Gotham/Telefilm

Recensione | Gotham 1×05 “Viper”

Caaaarissimi, pelatini, buonasera! ❤

Rieccomi per una nuovissima e sfavillante (?) recensione di Gotham! 

 

Ok, comincio col dire che la cosa che mi urta di più degli episodi di Gotham è la ricapitolazione iniziale; ormai conosco le battute a memoria, visto che fanno vedere sempre le stesse scene, con l’aggiunta di qualcosa dell’ultimo episodio visto, quindi mi chiedo: variare un pochino-ino-ino no, eh?

 

 

 

 

Comunque, l’episodio comincia con Bruce che sta cercando ancora di scoprire come funzionano le cose a Gotham, indagando in maniera specifica sulla faccenda Arkham dello scorso episodio.

D’accordo, devo dirlo, mi dispiace, ma devo farlo: questo bambino ha seri problemi di assenteismo scolastico; possibile che nessuno se ne sia ancora accorto? Forse chi ha appena perso i genitori ottiene una specie di vacanza premio dallo studio? E Alfred cosa fa? Invece di metterlo sull’attenti, gli propone addirittura una passeggiata, perché fuori è una splendida giornata? WHAT?!?

 

Sì, avete ragione, devo calmarmi, anche perché mentre Bruce gioca a Il piccolo Detective, Don Maroni sta cercando di convincere i suoi uomini a rapinare un casinò di proprietà di Falcone sotto le orecchie attente di Oswald, che non si perde una parola, mentre fa finta di lucidare i bicchieri (che, per inciso, non mi sembrano neanche molto lucidi, quindi Oswald, forza, sei il manager del locale, ribellati, urla al lavapiatti di lavarli meglio quei bicchieri, no?)

 

Ma è qui che comincia il vero mistero della puntata: per le strade di Gotham un musicista da quattro soldi cerca di guadagnarsi la giornata strimpellando la chitarra, quando un uomo apparentemente distinto, vestito a puntino, gli lascia una fialetta di colore verde. Il musicista la osserva, giustamente perplesso, fin quando non legge la dicitura breath me, ovvero, annusami e lui da drogato qual è (ha persino il cartello Perché mentire? Mi servono i soldi per la droga, d’oh!) sniffa il bel liquidino verde smeraldo e per un attimo ho pensato stesse per trasformarsi in una sorta di vampiro, perché diventa pallido, le vene gli si evidenziano su tutto il corpo, ma invece di collassare stecchito, sembra stare benissimo, tanto che ne approfitta per un po’ di shopping gastronomico, entrando in un negozio e, dirigendosi al banco frigo, recupera una confezione di latte e comincia a berlo come se non ne dovesse trovare più al mondo e alla minaccia del proprietario di pagarglielo, risponde con un minaccioso Fatti da parte, mortale.

Sicuramente, il proprietario del locale deve aver pensato quello che ho pensato anch’io, ovvero ma chi si crede di essere questo qui? e pensa bene di affrontarlo con tanto di mazza da baseball… che va in frantumi dopo qualche istante, spezzata in due proprio dal presunto Dio onnipotente.

 

Nella scena si inseriscono Bullock e Gordon che in un apparente clima di normalità stanno per consumare il pranzo, quando Selina Kyle fa il suo ingresso, scivolando da una macchina parcheggiata dall’altro lato della strada, e tentando di rubate il portafoglio a un tizio che sta avendo un’accesa conversazione a telefono. Jim la vede e cerca di inseguirla, ma Selina è più veloce di lui e fugge, da brava gattina qual è. 

Il pranzo dei due detective sembra essere decisamente concluso quando la sirena di un negozio si fa sentire e Jim corre a controllare.

Ovviamente, è il negozio che Dio ha preso d’assalto pochi istanti prima; il proprietario, nascostosi in una rientranza del muro, spiega ai due increduli partners che il tizio sembrava avere una forza sovrumana, tanto da staccare il dispositivo del bancomat dal muro e scappare a tutta birra (o dovrei dire a tutto veleno?).

