Fargo/Telefilm

Recensione | Fargo 1×01 “The Crocodile’s Dilemma”

THIS IS A TRUE STORY.

Il sole sta scendendo lentamente e il colore del cielo è un misto di innumerevoli colori di sfumature, un’arietta fresca giunge alle mie guance come una delicata brezza estiva.

Se ve lo state chiedendo, non mi sono fumato nulla e non ho nemmeno bevuto.

Sono in treno e sto passando il tempo scrivendo questa recensione guardando ogni tanto il paesaggio che vi ho descritto qualche rigo fa.

Il ragazzo che ho alla mia destra mi lancia occhiate bizzarre come se io fossi un pazzo visionario che scrive racconti da quattro soldi su Word, approfittando della connessione Wi-Fi offerta dalla compagnia ferroviaria.

Ma non mi lascio scoraggiare perchè sono così intento a guardare Fargo e a recensirlo contemporaneamente che posso dirvi con tutta sincerità che sono sempre più convinto che averla scelta come serie da recensire è stata una vera fortuna.

Innanzitutto perchè mi ritengo un fan dei Fratelli Coen ma prima che voi possiate chiedermi cosa io ne abbia pensato di film loro come “Il Grande Lebowski” o “Non è un paese per vecchi”, vi fermo.

Mi scuso per il francesismo ma io dei Fratelli Coen non ho visto una beata minchia.

Ho letto molto su di loro e sono follemente innamorato delle trame dei loro film e di questi amo anche i trailer perchè mi caricano di così tanto hype che se solo ci penso un altro po’ potrei decidere di farmi la tratta avanti e indietro solo per vedermi tutte i loro capolavori finchè quelli di Italo non si accorgerebbero che sono un clandestino.

Ma forse la vera ragione che mi ha dato l’input a recensirla è la scelta del cast perchè in esso figurano interpreti straordinari come Martin Freeman (Sherlock, Lo Hobbit), Kate Walsh (Private Practice, Noi Siamo Infinito), Colin Hanks (Roswell, Orange County), Bob Odenkirk (Breaking Bad), Oliver Platt (The Big C, Schegge di April) e Billy Bob Thornton (L’Uomo Che Non C’era, Babbo Bastardo)

Proprio Thornton recitò nel film del 1996 che dà il nome a questo telefilm: infatti la serie s’ispira ai fatti accaduti in quella pellicola e ai suoi toni tendenti all’umorismo nero che incontra un genere più drammatico.

Fargo (2014) Screencap

Il vero protagonista assoluto di questa versione cinematografica è il sopracitato Martin Freeman che qui interpreta John Watson Lester Nygaard, un personaggio che sarebbe potuto essere benissimo uscire dalla fantasia di Italo Svevo.

Nothing happens to me.

Inetto dalla testa ai piedi, Lester purtroppo è un uomo che non si fa rispettare, una sorta di figura che vive la sua vita come se fosse una routine che pian piano lo logora.
Come molti avranno intuito, la frase che ho preso viene dal Pilot di Sherlock e l’ho scelta proprio perchè il personaggio di Lester ricorda un po’ quello di John ma più nella loro psicologia interna che nelle scelte di vita.
John infatti accetta il rischio, è più impulsivo e anche più irascibile.
Lester invece non sa nemmeno come difendersi e anche la moglie stenta a riconoscerlo come un uomo, nel senso stretto del termine.
Il fatto è che i due condividono però quel male interiore che impedisce loro di vivere la propria esistenza in maniera più serena; secondo la loro stessa opinione, nulla accade loro, non c’è via d’uscita. O almeno, è così che sembra.

Se John riusciva a trovare la luce dal suo tunnel nella sua amicizia con Sherlock, noi conosciamo Lester proprio nel giorno in cui alcuni eventi riusciranno a spezzare questa sua monotonia.

Infatti, complice un “malinteso” (anche la maniera in cui definisce lo scontro ci rivela molto della sua personalità) con il bullo del suo liceo, egli conosce una figura misteriosa, tale Lorne Malvo, con il quale parla di ciò che gli è appena accaduto.

Purtroppo il caro Lester ignora che Malvo sia un sicario su commissione e quando quest’ultimo gli offre di ammazzare il suo ex compagno di scuola, lui rimane sconvolto.
E nonostante non accetti nè rifiuti, è chiaro che in Lester sia cambiato qualcosa.

Proprio l’evoluzione (o l’involuzione?) del personaggio di Lester è la cosa che mi ha colpito di più, la maniera in cui un evento gli abbia sconvolto la vita e dato il coraggio di fare qualcosa che mai avrebbe creduto di poter fare.

Your problem is you spent your whole life thinking there are rules. There aren’t. We used to be gorillas. All we had was what we could take and defend.

