Musica

Arctic Monkeys | Live al Pistoia Blues – 17.07.14

Salve Pelati!
Ma, stavolta, sarebbe meglio se iniziassi rivolgendomi a qualcun altro. Quindi, a questo punto, ricomincio.
Salve Popolo Artico! (Se poi siete pure pelati, tornate a leggere la prima vocazione.)

Come potete immaginare, tutte le parole che andrò a scrivere saranno dedicate al concerto degli Arctic Monkeys a Pistoia del 17 luglio 2014.
Per questa seconda data estiva in Italia, la ‘’’’’’’’’’’’’’rock’’’’’’’’’’’’’’ band inglese di rinomato successo ha scelto una location d’eccezione, ovvero la Piazza del Duomo della città toscana nella quale hanno chiuso la 35esima edizione del Pistoia Blues Festival.
La mia è stata in ogni senso un’avventura e credo di aver fatto più esperienze ieri, che in tutta la mia vita.
Come sempre, me ne son capitate di cotte, di crude, di lesse, di fritte e di stufate.
Ho dei ricordi bellissimi e ne ho di terribili, ma credo e spero di conservare i migliori. In fin dei conti, the best you ever had is just a memory.

Provenendo da Firenze, mi son svegliata alle 6 per prendere il treno dalla stazione di Firenze Rifredi alle 7:44. Sono giunta in Piazza Duomo che non erano nemmeno le nove e già le persone avevano a radunarsi. Ero anche alquanto spaesata, poiché non avevo mai visitato Pistoia prima (no, neanche lo Zoo), ma alla fine mi sono accampata pure io under the Tuscany’s sun, al quale devo due o tre sfumature in più d’abbronzatura ed il segno dei pantaloncini che rovinerà le mie giornate al mare.  Ma comunque.
La piazza era modesta: non grandissima, non piccola ed era pure carina. Il palco in fondo imperava insieme al Campanile bianco e nero mentre il Battistero in ristrutturazione e Il Monte dei Paschi di Siena ci facevano sfigurare.
Dei ragazzi che si sostenevano i padroni del concerto solamente perché arrivati per primi, hanno monopolizzato la situazione allestendo un proficuo business di numeri d’ordine d’arrivo (Sorry, not sorry). Non che non fosse giusto, per carità, ma sarebbe stato più palese dell’ovvietà stessa che ciò non sarebbe mai andato in buon porto (i numeri servivano per riordinarsi appena sarebbe stata messa la transenna, che non era ancora presente). E, di fatto, le mie previsioni son state giuste. Chiamatemi pure veggente, ma penso semplicemente di essere molto realista.

Col proseguire della mattinata, ho incontrato un sacco di persone particolari. Alcune da lodare, altre da aggiungere alla mia Black List. Più che altro, ad un certo punto Piazza Duomo mi sembrava il raduno dell’Intimissimi/Tezenis per quante ragazze volevano lanciare il proprio intimo all’Oh mio Dio, che fico Alex Turner. Per quanto possa essere in disaccordo col gesto ormonale, col cavolo che rinuncerei ad un reggiseno per una tal cosa. Anche no.
Dopo un po’, siamo passati alla Balloon Art gentilmente offerta dalla Durex. E vabbè, ragazzi, che dobbiamo fare con cose del genere? Andiamo avanti.

Durante il pomeriggio eravamo tutti amici, sembrava quasi che ci conoscessimo da anni. Ma già sapevo che, a concerto iniziato, ci saremmo uccisi tutti a vicenda.
La giornata è proseguita girandoci i pollici. La gente affluiva sempre più per quello che sarebbe stato un piccolissimo Coachella Festival. Nonostante la band fosse una, gli esemplari di fan erano diversi e vari. E come non menzionare i non fan. Loro sì che sono in cima alla mia lista nera.