 

Fish Mooney è impegnata ad addomesticare la sua ragazza/arma segreta, tentando di insegnarle un motivo di lirica, prima di avere un incontro con Falcone sulla faccenda Arkham/Maroni, durante il quale un certo Nikolai (amante di Fish), finge di essere in diatriba con lei, onde evitare che Falcone capisca che stanno lavorando insieme per toglierlo di mezzo.

 

Jim e collega perlustrano le strade, interrogando senza-tetto e prostitute su questo fantomatico novello Hulk, fin quando una di loro non lo riconosce, indirizzandoli verso una specie di sotto-passo disseminato di prodotti caseari. Trovano Benny/Hulk disperato che chiede loro di avere ancora più droga, perché l’effetto sta cominciando a svanire e di trovargli l’uomo con l’orecchio mutilato che gli ha fornito la prima fiala (ok, sarò l’unica, ma non l’aveva mica visto che il tipo in impermeabile aveva un orecchio mutilato -.-) e fin qui non sembra neanche tanto aggressivo, fin quando loro non lo provocano e lui sembra avere tutta l’intenzione di scagliare loro addosso il bancomat, se non fosse che, tempo qualche secondo, le sue ossa cominciano a sgretolarsi e lui viene praticamente schiacciato da esso.

Pare davvero una cosa fantascientifica, insomma, tizi che diventano improvvisati Hulk e che poi muoiono così come sono diventati forti, con un niente. Trovo che sia la cosa più legata ai poteri sovrannaturali che abbiamo visto sino ad ora in questa serie e mi piace come hanno lasciato reagire gli stessi Gordon e Bullock alla cosa; per una volta, niente sospetti, niente troppo mistero, semplicemente tanta incredulità e tanta curiosità quasi.

 

La droga si diffonde in strada, tra senza-tetto e prostitute (Gordon aveva timore proprio di questo), mentre Bruce, distrutto dal suo lavoro di indagine si è addormentato sul divano e Alfred interviene per svegliarlo, per annunciargli che la Wayne Enterprise darà un pranzo di beneficenza il giorno dopo e che ha già accettato l’invito da parte sua e che vorrebbe tanto dare a fuoco tutta la robaccia che regna in salotto.

Quindi con ciò scopriamo che non solo Bruce non va a scuola da chissà quanto, ma anche che il salotto pare sia l’unica stanza in cui viva. Ma non ha tipo una reggia a sua disposizione? Perché continuano ad ambientare tutte le sue apparizioni in salotto? Non hanno abbastanza soldi per creare un nuovo set?

 

Al Distretto di Polizia è già scoppiato il caos e Nygma ancora una volta interviene per chiarire meglio gli effetti di questa nuova sostanza, che pare coinvolgere alcune particelle di DNA e sfruttare tutte le riserve di calcio dell’organismo per sopravvivere, ecco perché tutti sembrano in disperato bisogno di latte e derivati, fino al punto in cui le ossa si sbriciolano proprio per mancanza di calcio, portandoli alla morte in pochissimo tempo.

Bullock con la sua solita finezza e amoralità propone di rinchiudere in casa i cittadini per bene per un paio di settimane, in modo tale da far circolare la sostanza tra i malfattori della città et voilà, niente più crimini a Gotham.

Jim però intuisce che per la fabbricazione di una tale sostanza occorra un laboratorio d’avanguardia e il maggiore in città pare essere WellZyn, una società farmaceutica affiliata della Wayne Enterprises.

 

Maroni sta ancora organizzando la rapina al casinò di Falcone, quando interviene Oswald, affermando di conoscere un tipo fidato che lavora al reparto caldaie del suddetto casinò e che potrebbe far entrare gli uomini di Maroni senza problemi.

Maroni pare intuire che Oswald non è ciò che sembra e Oswald, da parte sua, pare fidarsi abbastanza da rivelargli la sua storia, ovvero che un tempo lavorava per Fish Mooney, almeno fin quando non hanno cercato di ucciderlo.

