Bates Motel/Telefilm

Recensione | Bates Motel 2×10 “season finale”

Scrivere la recensione di un finale di stagione non è mai semplice: troppe emozioni, troppi sentimenti, troppi colpi di scena che ti lasciano senza fiato. Ma questa è la peculiarità delle seasons finale, no? Lasciarci in sospeso, tenerci sulle spine e con il pensiero rivolto a cosa accadrà nella prossima serie. Resta il dubbio, l’aspettativa, la curiosità e, nel caso di Bates Motel, anche l’inquietudine e l’angoscia. Bates Motel è una serie televisiva che si pone come una ripresa molto ben fatta dei personaggi del bellissimo e splendido (a mio parere) capolavoro del famoso regista Alfred Hitchcock; il film in questione si intitola Psycho e se non lo avete mai visto vi consiglio caldamente di farlo. Non solo troverete moltissimi riferimenti geniali presenti nella serie tv, ma riuscirete a coglierne meglio il significato intrinseco, entrerete alla perfezione nella psicologia insana e complicata dei personaggi, senza contare il fatto che apprezzerete molto di più i rimandi, i richiami e gli omaggi a questo bellissimo film del 1960 candidato a ben quattro premi Oscar. Scusate la premessa ‘cinematografica’, ma da buona appassionata di cinema non potevo non darvi alcune preziose informazioni. Chi è Norman Bates? Un personaggio con gravi disturbi della personalità ispirato alla figura di Ed Gein che tra il 1947 e il 1957 uccise alcune persone e utilizzò i resti delle vittime per decorare la sua abitazione. Fu interpretato magistralmente in Psycho dall’attore Anthony Perkins (come dimenticare il suo sguardo diretto alla telecamera sul finale del film?), ma il giovane Freddie Highmore (Norman Bates nella serie tv in questione ‘Bates Motel’) non è decisamente da meno. Il finale di stagione di Bates Motel non è come gli altri: non accadono eventi di impatto prettamente visivo che possono sconvolgerci; questo finale di stagione assomiglia più ad un serpente velenoso che striscia silenziosamente verso lo spettatore, si insinua nella sua mente, lo confonde e, prima che riesca a rendersene conto, riesce ad infondergli quella sensazione di ignoto pericolo. Dobbiamo avere paura? Dobbiamo temere il peggio? Cos’è che non riusciamo a capire? Semplice: la mente di Norman Bates è così contorta, distorta e raffinata: impossibile tenere sotto controllo qualcosa del genere. Come disse Albus Silente:

E’ l’ignoto che temiamo, quando guardiamo la morte e il buio, nient’altro.’

True story, dico bene?

L’episodio 2.10 di Bates Motel comincia con le ripetute richieste di aiuto da parte di Norman; ormai non ha nemmeno più la forza di urlare, lentamente si abbandona a se stesso. Era stato rinchiuso sotto terra da Nick Ford, una delle personalità più articolate della cittadina invischiato in tantissime questioni poco pulite, il quale era rimasto ucciso in casa sua dopo uno scontro con Dylan (quanto amo Dylan ragazzi!). E il nostro biondino spunta fuori dalla campagna spaventato, confuso, terrorizzato da ciò che è successo: ha appena fatto fuori una delle figure cardine e questo potrebbe procurargli molti nemici. Ma chi incontra proprio sul ciglio della strada? Lui. Il paladino della giustizia, quello che sa tutto di tutti e che gestisce le cose in città con una certa maestria devo dire; signori e signore ecco a voi l’agente Romero. Al che lo spettatore può pensare: ‘sgamato Dylan immediatamente!’ Ma senza preoccuparsi proprio di nulla a causa dello shock probabilmente il biondo sputa fuori il rospo subito:

Nick Ford è morto. L’ho appena ucciso. Ha Norman, ma non so dove.

