Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×19 “The Many Mouths of Aaron Colville”

Questo show non smette di sorprendermi. Con un solo episodio è stato in grado di farmi fangirlare su una marea di robe diverse. In ordine sparso:

– Clyde vestito da squaletto
– Clyde vestito da dinosauro
– un riferimento al canon
– un riferimento a Frozen
– Sherlock + Joan

Insomma, che posso volere di più? E anzi, credo proprio che organizzerò la recensione per categorie di fangirlamento.


– Clyde

È indubbio che Clyde la tartaruga sia la mascotte del telefilm. Io sono una gattara, ma ho sempre trovato le tartarughe carine. Se, poi, quelle stesse tartarughe le vestite con dei cappottini di lana a forma di squalo o di stegosauro, allora potrei diventare, oltre che gattara, anche tartarugara.

dun-dun-dun-dun-dun-dun-dun-dun-dundundundundundundundun…

E i cappottini di lana ci portano dritti dritti alla seconda categoria di fangirlamento perché…


– Canon

Nel corso dell’episodio, Sherlock menziona tale signora Hudson, la quale ha confezionato i cappottini di Clyde temendo che avesse freddo.

Nei libri, la signora Hudson è la padrona di casa del 221B di Baker Street. In questa serie, poiché la casa dove abita Sherlock appartiene al padre, il suo ruolo è diverso. Se ricordate, l’abbiamo già incontrata nell’episodio 1×19, e lì ci viene detto che è una transessuale esperta in greco antico, con cui Sherlock aveva collaborato ai tempi di Scotland Yard.

È questo il bello di Elementary: il fatto, cioè, che abbia preso gli elementi principali del canon e li abbia modificati a modo suo (Watson donna, Irene e Moriarty la stessa persona), e ciò nonostante al canon continua a strizzare l’occhio, disseminando lo show di citazioni più o meno evidenti (l’ultima che mi viene in mente, in ordine cronologico, è il “segugio” fiuta-cancro dell’episodio 2×18, chiaro riferimento al mastino dei Baskerville).


– Frozen

Dovete sapere che io sono completamente ossessionata dal film Frozen (l’ho anche ampiamente analizzato in due post sul mio blog personale – questo e questo – qualora la cosa vi interessi) e quando quello che è attualmente il mio telefilm preferito l’ha citato, tutto l’umano contegno che di solito (ok, che spesso) contraddistingue la mia persona è andato a farsi benedire.

– Pare che Stan Divac abbia cancellato i suoi profili in rete per un motivo,  prima di darsi alla fuga. Devono nascondere qualcosa. Ho chiesto ai nostri amici di Everyone di trovare delle copie cache delle pagine.

– E in cambio cosa…

– Devo registrarmi mentre canto canzoni tratte da qualcosa chiamato Frozen.

– Buona fortuna.

E, a leggere il tweet di Larry Teng (regista e produttore di Elmentary), pare proprio che Jonny abbia concluso la scena canticchiando realmente Let It Go, ma purtroppo, per una questione di diritti, non hanno potuto farcela vedere. Disney, sono molto, molto, moltissimamente molto triste per questo.


– Sherlock + Joan

La mia brOTP in questo episodio ha fatto faville.

Partiamo da Sherlock: alcuni compagni di università di Mycroft hanno invitato lui e Joan ad una “caccia al tesoro”, o meglio alla ricerca del relitto di una nave affondata nel 1909. Joan, che è preoccupata per questioni personali, declina l’invito, ma suggerisce a Sherlock di andare comunque in quanto sembra un’esperienza divertente, o quanto meno interessante.

La risposta di Sherlock, e il gesto eloquente della mano a indicare la sua partner, merita senz’altro l’hashtag #feelings che inserisco ogni volta che parlo delle loro interazioni:

È divertente solo se c’è la compagnia giusta.

 

 

Sì, ciao, vabbè: ho fangirlato senza pietà.

E che dire di quando

– […] secondo il fascicolo è stato curato in infermeria a seguito di un brutale pestaggio subito nel cortile, nel 2000. Secondo il verbale, ha perso praticamente tutti i denti.

– Quindi credi che il dottor Nolan abbia sostituito tutti i suoi denti.

