Telefilm/The Leftovers

Recensione | The Leftovers 1×01 “Pilot”

Se devo essere sincero, non so cosa precisamente mi abbia portato a recensire questa serie.
Forse sarà stato lo scoprire il nome di Damon Lindelof tra i creatori o quello di Amy Brenneman (che io adoro dai tempi del Giudice Amy) tra gli attori.
Ma qualunque sia stato il perchè, ora non ha più importanza perchè sono qui a recensirla e a raccomandarvela.
Perchè?
Perchè è il miglior pilot di quest’estate.

“Egli rimane in questo mondo assurdo, ne accusa il carattere caduco, cerca la propria via fra queste macerie”.

Prima di analizzare i personaggi, vorrei scrivere in poche righe di cosa parla questa serie: tutto parte da un rapture (il cui corrispettivo in italiano viene detto Rapimento ed è perfino descritto nella Bibbia) che ha fatto sparire il due percento della popolazione mondiale.
“The Leftovers”, però, narra solamente le vicende di una piccola cittadina, Mapleton, e in particolare, di chi è rimasto.
I sopravvissuti.
Ma come si può sopravvivere ad un evento del genere?

Una madre che non trova più il proprio bambino e un figlio che urla perchè non sa più dove sia finito suo padre.
Cosa c’è di più eloquente per poter mostrare come a queste persone siano stati strappati i propri cari?
Per questa ragione, la prima scena, seppur un po’ prevedibile, riesce a mostrare adeguatamente lo spaesamento che i cittadini di Mapleton hanno avuto quel 14 ottobre.

La narrazione poi si sposta a tre anni dopo.
Un uomo che corre e, in sottofondo, una voce che ci dice la percentuale di persone scomparse in ogni nazione del mondo.
Un cane.
E appena l’uomo si avvicina, la povera bestiolina viene sparata da una misteriosa figura, che si dilegua velocemente, prima che il jogger possa fare qualcosa.

Ben presto, scopriamo che l’uomo che corre è il protagonista, Kevin Garvey, capo della polizia e padre di famiglia.
Kevin ha un figlio e una figlia ma il rapporto con essi è difficile.
Gli autori cercano di non calcare la mano e non permettono che lo stereotipo del padre single e duro faccia capolino nella loro serie.
Kevin vorrebbe che il figlio rispondesse alle sue chiamate e che la figlia non si cacci nei guai.
Non utilizza la sua posizione per incutere terrore e pretendere rispetto, anzi, a tavola lascia pure che sua figlia dica pure un epiteto volgare per commentare il polpettone che ha cucinato.
Si vede che vuole bene ai suoi figli ma ad essere più palese è il fatto che sono loro che non dimostrano affetto nei confronti del genitore.
Jill cerca di ribellarsi e vorrebbe essere una teenager normale, senza che il Rapimento avesse condizionato la sua vita.
Tom, invece, si trova lontano da casa, sotto il tetto di una sorta di guru, un personaggio che incute abbastanza angoscia e paura.

La scena finale dei due è quella che meglio rappresenta i loro sentimenti proprio perchè è come se li cogliessimo nell’unico momento in cui sono soli e possono mostrarsi per quello che sono: due ragazzi spaventati e senza una guida precisa.

Poi c’è Laurie.

Laurie fa parte dei “Guilty Remnant”, una setta che rimane muta, si veste di bianco, fuma spesso e il cui obiettivo è ricordare a tutti ciò che è successo, impedendo quindi il ripristino dello status quo.
Nonostante non parli mai, negli occhi di questo personaggio si avverte una vasta gamma di sentimenti, in primis dolore ma anche voglia di riappropriarsi del proprio destino.
“I want to go”.

Questa serie si permette di trasmettere qualcosa di profondo a livello di dialoghi ma soprattutto a livello di immagini.
Vedere come i GR comunicano è qualcosa di alieno a quello che facciamo noi normalmente e per questo ha un notevole impatto sullo spettatore.
Vedere che negli album fotografici non ci sono fotografie e che nella casa non ci sono specchi, ci lascia disorientati.

Ma è l’interezza dell’episodio che lascia veramente disorientato lo spettatore.
I personaggi sono così complessi che è difficile scoprire la loro natura al primo colpo.
Prendiamo ad esempio Meg.