Finalmente, alle 18 e qualcosa (il qualcosa che ha fatto la differenza) sono giunti i Men in Black per posizionare le transenne. Per loro è stata un’impresa biblica, ma chiuso il recinto le galline hanno continuato a combattere. La situazione viaggiava sulle montagne russe perché si placava e poi ricadeva nel delirio. Nel frattempo, le persone si sono sciolte a mo’ di Adipose Industries peggio dei ghiaccioli.
In mezzo alla granita di persone c’erano pure dei bravissimi fanciulli che facevano confusione per far aprire le transenne. Io comprendo ogni sorta di eccitazione, ma se viene stabilito un orario è assolutamente inutile pressare le altre persone non macchiandosi per un pelo di Omicidio Colposo.
Infatti, le transenne sono state aperte, ma alle 19:30. L’orario statuito.

I biglietti in mille pezzi per il sudore impregnante sono stati controllati velocemente da dei santi e le persone hanno potuto iniziare a run for their lives verso quelli che sarebbero presto stati gli Hunger Games.
Il periodo d’attesa per la band d’apertura è stato bastantemente tranquillo, l’opposto di quello che sarebbe stato successivamente.

Anche lì ho avuto il piacere di fare amicizia con delle persone davvero stimabili, che davvero mi dispiaccio di aver perso.
Ad una cert’ora, i The Kills sono saliti sul palco. Sì, i The Kills sono stati coloro che hanno aperto il concerto.
Personalmente non li conoscevo, nonostante mi fossi informata.
Image and video hosting by TinyPicAnyway, questi tizi sono un duo angloamericano composto da Alison Mosshart e Jamie Hince, il fidanzato di Kate Moss e fanno indie-rock. Per modo di dire.
Hanno iniziato a dominare il palco su uno sfondo leopardato, che in molti abbiamo creduto opera di Turner. Inizialmente li ho trovati davvero bravi ed, effettivamente, erano anche molto particolari: due chitarre, due voci e due percussioni. Con così pochi strumenti mi ricordavano i vecchi jazzisti.
Dopo un po’, tuttavia, ci siamo resi conto che a volte Narcissa Malfoy usava il playback. E lì mi son proprio caduti. A questo punto potevano metterci Britney Spears. Davvero, non sopportavo più nemmeno tutte le scene ed i versi che lei faceva. Sembrava davvero posseduta da non so cosa. Per altro, le canzoni erano tutte uguali e lunghissime (parlo così perché non le conoscevo:  se le avessi sapute distinguere, sicuramente mi sarei divertita di più).
Lui era davvero un grande: vestito con una camicia con tutti i colori del mondo ed un cappello da marinaio, è stato davvero il meglio dell’esibizione.
Su di lei ho più da ridire: capelli tinti di biondo platino praticamente bianco con una ricrescita nera da qui a Helsinki; era un ibrido tra Cherie Curie, Joan Jett, Courtney Love e Crudelia De Mon. Mi son domandata più volte come facesse a vederci, dato che aveva sempre i capelli nel viso. Tutti svolazzanti facenti swiiiishhh, non a caso l’ho rinominata Narcissa Malfoy.
Sono anche partite le ship tra i due e si sono innalzati gli spiriti da fangirl pure durante un concerto.
Finalmente hanno finito di suonare ed hanno abbandonato il palco, oltre a lasciarci a noi stessi: disperati ed in attesa per del tempo ulteriore.
Insomma, più che Who the fuck are Arctic Monkeys?, ci siamo domandati Who the fuck are The Kills?
Per chi non li conoscesse, comunque, questo è il video di una delle loro canzoni più famose (almeno credo).

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=KiLjuRG3hoE%5D

Image and video hosting by TinyPicWaiting and waiting, grazie al cielo e a Santo Zeno, il concerto degli Arctic Monkeys è iniziato.
Il maculato ha dato il cambio al logo di AM e sono finite le innumerevoli canzoni sconosciute gentilmente offerte dal Pistoia Blues. Sono, quindi, finite le lamentele per le spasmodiche canzoncine ed iniziate quelle per la scenografia: a nessuno interessava il simbolo dell’era di AM, bensì il solito luminoso A M.
Come direbbe Alex Turner, E VBB.

