Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×18 “The Hound Of The Cancer Cells”

First thing first: la CBS ha rinnovato Elementary per la terza stagione, quindi mi troverete qui a ciarlare ancora per un po’! #Yay

Il titolo dell’episodio di questa settimana – The Hound of the Cancer Cells – costituisce un piccolo richiamo al canon di Arthur Conan Doyle, in quanto uno dei libri più famosi di Sherlock Holmes, “Il mastino dei Baskerville”, in inglese è The Hound of the Baskervilles. Non ho letto il romanzo ma posso tranquillamente affermare che la citazione si fermi qui, dato che dubito fortemente che ai tempi di Doyle esistessero dispositivi in grado di rilevare il cancro esaminando il fiato del paziente.

Il caso della settimana è stato piuttosto intrigante, articolato e solido, ma proprio per questo ha lasciato ben poco spazio alla caratterizzazione di Sherlock e Joan. Ciò nonostante non lo ritengo un episodio “filler”, cioè un mero riempitivo, perché gli sceneggiatori hanno avuto l’accortezza di raccontarci un po’ di Marcus Bell, il quale è finalmente tornato in servizio a tutti gli effetti, dato che la sua riabilitazione è andata a buon fine. E, proprio perché la sua riabilitazione è andata a buon fine, i suoi colleghi gli hanno organizzato una festa di bentornato, festa alla quale il diretto interessato ha invitato anche Joan (ma va) e Sherlock (la qual cosa era un po’ meno scontata, dato che è stata colpa sua se Marcus si è beccato un proiettile). Ed è forse stata questa la parte più interessante dell’episodio: il fatto che i due abbiano ricucito i rapporti. Tra l’altro, mi è piaciuto il fatto che Sherlock a quella festa non voleva proprio andare.

Il primo motivo che adduce per giustificare la sua diserzione è il suo essere un tossicodipendente:

– Perché fai così?

– Cioè?

– Cambi argomento, quando parlo della festa. L’hai fatto anche ieri.

– Perché non ci vado.

– E perché non vuoi andarci?

– Scusi, scusi, ci conosciamo? Salve, mi chiamo Sherlock, sono un drogato in via di recupero. Sa che assomiglia incredibilmente a un’assistente riabilitativa che conoscevo? Come dice? I bar abbondano di stimoli negativi?

– Non sapevo fosse in un bar.

In realtà, il motivo per cui non vuole presenziare è un altro. Più prettamente “umano”, se vogliamo:

Ci sono certi momenti… una promozione, un pensionamento, una veglia funebre, un agente che ritorna in servizio attivo… che appartengono solo ai poliziotti. È la loro serata. In cui hanno la possibilità di brindare, circondati dai colleghi. Un senso di fratellanza al quale, a prescindere dal mio inestimabile contributo, rimarrò sempre estraneo. E dato il mio ruolo nell’improvvisa svolta professionale del detective Bell, sembra quantomeno inopportuno che partecipi alla celebrazione del suo ritorno.

Mi ha colpito in special modo questa frase: “E dato il mio ruolo nell’improvvisa svolta professionale del detective Bell, sembra quantomeno inopportuno che partecipi alla celebrazione del suo ritorno.”

Sherlock prende in considerazione i sentimenti delle persone che gli stanno intorno. Lo Sherlock pre-Joan difficilmente l’avrebbe fatto. Ormai è consapevole del fatto che alle sue azioni corrispondono sempre delle reazioni, e a volte queste reazioni possono essere negative. Il fatto che l’abbia capito e che per questo gli siano venuti degli scrupoli di coscienza è indice di una notevole maturazione del suo personaggio.

(comunque sia, parliamoci chiaro: al di là dei risvolti introspettivi inerenti ai motivi per cui non voleva andare alla festa, soprattutto mi è piaciuto il modo in cui svicolava dall’argomento ogni volta che Joan l’accennava. Mi ha ricordato me ogni volta che tento – senza successo – di evitare le interazioni sociali)

Vabbè, tornando seri: è interessante notare come dapprima Sherlock sia intenzionato a non andare alla festa, e poi non solo ci va (anche se l’episodio termina prima che noi potessimo vederla) ma addirittura condivide con Marcus una sorta di legame. Gli fa capire che comprende la situazione in cui si trova, in quanto il detective si sente in qualche modo sopraffatto all’idea che il suo ritorno sia ormai “ufficiale” (tanto più che, nel caso di cui si occupava con Joan, un uomo innocente era appena finito morto ammazzato).

– Mi sono fatto il culo per ritornare. Tornare davvero. Ci ho lavorato duramente

come su nient’altro in vita mia. Tutti quanti lÏ dentro si aspettano che sia felice, stasera, ma…

– Già.

– Il nostro lavoro… spesso ha un prezzo.

– Non lo so. Forse è solo che… non sono ancora pronto per entrare. 

– Beh, non lo fare. Non ancora.

– C’è un bar all’angolo.

– È un invito?

– Beh, loro saranno ancora lì quando sarai pronto.

Peccato che in questa scena mancasse Joan (o, anche, peccato che lei se la sia persa), ma in effetti un momento tra Sherlock e Marcus da soli serviva.

 

 

Oh, giacché ho menzionato Joan. Anche un’altra cosa, di questo episodio, mi è piaciuta un sacco: quando lei e Sherlock fanno domande ad una dipendente (Shiry Appleby, l’avrete riconosciuta se seguivate Rosweel) di quella che sembra essere una normale agenzia di viaggi, Sherlock nota qualcosa di sospetto e si precipita fuori. Quello che c’era di sospetto ce lo dice Joan.

Telecamere dappertutto, serrature super tecnologiche, mi pare ovvio che non sia un’agenzia di viaggi.

Insomma, Joan aveva notato le stesse cose che aveva notato il suo mentore e formula la conclusione – non si tratta di un’agenzia di viaggi – con la quale Sherlock stesso concorda. Per riallacciarmi a quanto dicevo negli episodi in cui c’era Lestrade, questa è un’ulteriore dimostrazione del fatto che Joan non è una semplice assistente o “valletta” come Sherlock l’aveva definita nel primo episodio della prima stagione, ma una detective a tutti gli effetti. Olè. #JoanForPresident

Ora, tirando le somme perché non c’è davvero altro da dire, non si è trattato di un episodio né brutto, né noioso, ma molto poco succoso in termini di personaggi (la qual cosa è sempre il motore delle mie recensioni), sebbene una cosa che ho sempre apprezzato di questa serie è che anche negli episodi più fillerosi, riescano sempre a inserire qualcosa – un’interazione, un’evoluzione caratteriale – degna di nota. In ogni caso, visto che ci avviciniamo sempre di più alla fine della stagione (mancano solo sei episodi) mi aspetto che le cose entrino presto nel vivo e gli episodi si facciano succosi nel modo che intendo io. E torni Moriarty. Ecco.

Come consuetudine vi lascerei il promo del prossimo episodio ma non è stato ancora rilasciato. The Many Mouths of Andrew Colville andrà in onda il 3 aprile.

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