Questa donna (interpretata da Liv Tyler) passa dall’essere in procinto di sposarsi all’entrare a far parte dei GR.
Non credo che ci si debba chiedere il perchè di questa scelta ma il “perchè ora”.
E’ realmente possibile che vedere Laurie e Patti seguirla, le abbia fatto nascere dentro di sè un dubbio amletico?
Secondo me è più probabile che sia stata una scelta maturata nel tempo ma mai veramente messa in pratica per paura, proprio per farci capire come possa essere difficile lo scegliere di diventare una GR.

E gli altri personaggi?
Ci sono i gemelli Frost che fanno da comic relief e stemperano il tono altamente drammatico dell’episodio.


Poi c’è Matt, interpretato da Nine Christopher Eccleston, reverendo di Mapleton, che compare solo in una scena in cui esorta i compaesani a non credere al Rapimento divino:

E poi c’è Nora.
Le sue parole durante la cerimonia mi hanno messo i brividi.
Il suo raccontare come la sua vita fosse felice attraverso il ricordo di alcuni momenti apparentemente ordinari è stato forse il momento più toccante dell’episodio perchè ha sottolineato come il rapture abbia segnato un prima e un dopo e come quest’evento abbia completamente distrutto le vite di questa gente.
Probabilmente nessuno tornerà come prima.
“The Leftovers” racconta le vite (spezzate) di chi è rimasto. I sopravvissuti, avevo scritto.
Ma qui nessuno è sopravvissuto.
Tutti sono morti dentro.

“Non lasciarmi, Drusilla. Ho paura. Ho paura dell’immensa solitudine dei mostri. Non andartene”.

Nell’opera “Caligola” di Albert Camus, Caligola “diventa mortale” a causa della morte dell’amata sorella/amante Drusilla e, incapace di elaborare il lutto, lo porta a divenire un imperatore sanguinario al limite della follia.

In “The Leftovers”, i protagonisti cercano di mantenere il controllo dopo ciò che è accaduto ai loro cari ma la verità è che più essi tentano di normalizzare la propria vita, più essa sembra crollargli addosso.
La scena in cui Kevin va dai GR per “parlare” con Laurie mostra la vera indole di quest’uomo: un individuo che vuole la sua donna indietro, un individuo che vorrebbe che la sua vita tornasse come prima ma che ormai sa che quello che sta facendo è inutile.

L’impossibilità di ricomporre la propria famiglia.
L’impossibilità di ritornare alla normalità.
L’impossibilità di essere felici completamente.

Questo è ciò di cui “The Leftovers” tratta e per questa ragione lo promuovo.
Un telefilm come questo, infatti, riesce a catturarmi (nonostante la lunghezza abnorme del pilot, 72 minuti, che dal prossimo episodio saranno circa 54) proprio perchè è interessante vedere come gli autori abbiano deciso di trasformare l’ononimo best-seller in un’opera serializzata, non perdendo però i caratteri tipici del romanzo da cui hanno preso l’idea.

Tutti gli attori sembrano essere molto bravi e non vedo l’ora di scoprire qualcosa in più di questi personaggi per poter capire meglio la loro psiche e la loro mentalità.

NOTE SPARSE

  • Deer Hannibal: anche in questo telefilm il protagonista entra in contatto con un cervo. Che tutti gli autori di serie tv abbiano seguito lo stesso corso di zoologia?
  • Camus, questo sconosciuto: le citazioni che ho utilizzato sono tratte da opere di Albert Camus, la cui opera “L’étranger” compare anche nell’episodio.
  • What the Ella!: l’amica di Jill, Aimee, è interpretata da Emily Meade, la quale interpretò Ella Dunham nel finale della terza stagione di “Fringe”.
  • No Pun Intended: Uno dei creatori, Damon Lindelof, ha spiegato che non cercherà di dare una risposta al Rapimento e quindi alla scomparsa del 2% della popolazione. Che questa scena sia stato un modo di ri-chiarificarlo?

L’episodio quindi si merita un bel 7 di incoraggiamento, che è di buon auspicio per le restanti puntate!

Ecco a voi il promo della 1×02:

Vi auguro una buona giornata e una grande estate telefilmica!

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