è incredibilmente difettoso. Si tratta di coercizione, e le persone non tollerano la coercizione. Il dottore si “ribella” a modo suo, Noah e Beth sfruttano la prima occasione utile per scappare. Considerate invece un sistema sociale basato non sulla coercizione ma sulla solidarietà: quando un membro del gruppo si troverà in difficoltà, gli altri lo aiuteranno perché sentono che è la cosa giusta da fare, non perché lo vedono come un favore da restituire. Certo, magari lui si sentirà in dovere di farlo, se dovesse capitare l’occasione, ma si tratterà, in quel caso, di una dinamica sana all’interno della collettività.

Tanto più che Dawn aspira a “ricostruire il mondo”. Bene, fremo proprio all’idea che il mondo venga ricostruito da una con la mentalità così distorta. Che poi, chiariamo, lei avrà pure tutte le buone intenzioni del mondo, e sicuramente è così, ma forse non è un caso che si dica che la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Emblematico questo discorso: “Le persone che proteggiamo fanno sì che i miei agenti siano contenti. Più i miei agenti sono contenti, più si danno da fare per farci tirare avanti”. Il che, tradotto, viene: i miei agenti stuprano le ragazze e io lo giustifico perché voglio che il mio sistema fallato funzioni. E quando Gorman è stato ucciso dallo zombie della ragazza che aveva violentato, ho esultato tipo ultrà in curva checefregadercilenonoic’avemoTottigol. Perché, ciccio,  kama is a bitch, e gli infami fanno sempre la fine che meritano, prima o poi.

Dell’episodio, poi, è stato molto interessante il finale. Viene introdotto un nuovo paziente, dall’aria incredibilmente familiare. Carol.

Teoria: Daryl e Carol, che erano partiti all’inseguimento dell’auto che aveva preso Beth, sono arrivati ad Atlanta, e hanno incontrato Noah (che, al contrario di Beth, era riuscito a scappare). Noah racconta loro come stanno le cose, e organizzano il piano. Carol si finge ferita per infiltrarsi nell’ospedale e far fuori tutti. Che poi, ha tutto molto senso: Noah disse a Beth che aveva raggiunto l’ospedale con suo padre ma che, a quanto pare, poteva essere salvato solo uno dei due, e salvarono proprio Noah. La verità è che il padre di Noah era un tipo grosso e combattivo, mentre il figlio un tipo gracile. E uno grosso e combattivo prima o poi avrebbe creato qualche problema. Per questo è Carol l’infiltrata, e non Daryl: lei, a differenza di lui, non desta sospetti (ah, se solo sapessero!).

Ed ecco, allora, che forse si spiega anche il finale dell’episodio precedente: quando Michonne incontra Daryl, con lui non c’è Carol ma Noah. E ora mi aspetto che tutti quanti prendano d’assalto l’ospedale. Problema: Maggie è già diretta a Washington. E allora mi chiedo se, entro la fine della serie, le sorelle Greene si rincontreranno mai.

Vi lascio col promo del prossimo episodio, Self Help:


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13 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 5×04 “Slabtown”

  1. Bello, bello, bello leggere una recensione e dire”Ah! Anche io! Anche io la penso cosí!”

    Nonostante le puntate monotematiche mi abbiano un po’ rotto le balle, mi piace vedere come il resto dei sopravvissuti ha organizzato il proprio mini-universo.
    A molti pazienti dell’ospedale quella sembra una sensata prospettiva di vita perché é probabilmente l’unica che hanno visto. Beth no, Beth sa che un gruppo puó essere una nuova famiglia e la regola del “You owe me now” non é prolifica. Beth ha instillato speranza in un soggetto come Daryl, cazzo!
    Probabilmente anche Noah viene da un background migliore e non vedeva l’ora di trovare un’alleata per scappare. (ps- hai mai visto “Everybody hates Chris”? é lui! é lui! :D)

    Cioé, per assurdo non mi sento di mettere Woodbury al pari dell’ospedale, della banda dei Claimed, di Terminus.. in confronto era davvero un paradiso.

    Comunque, si, anche secondo me Daryl tornerá indietro con questo Noah, ma noi non lo sapremo perché toh! la prossima puntata tocca alla Washington Crew. Grrrrr….

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    • In generale credo che la regola del “you owe me” non funzioni in nessun contesto, perché una volta che hai riscosso il favore e poi te ne serve un altro in situazioni di vita o di morte, l’altro potrebbe pure dirti “frega niente, siamo pari, tanti saluti”. Certo, ovviamente in un contesto come il nostro, se la situazione è di vita o di morte allora il rifiuto dell’altro potrebbe essere omissione di soccorso, ma hai capito che intendo!

      No, non ho mai visto Everybody hates Chris, ma lui mi ricorda tanto Orlando Jones di Sleepy Hollow (anzi, se mai dovessero far vedere qualche flashback del Capitano Irwing, esigo che a interpretare il personaggio da giovane sia questo ragazzo!)

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      • Mi faceva un sacco ridere quel telefilm… guardati un paio di puntate se hai del tempo!

        In un contesto come il miei colleghi mi devono un caffé quando ci confrontiamo con il manager e io ho ragione in merito a qualcosa 😀
        In un contesto post-apocalittico, penso di essere abbastanza acuta da capire che no, il sistema non funzionerebbe.
        Infatti il dottore ha fatto quello che ha fatto. Creepy….