Il fumo ha fatto trasparire le sagome delle quattro scimmie per qualche secondo, fino a quando non sono diventate più nitide. Sulle note di Do I Wanna Know? è iniziata la serata e, soprattutto, il delirio.
Alex Turner è comparso, con più brillantina che mai, vestito con camicia e pantaloni neri uniti da una cintura a tamarro ed una giacca ROSA MAIALE. La mia reazione quando l’ho visto è stata più o meno questa: 

Image and video hosting by TinyPicImage and video hosting by TinyPicMentre il pubblico si domandava quanto Alex fosse ubriaco da 1 ad Alex Turner, Jamie Cook si è mostrato in tutto il suo splendore ed un codino da gangster e Matt Helders ha iniziato a dare di matto sulla sua batteria vestito con una maglietta stramba a maniche corte (il più intelligente, a mio parere). Nick O’Malley ha cercato di essere il più normale possibile, motivo per cui non se l’è considerato nessuno.

Il degradante delirio è proseguito anche per Snap Out Of It, Arabella, Brianstorm, Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair e Dancing Shoes, tant’è che la sottoscritta è stata schiacciata come una mosca su un vetro ed è dovuta allontanarsi dalla folla.
Comunque, le canzoni sono state suonate meravigliosamente. Ancor di più dopo che Alessandro si è tolto la giacca rosa, rubata spudoratamente a Miles.
Si vedeva che la band era un po’ sconcertata per la crociata che si stava guerreggiando davanti ai loro occhi, ma hanno continuato a suonare in attesa di una tregua.
Crying Lightning me la sono fatta nel backstage insieme ad un omino della Security che mi ha gentilmente soccorso, ma da quello che ho sentito, anch’essa è stata perfetta.Image and video hosting by TinyPic
Dopo, mi sono immersa di nuovo nella folla e, piano piano, sono tornata di fronte al palco riuscendomi a godere le canzoni restanti.
Ascoltare I Bet You Look Good on the Dance Floor mi ha davvero fatto piangere il cuore perché vedermela suonare davanti immaginandomi quei quattro ventenni sbarazzini è stato il dolore. Anche se devo essere sincera: col nuovo timbro vocale di Alex, questa canzone non si può sentire.
My Propeller non l’ho considerata molto, porque no me gusta mucho. Offendetemi pure, ma mi sono studiata il testo la mattina perché ne conoscevo solo il ritornello.  Se non la suonavano mai, c’era anche un motivo, no?
Library Pictures è stata l’impeto sin dall’inizio, ma positivamente. “Ip, dip, shock, shit, rock ‘n roll” è stato urlato talmente forte che ci hanno sentito da Sheffield.
Fireside è stata ben poco considerata, direi anche giustamente e, nel frattempo, le persone si sono preparate per No. 1 Party Anthem. Questa canzone è stata tutto la piazza si è lentamente trasformata in un lago di lacrime. Cantando

“The look of love, the rush of blood
The “She’s with me”,  the gallic shrug
The shutterbugs, the Camera Plus
The black and white, the colour dodge
The good time girls, the cubicles
The house of fun, the number one party anthem”

sono stata investita da un vortice di emozioni che mi ha portato alla consapevolezza di star vivendo il miglior momento della mia vita.
She’s Thunderstorms, meglio nota come Cheese Thundastorms, se la sono goduta solamente le coppie di innamorati, quindi io ben poco.
Why’d You Only Sing Call Me When You’re High? è stata stornellata da tutti, nonostante sia una canzone molto criticata. Turner e gli altri, tra l’altro, si stavano divertendo moltissimo.
Sono riusciti comunque a coinvolgere il pubblico, anche se non hanno fatto né discorsi filosofici lunghissimi, né un concerto eterno. Era evidente che fossero entusiasti (forse Alex l’ha dato meno a vedere perché ha una paralisi facciale da mai ‘na gioia), anche perché questo è stato un tipo di concerto diverso dalla loro habitué. Persino Jamie Hince ha verbalizzato che quello è stato uno dei posti più belli in cui aveva suonato da molto tempo.
Vi inciterei a fare concerti in Italia più spesso, fra tutti.

Ad ogni modo, il meglio della serata non era ancora giunto. Sarebbe iniziato da lì in poi.Image and video hosting by TinyPic
Fluorescent Adolescent è stata puro furore. Otto mila persone fuori di testa per una canzone che è uno dei pilastri della band e gli Arctic che l’hanno suonata meglio che mai. Stavolta la voce profonda di Alex è riuscita a farci dimenticare gli anni trascorsi e tutti abbiamo ballato per ottenere i nostri migliori ricordi.
Modestamente, anche io l’ho ballata e cantata da Dio.