 

Di nuovo al Distretto di Polizia per ascoltare la responsabile legale e delle pubbliche relazioni della WellZyn, Taylor Reece che cerca di difendersi dall’accusa che i suoi laboratori c’entrino qualcosa con la produzione della droga, finché non viene fuori che l’uomo con l’orecchio mutilato, Stan Potolsky, è stato un loro dipendente, che era frustrato perché non gli avevano affidato incarichi più prestigiosi del produrre shampoo e dentifrici e aveva provato a tagliarsi un orecchio durante una discussione con il suo supervisore, così avevano dovuto mandarlo via.

Jim sta per tornare ad investigare sulla faccenda, quando viene bloccato dal braccio destro di Maroni che gli intima di seguirlo, perché hanno un amico in comune, Oswald Cobblepot e che Maroni ha richiesto la sua presenza. Jim, piuttosto scettico, alla fine accetta e viene condotto incappucciato al ristorante di Maroni dove è costretto a raccontare come sono andate le cose con Oswald. Se non dirà le stesse, identiche cose che anche Oswald ha rivelato, moriranno entrambi, ma Gordon fa il suo dovere ed entrambi vengono risparmiati.

Questa è stata sicuramente la parte di maggior suspence della puntata e mi aspettavo, in un certo senso, che sarebbe finita diversamente, non so, magari a calci e pugni o a minacce, o a parolacce, ma che Maroni lo lasciasse andare così… beh, non me l’aspettavo davvero e direi… sì, di esserne un pelo delusa.

 

 

 

Ma comunque… Gordon ritorna sano e salvo al Distretto e non ne fa una parola con Bullock, che crede c’entri Barbara. La WellZyn ha però inviato tutte le cose di Stan Potolsky alla Polizia e cosa scopre Gordon aprendo una delle scatole? Una foto che ritrae Stan con quello che sembra essere un professore della Gotham University.

Ovviamente, si dirigono immediatamente da lui, un vecchio munito di deambulatore che riesce a malapena a stare in piedi. Racconta loro di come lui e Stan abbiano insieme messo a punto un piano per ottenere vendetta sulla WellZyn, che aveva incaricato Stan di mettere a punto un super-siero di cui dotare i soldati in guerra e con il quale sarebbero stati in grado di spezzare in due un essere umano; un siero a cui avevano dato il nome di Viper. Naturalmente, dopo i primi test si erano trovati di fronte ad uomini sì dotati di una forza incredibile, ma che morivano nel giro di pochissimo tempo.

Viper è stato modificato sulla base di questo problema, diventando Venom.

Stan a quel punto aveva chiesto ai suoi superiori di bloccare il programma, ma loro avevano rifiutato, così lui aveva deciso di scavalcarli, andando direttamente da Martha e Thomas Wayne. Li convinse a chiudere il programma, ma alla loro morte la WellZyn l’aveva riattivato immediatamente e lui  si era deciso per azioni più radicali, ovvero, uccidere gente comune.

A questo punto, il gentile professore rifiuta di dir loro dov’è Potolsky, dopo aver annunciato che invierà un messaggio che il mondo non potrà ignorare, e messo alle strette, sniffa una dose di siero e si libera di Bullock spedendolo sul pianerottolo. Gordon è costretto a sparargli e le ultime parole del professore sono per la WellZyn, infatti afferma che il loro vuoto altruismo non cancellerà le cose che hanno fatto.

Gordon intuisce che si tratta di beneficenza.

 

Alfred e Bruce sono appena arrivati al pranzo di beneficenza organizzato dalla Wayne Enterprises e, mentre Bruce cerca di fare amicizia con i pezzi grossi per chiedere loro spiegazioni sulla questione Arkham, Stan si nasconde tra i camerieri ed è pronto con il suo armamentario ad entrare in azione; infatti si dirige sul tetto, alla centrale di areazione per collegare la bombola che costringerà gli ospiti ad inalare il veleno.

Gordon e Bullock arrivano giusto in tempo per far sgomberare la sala e cogliere Stan sul fatto che per scampare ai poliziotti si suiciderà, dopo aver dato loro un indizio: andare a controllare il magazzino numero trentanove, dove però non viene rinvenuto nulla.

La signorina Mathis, colei che ha lavorato accanto al padre di Bruce per un’intera vita, comunica che non è il caso di perseguitare i poliziotti, in quanto non hanno trovato nulla e che se si avvicineranno ancora, interverranno.