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        • Il dottore ha fatto come Shane all’epoca: mors tua vita mea (o di Carl, in quel caso). Perché lui è “ribelle” e Dawn avrebbe potuto dargli il benservito se di dottore ne avesse trovato un altro.

          In verità ho temuto che pure Beth potesse entrare in “modalità Shane” Noah zoppicava, c’erano gli zombie e lei aveva la pistola. Sarebbe stato orribile (e anche OOC, a bene vedere) ma

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  2. Carissima collega, la tua teoria non è poi così sbagliata, anzi sarebbe da “loro”. Ti giuro che se anche questa volta ci prendi, farò girare una petizione per farti entrare fra gli sceneggiatori.
    Ad ogni modo, odio questa cosa “dell’essere separati”, perché, bloody hell, ogni puntata sarà su di un gruppo diverso. Già lo so. Che palle. Mi fa piacere vedere finalmente dove fosse piantata Beth, ma sono più curiosa di sapere chi cacchio c’è con Deryl.
    Poi, avrei una domanda: possibile che di tutti i “sistemi” mostrati fino ad ora questi facciano acqua da ogni parte, e, invece seppur sgangherato ma “””impeccabile””” è quello della “carica di Rick”?!
    Quando termineranno tutte le stagioni, il nuovo trend mondiale sarà #RickGrimesForPresidentOfTheWorld.

    E come sempre: ben fatto cara! È sempre un piacere leggerti.

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    • Io tra gli sceneggiatori more like mi metto a stalkerare Norman Reedus. Sì, mi piace. Quando iniziamo?

      A me piace che si concentrino ogni volta su un gruppo diverso, perché ci sono meno personaggi da considerare contemporaneamente (quindi è più facile scrivere recensioni, lol).

      Quello di Rick funziona perché il gruppo è diventato un famiglia. Negli altri ognuno pensa per sé, quindi sono tutti spacciati a prescindere.

      (grazie!)

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  3. (Sono giorni che ho letto ma solo ora riesco a commentare, viva me!)
    Per me Beth è sempre stato un personaggio carino, anche se forse la apprezzavo più all’inizio rispetto a quarta e quinta stagione. Purtroppo a me non piacciono affatto gli episodi centrati unicamente su un personaggio, il che è un problema visto che dalle puntate Governor-centriche è diventato un tratto distintivo della serie e soprattutto perché sono una delle poche. Pazienza, soccomberò! 😀
    Interessante la dinamica dell’ospedale ma secondo me questo telefilm finisce col battere sempre sullo stesso chiodo (l’orrore umano durante l’apocalisse) e presentato sempre un po’ allo stesso modo! Pensateci: ogni volta c’è una comunità diversa che in apparenza sembra carina e coccolosa ma, puntualmente, si rivela fondata su meccanismi crudeli e sadici. Dopo un po’, uno se lo aspetta. TWD non mi sorprende più da tempo e questo mi manca.

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    • A me gli episodi centrici piacciono, gli unici che non mi sono mai piaciuti sono stati quelli governatore-centrici (ma quando l’ho fatto presente mi hanno quasi dato in pasto agli zombie!).

      Che il meccanismo di fondo sia sempre lo stesso è vero, e che uno a un certo punto se lo aspetta, pure. Adesso che me lo fai notare, è piuttosto palese. Però, per questa comunità ospedaliera, le buone intenzioni ci sono. All’incirca. Cioè, almeno hanno un “fine ulteriore”. Terminus e Woodbury erano “autarchici”. Se loro invece vogliono far parte alla ricostruzione del mondo, sono più affini al gruppo di Rick (o, almeno, di quelli che stanno andando a Washington). Allora mi chiedo, visto dall’esterno, come possa apparire il gruppo di Rick, visto che Rick pure di tanto in tanto è bello sclerato, della serie “ammazziamo tutto e tutti non me ne frega niente hashtag devi morì).

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      • Hanno divorato anche me per quel motivo!
        Comunque credo che dall’esterno qualsiasi gruppo appaia terrificante, in un contesto “normale” tanto quanto apocalittico. Allo stesso modo, ogni gruppo appare buono agli occhi dei suoi componenti, per un semplice meccanismo di consonanza cognitiva (scusa, deviazione professionale, è più forte di me!). Inoltre credo che questo telefilm esasperi la questione della totale assenza di comportamenti prosociali – un po’ inverosimile, credo – a scapito dell’unica cosa per la quale si dovrebbe combattere al momento: portare quel cavolo di Eugene e il suo mullet a Washington! A volte sembra che della cura non importi niente a nessuno, men che meno agli sceneggiatori xD

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  4. Wow… “consonanza cognitiva”, “comportamenti prosociali”… Stai parlando ad una che si è svegliata dieci minuti fa dal sonnellino pomeridiano pre-diretta OUAT (sembro un’ottantenne), quindi sorrido e annuisco.

    Che poi, secondo me la cura nemmeno funziona e, per citare le imperiture parole della signora Packard di Atlantis, “tanto moriremo tutti”. Cioè, tanto moriranno tutti.

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    • Ahahahah sì ma infatti chiedo venia!
      Sì è assolutamente probabile – e me lo aspetto – che la cura sia tutta una grandissima presa per i fondelli e che l’unica cosa che Eugene sa fare è sparare a caso ai serbatori delle automobili. Quindi moriranno tutti oppure ci sarà davvero un finale alla Doraimon con Rick che si sveglia dal coma. Non so cosa sia peggio!

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