Glee/Telefilm

Recensione | Glee 5×17 “Opening Night”

Salve a tutti voi, cari gleeks, e bentrovati con il nostro appuntamento settimanale!

Non so chi di voi l’abbia pensata come me sin dall’inizio di questa stagione, ma io fremevo per questa puntata. Anzi, per spiegarmi meglio, non per questa puntata, ma per l’intera vicenda: il grande debutto di Rachel Berry che abbiamo seguito dalla prima stagione nel suo intramontabile sogno di diventare una star di Broadway… okay, a volta è stata insopportabile e intrattabile, ma è sempre stato innegabile, anche dai più scettici, che il talento c’era e che doveva avere la possibilità di essere mostrato al pubblico. Passando rapidamente alla parte soggettiva della cosa, Rachel è stata sempre la mia preferita della serie quindi sono sempre passata sopra i suoi vari deliri ai limiti dell’isterismo. E adesso passiamo ad analizzare la puntata come al solito, non ci perdiamo in sentimentalismi per quello ci sarà tempo dopo.

La puntata comincia come sospettavo sarebbe cominciata, ossia con un incubo. Rachel sogna una serie di incidenti che ridurrebbero in lacrime anche Gordon Ramsay: restare nuda sul palco, non avere con sè i fidati portafortuna, indossare quell’assurdo maglioncino con le renne, rivedere i compagni del liceo nelle loro vecchie vesti (compresi una stupenda Santana versione cheerleader e Blaine Usignolo Anderson), ma l’incubo peggiore è ovviamente quella canzone spaventosa, “Lovefool”, che ha sfiorato il ridicolo. Quando la poveretta si risveglia veniamo a sapere che i suoi timori si basano sulle varie impressioni di blogger e/o giornalisti vari sul suo imminente debutto. L’unico sano di mente in questo momento è Kurt che le prende il telefono e glielo butta nel cesso nasconde, per evitare che legga cose che la possano buttare giù.

Nel frattempo a Lima, la vecchia e cara Lima, vediamo Will e Sue discutere su New York: Emma non può seguire il marito per la prima di Rachel essendo vicina la data del parto (mi credete che me ne ero anche scordata?) e Sue deve visitare New York per una storia che nemmeno vi spiego perchè è inutile. In parole povere deve cambiare idea sulla città, che considera sporca e popolata da ratti giganti che mangiano le persone. Come al solito tutto finisce in una bella cantata dentro una palla di neve (wtf). Se a qualcuno interessa la canzone proviene dal musical “Annie” ed è “NYC” (you don’t say).

Tornando a New York, Ryan prende al volo l’occasione della prima per organizzare una mini reunion nell’appartamento di Rachel. Infatti, oltre a Kurt, Sam, Blaine e Mercedes, si unisce anche Tina e la domanda sorge spontanea: “chi l’ha chiamata?” “dove dormirà?”. Mistero. Comunque, in pieno spirito di solidarietà, Tina comincia a dare fastidio a Rachel nominando un paio di recensioni non proprio entusiaste sul suo conto. Nel giro di 15 secondi viene sbattuta fuori di casa. Propongo questo scambio di battute perchè merita la nostra attenzione. Povera Tina, a volta mi fa pena.tina

 Nonostante le precauzioni prese da Kurt, Rachel riesce ad impadronirsi di laptop, giornali e smartphones in modo da aggiornarsi sulle critiche più efferate e cruente sul suo conto. La situazione sembra disperata e così il suo coinquilino chiama rinforzi, senza però giungere ad alcun risultato, se non questi:barbra

samInsomma, niente sembra funzionare, se non che entra in scena Santana (che scende dal taxi con un’entrata epica che mi ha fatta morire dal ridere). E’ lei che riesce a far rinsavire Rachel, mostrandole come anche la stessa Barbra Streisand ebbe infinite critiche, ma nonostante ciò riuscì a diventare una delle star più famose al mondo. Possiamo quindi iniziare ufficialmente i festeggiamenti pre-debutto.

La scena si sposta nel camerino di Rachel, la sera della prima, quando Will va a farle visita, facendole gli auguri e scappando un secondo dopo perchè viene a sapere che la moglie è in travaglio.

finnLa scena che segue mi ha fatto venire i brividi e penso che l’ultima volta che sia successo con Glee sia stato nella fatidica puntata “Break up”. Rachel scende le scale che conducono al palco dal suo camerino, nel silenzio ovattato sentiamo vagamente i rumori del dietro le quinte e quasi riusciamo a sentire il cuore di lei battere forte. Il sipario si alza, intravediamo il pubblico e la scena termina. Si riapre immediatamente con l’esibizione di “I’m the greatest star”, impressionante e perfetta l’interpretazione di Lea, che è capace di cantare qualunque cosa. Veramente una prova eccezionale che non mi ha fatto per nulla rimpiangere l’interpretazione di Chris Colfer di un paio di stagioni fa. Lea è davvero mozzafiato, qualunque cosa canti.