La faccia di Romero era da Oscar, in quel momento stava pensando sicuramente: ‘perché proprio a me?’ Ma lui sa come risolvere le situazioni spinose perciò si carica Dylan in macchina, gli intima di seguire i SUOI ordini e parte così la spedizione ‘Save Norman Bates‘ che se non ci fosse stata ci avrebbe risparmiato molte vittime, invece no! Salviamo il ragazzino psicopatico perché è giusto così. Sospetto che Romero un po’ lo abbia fatto per via della palese cotta che ha per Norma (e chi non ha una cotta per lei poi??). La scena del salvataggio del povero Norman è stata forse una delle più belle: Dylan urla il suo nome in quella maniera assolutamente straziante e suo fratello, con le poche forze che gli rimangono, risponde alle sue continue chiamate. Finalmente lo tirano fuori da sotto terra quasi morente e delirante e il biondo se lo abbraccia come mai ha fatto in vita sua. Dylan-sono-un-duro-orsacchiotto (l’ho già detto che lo amo?). E qui parte l’inquietante sigla. Entra in scena Norma, of course, letteralmente in panico per ciò che è accaduto a suo figlio, colui che ama più della sua stessa vita. Lo raggiunge in ospedale e vicino al suo letto trova Dylan (mi parte il fangirling pesante) che le confessa di essere stato lui (insieme a Romero) ad aver trovato e salvato suo fratello, e Norma si lascia andare a quella che sembra quasi una dichiarazione d’amore perché Norma Bates mette l’anima in tutto ciò che dice e che fa: ‘ti  voglio bene, Dylan. Tantissimo, davvero.’ Dylan-occhi-da-cucciolo fa ancora una volta l’uomo figo e va a cercare un dottore lasciando soli Norma e Norman. Lei, palesemente sollevata di avere di nuovo suo figlio prediletto sotto la sua impenetrabile protezione, cerca di rassicurarlo in tutti i modi con le lacrime che fatica a trattenere:

I’m so sorry you had to go through this.

 Ma lui non ha tempo per le coccole della mamma, lui sotto terra ha avuto una grossa rivelazione (alla buon’ora!): ha finalmente realizzato di aver ucciso Blair Watson. Ma Norma non può accettare una cosa del genere e oltre al fatto di voler tutelare Norman, io credo sia proprio un atteggiamento di auto-conservazione il suo; se ammettesse il vero problema di suo figlio cadrebbe tutto in pezzi, tutta la sua intera vita, anche se in realtà dentro di lei niente si potrà mai più ricostruire. E’ già in frantumi, la sua è solo una facciata molto ben costruita. Quella che Norman crede essere la realtà dei fatti sono solo SOGNI. Norma lo ripete continuamente e forse lo ripete più a se stessa che a suo figlio. E’ disturbata tanto quanto lui.

L’allegra famiglia fa ritorno a casa e trovano ad attenderli un altro piccolissimo problema: Emma. Da compagna di scuola, ad amica di Norman, a collaboratrice al Motel e adesso? Adesso la poverina vuole entrare a far parte della famiglia, cosa che Norma non permetterà mai; non l’ha ancora capito? Quello che c’è tra Norma e Norman è qualcosa di esclusivo e nessuno potrà mai entrare nel loro mondo per quanto loro si rendano comunque disponibili, ma è impossibile. La scena cambia e vediamo la nostra bella Vera Farmiga (Norma Bates) al supermercato intenta a comprare un sacco di cose buone per la cena di ‘bentornato a casa dopo essere stato rapito Norman!‘, ma sfortunatamente là incontra la sua (ormai ex) amica Christine che ce l’ha a morte con lei (giustamente?) per aver trattato il fratello a pesci in faccia. Norma spera in un perdono, prova anche a scusarsi, ma la signora non vuole sentire ragioni anzi. Le sputa in faccia la triste verità:

Tu sei un disastro.

Oh… Lo sa. Norma sa di esserlo.

Ma poi arriva il momento di una delle scene cardine di questa season finale: la cena di famiglia. Personalmente ho avuto la pelle d’oca per la recitazione mostruosa di Freddie e Vera, sono due attori eccezionali di indiscutibile talento. Con un dialogo hanno mostrato il malsano rapporto morboso tra Norman e Norma. L’ingenuo ragazzo tira fuori nuovamente l’argomento sull’omicidio di Blair Watson, ma sua madre non vuole proprio accettare una cosa simile e devia il discorso sul fatto che si okay, Norman ha fatto sesso con un’insegnante (complimenti! haha) ma questo non significa che l’abbia uccisa. Momento di silenzio… Il panico si diffonde.

Norma e Norman si guardano e quando Freddie fa quello sguardo significa che sta per esplodere e infatti… Confessa ancora una volta di aver compiuto l’omicidio, insiste, cerca di far realizzare a sua madre ciò che lui ha realizzato mentre stava sotto terra. E qui Vera Farmiga mi ha fatto paura, sul serio, paura per la sua bravura esagerata:

Non dirlo.

Mormora in tono apparentemente calmo, come se ancora potesse controllare la situazione, ma quando Norman tenta ancora una volta di spiegare che i suoi non sono stati solo sogni, Norma perde del tutto la pazienza. Vera Farmiga lascia trasparire ogni singola emozione del suo personaggio: il respiro che si fa più veloce, il cuore che prende a martellare, gli occhi che diventano lucidi ed infine la sgridata colossale:

NORMAN, SMETTILA. SMETTILA SUBITO, BASTA!