 

Mentre Bruce e Alfred collaborano nella ricerca di informazioni, Fish Mooney è pronta a far entrare in scena la sua ragazza/arma, i capelli biondi per l’occasione, un bel completo bianco e le cuffiette nelle orecchie. Mormora le parole dell’aria che sta ascoltando, non a caso la canzone preferita di Falcone, quella che sua madre gli cantava sempre da bambino.

Falcone le si avvicina e lei gli propone di ascoltarla insieme.

 

 

 

Mi rendo conto che quest’ultima parte è soltanto un riassunto di quello che avviene nella puntata, senza commenti o altro e forse perché, in un certo senso, le cose cominciano a farsi più serie e c’è poco da scherzare (anche se si tratta pur sempre di una serie TV e non della vita vera, fortunatamente).

La cosa frustrante di Gotham credo che sia l’impossibilità di capire fino in fondo quanto ti piace, un po’ come se non riesci a deciderti.

Farsela piacere è semplice, ma amarla forse è più complicato, perché c’è sempre qualcosa che ti disturba, ma sulla quale sei anche disposta a passare sopra, perché, diciamolo, non puoi fare a meno di sapere cosa succederà a tutti.

Credo, però, che si stiano un po’ trattenendo in merito alla storia, come se avessero paura di sbagliare, il che è comprensibile, perché Batman è sempre stato un eroe amato da tutti e cercare di reggere il confronto con fumetti e film è piuttosto arduo, ma credo anche che sia questa paura di fondo a rendere la serie così dependable, così difficile da collocare.

Fossi in loro oserei davvero di più, a dispetto di quello che possano dirne i fan veterani dell’Uomo Pipistrello, che dovrebbero comunque accettare il fatto che una serie TV è qualcosa di completamente diverso rispetto ad un fumetto e dovrebbero comunque essere contenti dello sforzo della produzione nel rendere questa serie quella che è, seppur con i suoi difetti.

Se non l’avessi letto in una discussione sulla puntata non ci sarei mai arrivata, ma pare che gli sceneggiatori siano stati anche furbi ad inserire questa storia di Viper, che richiamerebbe quella di Bane e del suo voler terrorizzare la città di Gotham con questo siero in Il Cavaliere Oscuro- Il Ritorno.

Insomma, le potenzialità ci sono eccome, ma dovrebbe compiere quel salto di qualità che ancora non ha fatto per diventare davvero eccellente, sotto tutti i punti di vista.

I punti sui quali sono rimasta più delusa in questa puntata sono diversi, a partire dal mini cameo di Selina Kyle; insomma, ce l’hanno piazzata lì tanto per, non aveva neanche uno scopo preciso ed è scomparsa tre secondi dopo. Ribadisco nuovamente il disappunto per un vero exploit in Bruce che sembra sempre vicino a qualcosa, ma puntualmente non si arriva mai a capirlo bene; e, come se non fosse già abbastanza, il problema Barbara. 

Nell’ultima puntata è andata via con un ultimatum al quale il silenzio di Jim pare aver già dato risposta ed ora è scomparsa. Di nuovo e senza concludere niente.

Non credo che se amasse davvero Jim, scapperebbe così.

Non è che prima o poi Gordon la becca in atteggiamenti intimi con Montoya? No, perché sarebbe davvero, davvero spiacevole una cosa del genere.

Nulla da dire sugli altri personaggi, sempre perfetti come al solito e impeccabili nei loro ruoli.

 

Insomma, in conclusione, puntata promossa, ma sempre con riserva (quando la elimineremo? Chissà…).

 

Alla prossima e fate attenzione se girate nei dintorni di Gotham, mi raccomando 😉

 

 

 

 

 

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One thought on “Recensione | Gotham 1×05 “Viper”

  1. Non ho molti commenti sulla puntata, mi viene solo da dire che sono d’accordo con te.
    È un telefilm che piace, ma resta sempre con un certo “meh”. Non so bene da cosa dipende, io parlo da profana del mondo di Batman quindi non saprei esattamente cosa aspettarmi.
    Staremo a vedere!

    "Mi piace"

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