Apro una breve parentesi per la storyline di Sue, la quale incontra la sua “anima gemella”, chiamiamola così, a teatro: lui si alza nel bel mezzo dell’esibizione di Rachel e così fa anche Sue. I due si incontrano fuori, scoprono di avere tante cose in comune, (una tra le tante l’odio verso la razza umana e i musical in generale) e così vanno a cena fuori. Lui, Mario, è italiano ed ha una catena di ristoranti e le cucina personalmente dei piatti nostrani chiamandoli in un italiano che potrà ingannare gli americani ma mai noi. E vabbè Ryan, ci hai provato. 

Nel frattempo il primo atto dello spettacolo si è concluso e la nostra Rachel è un po’ preoccupata: Sue e Mario, uscendo dalla sala, sono passati davanti ad un giornalista dei New York Times che si occuperà della recensione dello spettacolo. L’unica possibilità per lei è quella di dare il 100% durante il secondo atto. E infatti non saremo per nulla delusi dall’esibizione seguente, “Who are you now”, durante la quale abbiamo anche un flashback di Finn nei corridoi della scuola. Rachel/Lea commuoverà il pubblico con delle vere lacrime e con un’intensità dell’esibizione che riesce a colpire anche noi, seduti comodamente sui nostri divani.

Lo spettacolo termina e iniziano i festeggiamenti: Rachel e la sua banda si ritrova in un bar super mega gay dove la nostra super star, invece di farsi un sonnellino di 18 ore, decide di deliziare gratuitamente anche questo nuovo pubblico con “Pumpin Blood”. Consiglio la visione accompagnata da inalatori e bacinelle per la bava. 

Tornati a casa alle prime luci dell’alba, i ragazzi scoprono che Sue e Mario hanno passato la notte lì, facendo sesso come animali per tutta la casa. Rachel, fresca come una rosa dopo uno spettacolo di 3 ore e una notte brava in un locale gay a bere e a ballare, le fa una sfuriata che si merita una standing ovation (avanti, abbiamo aspettato secoli per sentirla urlare con Sue) e la coach e il suo nuovo toy boy vengono sbattuti fuori.

La puntata si conclude con la banda bassotti che scende in strada per acquistare il New York Times e, beh, senza aggiungere altro, ecco la recensione completa:

“Qualcuno potrebbe chiedersi, perché? Perché far rivivere Funny Girl? Uno show iconico con una star iconica. Perché, con tutti questi nuovi grandi commediografi, Sidney Greene ha deciso di rispolverare un’opera così antiquata? Beh, francamente, mi viene in mente solo una risposta .. ed è Rachel Berry. Ci vuole coraggio per infilarsi negli stivali di un grande personaggio e interpretare Fanny. E Rachel, ne ha tanto, senza dubbio. Ma ha anche altro da vendere… il talento. Una montagna di talento. E non parlo dei monti Appalachi. Berry è come le Alpi. Sono sicuro di poter trovare errori nella performance dell’attrice, ma sfido chiunque ad avere l’audacia di criticare gli errori di una supernova che esplode davanti ai nostri occhi. Prego il Signore che nessuno mi abbia visto asciugarmi le lacrime di nascosto durante la sensazionale “Who Are You Now?”. Non so quanto la Berry abbia scavato dentro di sé per trovare le emozioni che ha trasmesso con quella canzone, certo è che ha sciolto il cuore di ghiaccio di questo critico. Spero che lo show abbia vita lunga, non perché la gente deve vedere ancora “Don’t Rain On My Parade” o perché i produttori trovino un vero rimorchiatore da far salire sul palco, ma per avere del tempo per godermi Rachel Berry così com’è. So che ritornerò lì per una seconda dose di Rachel Berry”.

A questa sensazionale notizia si aggiunge quella del professore Shue: la nascita di Daniel Finn Shuester.

Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene. Una puntata piena zeppa di emozioni, che mi ha fatto commuovere più volte e gioire ancora di più. Spero con tutto il cuore che si continui su questa strada perchè, dopo tante puntata si, belle, ma senza una vera emozione, questa mi ha trasmesso tantissimo.

Vi lascio con il promo della prossima puntata e vi ringrazio per la vostra attenzione… alla prossima!

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