Orphan Black/Recap/Telefilm

Recensione | Orphan Black | Stagione 2

Just one, I’m a few, no family too, who am I?

Orphan Black è la miglior serie di questa primavera.

Dopo una leggendaria prima stagione, il “Tatiana Maslany Show” (così viene spesso definita la serie) è tornato più splendido che mai per altri dieci incredibili episodi, andati in onda su BBC America dal 19 aprile al 21 maggio.

Il vostro theserieskiller non poteva perdere quest’occasione e ha deciso di fare una recensione cumulativa di questa seconda stagione.
Ma non indugio ulteriormente e vi lascio con le mie pazze considerazioni.

“There is grandeur in this view of life, with its several powers, having been originally breathed into a few forms or into one; and that, whilst this planet has gone cycling on according to the fixed law of gravity, from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful have been, and are being, evolved.”

Questa stagione è stata una corsa sulle montagne russe.
In un continuo succedersi di inseguimenti, rapimenti, inseminazioni, omicidi, macchinazioni e molto altro ancora, gli autori hanno mostrato la loro bravura creando una trama complessa ma lineare, aggiungendo così nuovi pezzi a quel puzzle che è la trama di questa serie.
S’è cercato anche di dare spazio a tutti i personaggi, dai regular ai recurring, creando trame e sottotrame mai noiose e sempre avvincenti, in grado di dare allo spettatore episodi densi di avvenimenti, così da non interrompere il ritmo frenetico di questa seconda stagione.

Sarah: Look, I need you to keep telling me we can make it.
Felix: We can.

Ma il vero motore della serie è la sequela di interazioni che c’è tra i protagonisti.
Qualunque cosa accada ai personaggi, essi cercano sempre qualcuno con cui potersi relazionare.
Sarah con Cal, Alison con Felix, Cosima con Delphine, Rachel con Paul, Helena con Gracie, Felix con Art, Sarah con Cosima, Alison con Donnie, Paul con Siobhan, Cosima con Scott, Sarah con Helena e così via, perchè se c’è una cosa che rientra nel “modus operandi” di Orphan Black è certamente il fatto che tutti conoscono/incontrano tutti.

Questo dimostra come gli autori cerchino di non lasciare nessuna trama in sospeso e tentino di collegare tutto e tutti affinchè la storia sia veramente efficace e “a prova di bomba”.
E Orphan Black lo è nettamente.
I personaggi sono scritti in maniera egregia e non posso che constatare quanto nessuno di essi sembri una macchietta: ogni clone è diverso dall’altro e ogni altro personaggio ha un tratto che lo distingue dal resto del cast.

“Let the human race recover the right over nature which belongs to it by divine bequest, and let power be given in; the exercise thereof will be governed by sound reason and true religion.

Questa seconda stagione, inoltre, riesce a farci conoscere meglio questi personaggi e tra questi, due in particolare: Siobhan e Rachel.

Siobhan ha un ruolo più attivo, divenendo parte della rete d’intrighi e assumendo un ruolo prominente negli eventi che porteranno ad uno dei momenti clou del finale: il “rapimento” di Helena.
La signora S infatti decide di barattare Helena per la salvezza di Sarah e Kira, nonostante ciò potrebbe solamente portare ulteriori dissapori tra lei e la sua figlia adottiva.
Ma quest’evento non è che il culmine di una serie di azioni che Siobhan mette in atto per proteggere le persone che ama.

Maria Doyle Kennedy riesce ad interpretare perfettamente questo ruolo, aggiungendoci un alone di mistero che ci fa domandare ancora se non sappia altro e abbia ulteriori piani in mente.

Rachel Duncan invece si conferma la Head Bitch in Charge che sembrava nel precedente season finale.
Un personaggio complicato, fragile, sempre al limite tra psicopatia e sanità mentale.
In questa stagione, scopriamo quanto sia legata ai genitori ma quanto non riesca a perdonare il padre per aver finto la sua morte e averla lasciato nelle grinfie di Leekie.
Leekie, povero Leekie.

Lo sguardo di Rachel rende chiaro come per lei la morte dei genitori sia un boccone amaro da dover digerire in quanto l’unico uomo di cui si fidava era responsabile di quell’atroce delitto.
Ma è interessante notare come alla fine abbia scelto di dare una via d’uscita al suo mentore, permettendogli di scappare.

Il contrario di quanto accaduto a suo padre, insomma.
Le scene tra i due sono tra le più belle dell’intera stagione perchè è qui che viene fuori tutta la natura di Rachel.

Gli autori hanno fatto un gran lavoro nel rendere Rachel la cattiva di turno, senza stereotiparla in quanto tale.
La Duncan è una donna che agisce per scopi personali, lavorando per rendere misera la vita delle altre cloni, tentando in qualsiasi modo di ottenere ciò che vuole.