505 ha continuato sulla stessa scia e, stavolta, la band si è esaltata più  che mai. Certo, avrei voluto che Alex la suonasse alla tastiera come ai vecchi tempi, ma è riuscito a riversare la sua forza anche sulle corde.
Image and video hosting by TinyPicAlex ha urlato “But I crumble completely when you cry” inserendo nella propria voce tutta la sua anima e, penso, siamo riuscita a percepirla un po’ tutti.
Non so esattamente il perché, sarà stato il delirio, l’Italia o il Chianti, ma io li ho visti diversi. Diversi in senso positivo. Erano in forma, felici. Erano felici di essere lì e suonare per noi e lo erano ancora di più nel sentirci acclamarli come se fosse l’unica cosa che facciamo nella nostra vita. Effettivamente.
Noi eravamo lì per loro e loro erano lì per noi e questa simbiosi è stata sublime.

L’encore ha riservato non ben poche sorprese.
One For The Road ha avuto un po’ la stessa ricezione di Fireside, ma da un lato è stato anche meglio. Almeno le persone si sono calmate un attimo. Mi dispiace anche un po’ per gli Arctic, ma è già tanto che la maggior parte delle canzoni di AM siano state apprezzate. Purtroppo questo era l’AM Summer Tour 2014, non un concertino del 2008. Ciononostante è stato surreale.

Image and video hosting by TinyPicSecondo la mia modesta opinione, l’apoteosi della serata è stata I Wanna Be Yours. Fortunatamente, nessuno ha tirato fuori le lamette dagli zaini e non è spuntata Lana Del Rey come ospite d’onore.  Ma è stata davvero magica: il pubblico fungeva da coro e la piazza era bellissimamente decorata con le luci che giravano intorno ai palazzi creando l’illusione che fosse un sogno. Ma no, non lo era. Non stavolta.

Image and video hosting by TinyPicLe persone che volevano che suonassero Mardy Bum non si sono arrese fino all’ultimo e, prima che concludessero la serata, mi sono unita anche io alla cantoria implorante che la richiedeva disperatamente. C’era anche un cartell(ino)one sul quale era scritto “We Want Mardy BooOom Dio M****e”. Sicuramente Alex non ha afferrato l’esigente bestemmia ma, ad un certo punto, ha sussurrato qualcosa nell’orecchio di Jamie.
E l’hanno suonata.

L’HANNO SUONATA.

Ho perso dieci anni di vita nel pogo, ma con quella canzone ne ho persi altri trenta.
E’ stato solo uno snippet acustico prima che ci salutassero con R U Mine?, ma è stato seriamente incredibile. Il lago si era riempito nuovamente di lacrime e, diamine, è stato inspiegabilmente unico.
Il miglior momento della serata (sì, un altro), è stato quando Alex si è tolto il microfono e si è fermato per sentirci cantare la canzone. Sono cose che capitano una volta nella vita e poi devi passare il resto della tua esistenza a ricordarle.

La canzone di chiusura ci ha riportati nel massacro.Image and video hosting by TinyPic
Ma ormai non importava più a nessuno di cosa stesse accadendo. La gente spingeva, piangeva, cadeva, sputava, rompeva bottiglie, urlava, cantava, si spogliava e saltava. Tutto questo era secondario perché quelli sarebbero stati gli ultimi minuti del nostro viaggio e saremmo anche potuti morire (ok, adesso ho superato il limite della tragedia), ma saremmo morti lì.
Selon moi, pure loro sarebbero stati contenti di morire lì.
Dopo qualche secondo in cui sembrava che stessero per andare via, son ripartiti suonando nuovamente l’ultima parte di R U Mine? e poi il concerto è finito.
Sono rimasti un po’ sul palco per sentire gli acclami perché, giustamente, loro son modesti come sempre e usano un po’ le urla e gli applausi dei fans come ricarica. Il congedo è stato un abbozzato ‘Gruazie muille’ di Alex che, credo, metterò come suoneria dei messaggi.
Ma, alla fine, pure loro sono spariti nel nulla, lasciandosi dietro una scia di sopravvissuti ad un bombardamento, ubriachi e persone consapevoli che il momento migliore della loro vita era appena finito.