– L’ha fatto senza un rapporto ufficiale per permettere al suo stimato assistente di non dover aspettare per la procedura. Farei lo stesso per te, se dovessi perdere tutti i denti in una rissa in prigione.

Ma passando ora alle cose più serie, e che riguardano Joan più da vicino.

Due vittime di omicidio presentano lo stesso modus operandi di un serial killer attivo dieci anni prima. All’epoca, il principale indiziato era Aaron Colville, e morto a partire da quello stesso periodo. È plausibile, quindi, se l’assassino è tornato a colpire, che Colville fosse innocente. Ora, in che modo si intreccia in particolare la vicenda del serial killer (o presunto tale) Colville con Joan, al di là del fatto che lei sta svolgendo il suo lavoro di detective?

Si intreccia alla luce della circostanza che Aaron Colville aveva già incrociato la sua strada: accoltellato in prigione, era finito sul tavolo operatorio del chirurgo a cui Joan faceva da assistente, per poi morire durante l’operazione.

Tutto normale, se non fosse per la frase che Joan rivolge al suo vecchio collega, col quale era andata a parlare per cercare di far luce sulla vicenda.

Potremmo aver lasciato morire un uomo innocente.

Aspetta, che? (e questa era un citazione di Frozen, ve l’ho detto che sono ossessionata)

Joan Watson, altrimenti persona integerrima e proba, è un’assassina?

In verità, no. Il suo cruccio è che lei e il suo collega non abbiano agito tempestivamente, somministrando a Colville l’epinefrina mentre era in arresto cardiaco.

Durante un primo confronto con Sherlock, Joan gli espone i suoi dubbi, e lui si rivela straordinariamente comprensivo, e anzi insiste a dire che lei non ha nulla di cui rimproverarsi, dato che è stato il suo collega – un suo superiore, peraltro – a procrastinare.

– Cosa sarebbe successo, se avessi presentato un reclamo contro il tuo collega? Sarebbe stata una cosa saggia?

– Saggia? Ma che importa?

– Certo che importa.

– Ti punisci perché non hai fatto una cosa inutile, dieci anni fa.

E sebbene Joan sia in effetti esente da colpa, quello che la disturba maggiormente è il dubbio che il suo collega possa aver deliberatamente tardato a somministrare il farmaco a Colville. Teme infatti Joan che, riconosciuto il paziente come il presunto serial killer, il chirurgo abbia pensato che il mondo sarebbe stato un posto migliore senza di lui, agendo quindi di conseguenza. E questo perché lei stessa, per un secondo, si è trovata a pensare la stessa cosa. Con la differenza, però, che il suo collega ha realmente posto in essere quel pensiero.

Così, Joan si mette a consultare per conto suo i fascicoli dei pazienti del suo ex-collega, nel tentativo di trovare altre morti sospette: quello di Colville, infatti, potrebbe essere un caso isolato (animato da un contorto spirito di giustizia), oppure potrebbe far parte di un pattern specifico. Il chirurgo potrebbe, in definitiva, essere un serial killer a sua volta, un cosiddetto “Angelo della morte”.

E anche di fronte a questi ulteriori dubbi, Sherlock si mostra comprensivo. Ritiene, è vero, che ci sia ben poco che lei possa fare, ma ciò nonostante non le impedisce di portare avanti la sua indagine, per chiarire una volta per tutte la questione e smettere di tormentarsi su cosa possa – o non possa essere stato – dieci anni prima. Tanto più che, il fatto che continui a vestire Clyde con i cappottini e poi lo usi per svegliare Joan secondo me è il suo particolare modo per cercare di tirarle su il morale,

Li trovo divertenti, pensavo fosse un bel modo di svegliarsi.

visto che si è reso conto quanto il caso la stia turbando. #feelings

E poi, a fine episodio:

– Quelli sono i tuoi documenti su Fleming.

– Già. So tutto quello che c’è da sapere.

– E il tuo ruolo nella faccenda?

– Aaron Colville era colpevole. Se questo cambia le cose, non lo so. So solo che, mentre guardavo un paziente in fin di vita… pensavo alla giustizia. Non è da dottori ragionare in questo modo.

– Sembra più da consulenti detective, infatti.

– Già.

Alla luce di ciò, ho solo una cosa da dire: #feelings.

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, No Lack of Void, che sembra piuttosto adrenalinico!

 

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