Ha aperto un mondo con la sua reazione e se ne accorge esattamente l’istante successivo quando tenta di riportare la cena alla normalità, ma ormai è troppo tardi. Il problema è che in quel momento non si è spalancata una porta, ma un vero e proprio portone. Ancora una volta da brividi la scena di Norma che resta sveglia tutta la notte sulla sedia a dondolo a vegliare su suo figlio. Vera Farmiga sa esprimere un universo con un solo sguardo o con un gesto. Ci rendiamo in questo momento conto che Norman, dopo la reazione un tantino esagerata di sua madre alla cena, inizia a pensare che davvero qualcosa non vada in lui e così stila una lista di cose da sistemare prima di togliersi (si suppone) la vita. La prima cosa da sistemare è Emma: quando lui non ci sarà più probabilmente Norma avrà bisogno di sostegno e aiuto con il Motel e così convince l’ignara ragazza a non licenziarsi, ma a stare vicina alla sua famiglia. Come la convince? Con i suoi abili discorsi di psicologia inversa ovviamente: le rivela il segreto ‘meno scottante’ per farla sentire parte di qualcosa, ma così non è. La seconda cosa da sistemare (roba importante attenzione!) sono i suoi adorati animali impagliati, che orrore. Intanto Romero, la sorella di Zane e Dylan organizzano una bella trappola (prevedibile al massimo) per il fuorilegge; vogliono attirarlo fuori dal suo nascondiglio e poi si deciderà il da farsi. Nel frattempo Norman continua a spuntare la sua lista ed è la volta di sua madre: una seratina insieme, un balletto, un paio di moine da psycho killer, cosa che gli riesce molto bene, e il gioco è fatto. Mi domando come Norma non si sia accorta di tutta questa improvvisa gentilezza e spensieratezza, e mentre ballano stretti stretti come due piccioncini, Norman (che sa usare bene le parole mannaggia a lui) sgancia la bomba: ‘sei tutto il mio mondo. TI AMO più della mia stessa vita.’ e sbeng, inquadratura sul gufo impagliato appeso in salotto, metafora della morte. Geniale. Cambio di scena. Dylan, Romero e Jodi tendono un agguato al povero (?) Zane che rimane ucciso nello scontro insieme a sua sorella; Dylan già in paranoia, ma Romero al solito si inventa una delle sue storielle per insabbiare il tutto e far andare le cose come dice lui. Insomma come sempre se la canta e se la suona da solo e chiede ‘gentilmente’ a Dylan di prendere il comando di tutti gli affari sporchi in città. In realtà non era una richiesta, ma un ordine. Dettagli! Ma eccola finalmente, un’altra delle mie scene preferite (Dylan feelings!): Norma in preda al panico si incontra con il figlio meno favorito clandestinamente. Non sa cosa fare, non sa come risolvere la situazione; Romero vuole che Norman faccia a tutti i costi il test della verità, ma è naturale che non lo passerà mai perché LUI ha ucciso Blair Watson e Norma lo sa, anche se continua a convincersi che suo figlio nemmeno si renda conto di ciò che fa durante i suoi numerosi blackout. Così confessa a Dylan di aver comprato dei biglietti aerei per scappare via… Ha comprato TRE biglietti, non due soltanto. Ce n’è uno anche per Dylan, e chi se lo aspettava? Lui in primis no di certo!

Mi hai comprato un biglietto?

La rivelazione più assurda di tutta la season finale! HAHA E poi però… Norma che cerca di scusarsi per tutto quanto, per lo stupro che ha subìto da suo fratello dal quale poi è nato lui. Il suo discorso mi ha toccato l’anima:

Non sapevo cosa stessi facendo. Ma per quanto orribile sia stato, non lo cambierei per nulla al mondo. Perché ora sei qui e sei bellissimo ed è un miracolo che una persona così sia nata da tutto ciò. E non rinuncerei a te per niente al mondo.