Ricapitolando, questa è stata la scaletta:

  1. Do I Wanna Know?
  2. Snap Out Of It?
  3. Arabella
  4. Brianstorm
  5. Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair
  6. Dancing Shoes
  7. Crying Lightning
  8. Knee Socks
  9. My Propeller
  10. I Bet You Look Good On The Dance Floor
  11. Library Pictures
  12. Fireside
  13. No. 1 Party Anthem
  14. She’s Thunderstorms
  15. Why’d You Only Call Me When You’re High?
  16. Fluorescent Adolescent
  17. 505
    Encore:
  18. One For The Road
  19. I Wanna Be Yours
  20. Mardy Bum (Acoustic)
  21. R U Mine?
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COMING SOON.


Concerto che più british non si può: possono fare gli americani quanto pare loro, ma non ci riusciranno mai. Al massimo eccelleranno nell’essere americani di Lucca.
Il concerto è stato a dir poco sensazionale: sono state ripercorse tutte le ere senza spostarci troppo da quella corrente e le emozioni sono state varie quanto lo sono state le canzoni.
Gli Arctic Monkeys live sono assolutissimamente completi, le live sono uguali alle versioni studio e non trovavo una voce talmente determinata dal vivo dai tempi della scoperta di Florence Welch.
Indescrivibili.
Sono stati meglio di quanto mi aspettassi. Anzi, meglio di quello che non mi sarei aspettata.
Non si sono smentiti, sono stati loro stessi e non ci hanno delusi.
Non vedo l’ora di poter assistere ad un loro concerto nuovamente perché, credetemi, ne valgono tutti i lividi e le irritazioni da sudore del mondo.
Devo dire, però, che il momento più soddisfacente è stato quando sono tornata a casa – a differenza dei molti che, per colpa dell’illustre Trenitalia, hanno dovuto fare la notte in stazione – e mi sono fatta una bella doccia calda. La goduria è stata per poco non superiore a quella di sentire l’accento di Turner dal vivo.
Image and video hosting by TinyPicCredo anche che, la soddisfazione, l’abbiano avuta anche loro nel vedere un pubblico così delirante. Se li conosco bene, 5 album e 7 Brits non sono niente in confronto ad 8 mila fans italiani (eccetto qualche straniero nel quale mi sono imbattuta) che impazziscono per le loro canzoni.
Insomma, gli Arctic Monkeys hanno assolutamente passato la prova.
Loro sono promossi gloriosamente.
I fans, invece, bocciati senza via di redenzione, visto che abbiamo generalmente superato la massima soglia del degrado. Perhaps Vampires Is A Bit Strong, but… maiali sì, quello lo sono stati più gli scalmanati che Turner con la giacca pink.

Infine, non importa. Non importa niente, se dei ricordi son tutto ciò che dovrà rimanermi di questa serata – oltre alla maglietta e il poster – è bene che siano dei buoni.
Ricorderò questa serata come quella in cui gli Arctic Monkeys mi hanno regalato un’ora e mezzo di Paradiso.

 

Ci tenevo a ringraziare alcune persone che mi hanno tenuto compagnia durante la giornata, spero di non dimenticare nessuno: Francesca (Yolanda), Valentina, Martina, Ilenia, Francesco, Sabrina, Marianna e Sara.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=ZLD56vbhUnc%5D

 

Ogni riferimento a cose o persone non è stato puramente casuale.

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2 thoughts on “Arctic Monkeys | Live al Pistoia Blues – 17.07.14

  1. La foto del “we want mardy booom dio **” è quella fatta da me, ahah 😀
    Ti ringrazio infinitamente per questo resoconto/recensione che mi ha fatto rivivere uno dei concerti più belli a cui abbia mai assistito. Anche io mi sono letteralmente ammazzata, ma altrettanto emozionata, se ancora ripenso a certi momenti mi vengono i brividi, anche io scriverò presto qualcosina sul mio blog (spero!).

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