L’esempio più eclatante è la scelta di travestirsi da Sarah per poter rapire lei stessa Kira, così da ottenere ciò che vuole.

Gli eventi del season finale infatti non sono che il culmine di una lotta di potere che si è protratta lungo tutta la stagione e che ben si allinea col percorso fatto dai nostri protagonisti.
“Ipsa scientia potestas est”, così recita il titolo del quinto episodio, riesce a diventare il motto di questa stagione.
Orphan Black parla di come la scienza e il potere siano interconnessi e come essi possano cambiare le sorti del mondo.
In questo caso, queste due componenti hanno cambiato la vita di queste donne e di chi gli è attorno.
Sarah decide di consegnarsi per salvare la vita della figlia.
Alison si ritrova in rehab dopo aver commesso una serie di sbagli che potevano costarle il matrimonio.
Cosima versa in condizioni gravi a causa degli esperimenti commessi per il Progetto Leda.
Helena viene rapita e fecondata da un gruppo di religiosi psicopatici.
Art viene sospeso dal lavoro.
Vic perde un dito.
Donnie commette un omicidio.

Potrei continuare così all’infinito ma preferisco fermarmi con gli esempi per evidenziare ancora una volta come le esistenze di queste persone siano cambiate completamente a causa degli esperimenti commessi per mettere al mondo dei cloni.
Come la volontà di scienziati, politici e militari abbia creato una serie di eventi a catena, eventi che sono fulcro di questa serie eccellente.

“So that the spirit of man is in fact a thing variable and full of perturbation, and governed as it were by chance.”

Una serie che meriterebbe più visibilità data la bravura degli autori e del cast, in primis Tatiana Maslany, la quale è forse una delle attrici più promettenti nel panorama telefilmico odierno.
Ogni clone è diverso a modo suo e lei riesce ad evidenziare ogni piccolo particolare dei loro caratteri o del loro aspetto fisico.

Inoltre, in questa stagione, Tatiana interpreta anche due nuovi ruoli: Jennifer Fitzsimmons e Tony Sawicki.

La prima compare nel terzo episodio nei reperti video che Delphine da a Cosima per avere più notizie sulla malattia che la giovane scienziata ha; il secondo invece è parte integrante degli eventi che compongono l’ottavo episodio ed è un transgender, il primo nella serie, ed è forse l’unico clone che non ho veramente apprezzato.
Ciò non toglie che nella pluralità dei ruoli che Tatiana ha intepretato, c’è sempre quella bravura che la contraddistingue e che da a questa serie quel tocco in più

Per non parlare dei truccatori che hanno fatto un lavoro così superbo da rendere evidente come quelli degli Emmy abbiano fatto un grave errore a non nominare nessuno del cast o della crew nelle varie categorie specifiche.

In conclusione, vi lascio con i miei tre episodi preferiti della stagione e con alcune note sparse:

Number 3: “By Means Which Have Never Yet Been Tried”

Di livello leggermente inferiore al season finale della prima stagione, quest’episodio riesce a chiudere un capitolo e, contemporaneamente, ad aprirne un altro.
Il Progetto CASTOR infatti si propone come uno degli aspetti più attrattivi che ci attende nella prossima annata e sono interessato nel vedere come si evolverà questa faccenda.
Un altro elemento che rende positiva la mia impressione su quest’episodio è la scelta di fare un “clone dance party”, una scena che ho particolarmente amato perchè vede tutti i cloni assieme e questa è una cosa che adoro.
Last but not least, Cosima è ancora viva e ha trovato le formule di Duncan! YAY!

Number 2: “Things Which Have Never Yet Been Done”

Orphan Black sforna sempre il meglio per i penultimi episodi.
Se l’anno scorso gli autori ci misero la miracolosa guarigione di Kira e l’intervention di Alison a casa sua, quest’anno assistiamo alla promozione di Delphine, il rapimento di Kira da parte di Rachel e il super divertente menage familiare tra Donnie e Alison.

Number 1: “Governed As It Were By Chance”

L’episodio in cui Tatiana Maslany ci ha veramente mostrato quanto sia brava come attrice.
L’episodio in cui anche la signora S si da da fare con un losco figuro.
L’episodio in cui Helena e Sarah condividono la loro prima scena “semi” tenera della stagione.

Un capolavoro di tensione e suspense.

MENZIONE SPECIALE:

1) Le scene tra Helena e Sarah nella 2×05:

2) Cosima e Delphine strafatte che si dicono “Ti Amo” nella 2×08:

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E con questa ultima menzione speciale chiudo questa stramba recensione che spero abbiate gradito! 🙂

Ringraziamo: Orphan Black Italia

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