E L’ABBRACCIO FORTISSIMO. Stavo piangendo come se non ci fosse un domani. Dylan si dimostra di una maturità estrema: riesce a convincere sua madre a sottoporre Norman al test perché se davvero suo fratello ha un problema (ma dai??) allora bisogna aiutarlo sul serio e smetterla di ficcare la testa sotto la sabbia. Così Norma un po’ rincuorata torna a casa, ma non trova il dolce Norman ad aspettarla, solo un biglietto di addio e un uccellino impagliato che Norman (così premuroso! Brr, non sei inquietante per niente!) ha confezionato solo ed esclusivamente per lei. Si rende conto di ciò che realmente sta accadendo e corre nel bosco a cercare suo figlio; lo trova esasperato, distrutto, con una pistola in mano e le intenzioni fin troppo chiare. Scena da manuale, epica. Altra piccola gemma preziosa di questa puntata finale. La rivelazione sulla morte del padre di Norman: è stato lui ad ucciderlo, ma (come precisa sua madre) è stato solo per difenderla perché lui la picchiava. Quindi forse in un certo senso si può giustificare il suo primo omicidio? Norma Bates perde tutto il suo maniacale controllo e abbassa letteralmente le difese; si avvicina davvero in maniera maniacalmente e morbosamente intima al proprio figlio, fronte contro fronte, respiro su respiro, anima contro anima.

Sei sempre stato qui per proteggermi.

Norman, forse in un leggero momento di lucidità, fa la domanda che forse doveva porsi da tutta una vita:

Come puoi chiedermi di vivere così?

La risposta di Norma è molto semplice:

Perché morirei se te ne andassi. Morirò. Morirò, Norman. Siamo una sola persona. Se ti uccidi, io ti seguirò. Dobbiamo stare insieme, siamo fatti per stare insieme. A qualsiasi costo… Io starò sempre con te. Sarò sempre al tuo fianco. E affronteremo tutto insieme. Per favore.

E qui è racchiusa tutta l’essenza e la bellezza del film Psycho dal quale è tratta questa serie tv: per chi come me ha visto il film è stato letteralmente spettacolare ascoltare le parole di Norma così cariche di significato, amore, passione, tormento, insanità mentale. E il bacio incestuoso finale. SBEM. C’è chi ha criticato questa scelta, c’è chi non ha accettato il fatto che Norma abbia baciato sulle labbra il suo stesso figlio, ma per chi come me ha avuto la fortuna di vedere il film è stato come vedere il compimento di tutta la malata psicologia dei due personaggi. Spettacolare. E arriviamo alla conclusione dell’episodio: una bella colazione nutriente e poi via alla centrale di polizia per sostenere il test della verità.

I love you. It’s going to be okay.

E lo credo bene; Norma è riuscita ad entrare talmente tanto nella testa di Norman, a creare questo rapporto di simbiosi totale, tanto da indurlo a non controllare nemmeno più la sua mente. Norman costruisce una sua verità, una sua personale realtà e il successo, il suo superare così brillantemente il test della verità, è dettato dal fatto che lui non sta mentendo. Oh no. Lui crede fermamente a ciò che dice: quando pronuncia quel NO forte alla domanda ‘hai ucciso Blair Watson?’ lui ne è fermamente convinto. Grazie a sua madre che, mantenendo la promessa, è sempre là accanto a lui; anche se non è sul serio presente fisicamente, è sempre nella sua testa, costante. E così Norman formula il pensiero di dover semplicemente mantenere un segreto, nulla di più: sua madre ha ucciso la sua insegnante. Il suo NO è davvero sincero. Ma la parte più bella di questa puntata sono proprio gli istanti finali: sapete perché vi ho voluto fare un’introduzione cinematografica all’inizio di questa mia recensione? Perché se non avete visto Psycho non apprezzerete e non godrete fino in fondo dell’ultima scena di Bates Motel 2.10. Gli autori sono stati dannatamente meravigliosi a ricreare la stessa identica scena del film e Freddie Highmore ha dato prova di essere un attore di indiscutibile talento. Lui e Anthony Perkins, quello sguardo puntato dritto sulla telecamera, la stessa persona. Gli stessi occhi folli, la stessa sensazione, la stessa emozione. Avevo i brividi. E così si conclude la seconda stagione di Bates Motel. Io mi sono occupata solo della recensione di questa season finale, ma sarò molto felice se l’anno prossimo vorrete seguire insieme a me la terza serie che è stata quasi sicuramente confermata. E’ interessante scoprire come lavora la mente umana, quanto può essere imprevedibile e affascinante, e il personaggio di Norman Bates è lo specchio di questa realtà. Dopotutto, per citare Psycho:

We all go a little mad sometimes. Haven’t you?

Ci vediamo l’anno prossimo ragazzi. 🙂

Ringraziamo: Bates Motel Italia | TelefilmSeries.Com | Diario di una fangirl. | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | • Telefilm Dependence • | Serie Tv e film time

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