Lorne Malvo gli ha donato la forza di riprendere in mano la sua vita e di sentirsi uomo, anche quando nessuno più ci avrebbe scommesso nemmeno qualche centesimo.
La moglie era così insopportabile che se non fosse morta in quest’episodio avrei cominciato ad urlare in aramaico proprio perchè è un personaggio così antipatico che è facile comprendere per quali ragioni Lester sia arrivato a tanto, anche se secondo la mia opinione è proprio questo che gli autori volevano: farci parteggiare per Lester, come se solo in questa maniera noi potessimo arrivare ad accettare l’atto folle che egli commette. Lo si capisce da come nella scena dell’omicidio si passa dalla faccia sgomenta della moglie dopo essere stata martellata in testa al raptus di violenza in cui il marito continua a chiederle scusa mentre continua a fracassarle il cranio.
Ma il vero problema è che noi parteggiamo per lui perchè in questa cittadina tutti i personaggi si comportano in maniera talmente odiosa e fastidiosa che è facile sperare che essi finiscano sotto terra prima della fine del prossimo episodio.
Partendo da Sam Hess e i figli, la puntata è una carrellata infinita di personaggi che giudicano, che si sentono grandi quando invece sono piccoli, minuscoli esserini incapaci di fare la cosa giusta.
Hess tradiva la moglie e conduceva affari illeciti, i figli sono due decelebrati, il vice sceriffo Bill è un incapace e dulcis in fundo, il fratello di Lester: ma con quale faccia tosta si permette di dire al fratello che quando i suoi colleghi glielo chiedono, lui preferisce dire che l’unico fratello che ha è morto?
Si crede superiore ma è palese che non lo sia perchè innanzitutto ha bisogno di dimostrare le sue vittorie come se ciò gli rinforzasse l’ego e in seguito perchè la sua vita sembra perfetta ma a me sembra che sia una facciata, come se servisse per “tappare le crepe” della sua esistenza, ad esempio il probabile disturbo autistico del figlio.

Ora però ciò che credo debba essere il compito di questa serie è soprattutto mostrare Lester e di come la sua vita cambierà, facendoci capire dove la morte della moglie e dello sceriffo lo porteranno: alla rovina o a una completa riscoperta di se stesso?

A proposito dello sceriffo, me lo sentivo che sarebbe morto ma nonostante ciò ho sperato che non avessi ragione, un po’ per la moglie incinta, un po’ perchè avrei voluto conoscerlo meglio.
Mi consola almeno il fatto che se non fosse stato ucciso, non avrei potuto assistere alla scena migliore dell’episodio, quella tra il vice sceriffo Molly e la moglie, un momento veramente intenso e che anche senza nemmeno una parola, ha saputo darmi lo stesso la pelle d’oca per il pathos.

Il bene e il male non esistono, ma solo le necessità, e si vive secondo le proprie esigenze.

(“Il posto delle fragole” – Ingmar Bergman, 1957)

E mentre cercavo una frase per concludere questa recensione, ho trovato questa e mi sono chiesto quindi quali siano adesso le necessità e le esigenze dei nostri protagonisti?

Molly cercherà di fare giustizia e di scoprire chi ha ammazzato il suo capo?
Lester si pentirà di ciò che è successo?
Lorne continuerà ad uccidere su commissione?
Gus Grimly indagherà sul personaggio misterioso che gli ha consigliato di non mettersi in affari più grossi di lui?
La moglie di Hess cosa farà ora che è una vedova con due figli a carico?

La bellezza di questo show consiste proprio nell’aver creato un insieme di personaggi così diversi da loro che non si rischia una sovrapposizione di storylines noiose ma un gruppo coeso di trame unite da un fil rouge.

Le musiche, le riprese e i dialoghi si completano a vicenda e i circa settanta minuti scorrono veloci proprio perchè gli autori sono riusciti a creare un meccanismo ad incastro in cui tutto viene unito perfettamente e dove le storie dei protagonisti e dei personaggi secondari non stanca mai.

A quest’episodio darei un pieno proprio perchè le potenzialità ci sono tutte e le aspettative che avevo riposto sono state tutte ben ripagate.
Non so ancora se recensirò il secondo episodio insieme al terzo o se saranno suddivisi in due recensioni diverse ma mi auguro comunque che abbiate gradito l’excursus che ho fatto per analizzare quest’episodio pilota di Fargo.

Ed ecco a voi anche il promo della 1×02:

Ringraziamo: British actors do it better | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita | TelefilmSeries.Com | Diario di una fangirl. | Addison Forbes Montgomery Italia | Addison Montgomery as Kate Walsh | Sherlock (BBC) Italia | Jam Kittens & Rage Italia – About Martin Freeman | The Awesome Martin Freeman

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