Telefilm

Recensione | Almost Human 1×10 “Perception”

Ringraziamo tutti insieme la FOX che si è degnata negli ultimi episodi di sparare le cartucce giuste, iniziando così dalla 1×10 più o meno a dare qualche risposta o a ‘quagliare’ (come si dice in gergo). Ringraziamo altrettanto ironicamente la FOX perché potrebbe aver commesso un grave errore, visto che Almost Human, come più volte detto, è una di quelle serie in bilico per il rinnovo. Sarebbe un vero peccato doverci privare del Kennex “muso duro” e tutto smorfie o di Dorian “grillo parlante” con la discoface… per non parlare di Rudy, “Vulvetta Perfettina”, la Maldonado e tutto il resto del team.

Questo episodio è stato uno di quelli belli carichi, pieni di avvenimenti e di risposte che vengono fornite sia nella trama orizzontale che nella trama laterale. Non siete esperti di geometria? Poco male. Serviva solo a farvi capire che succedono tante di quelle cose e che si intrecciano tra loro che vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo a quando si facevano gli scubidù (italianizzando). Tornando seri, gli eventi vanno inevitabilmente riallacciandosi di un buon 30% alla già tormentata vicenda degli insindicate dell’ormai altrettanto celeberrimo Pilot.
Il “caso del giorno”, invece, quello delle ragazze uccise ad ogni modo, sebbene occupi buon parte della puntata, va risolvendosi in maniera celere ma serrata e lascia il posto anche a qualche riflessione in salsa genetico-androidiana.

Il tormento e la riflessione però, non sono solo cosa da non-umani, anzi. Alzi la mano chi ha una gamba sintetica e si sente veramente uno schifo.

Kennex infatti ha ormai abbandonato un minimo sindacale di lucidità mentale e sta perdendo anche quella che gli permette di essere se stesso, come uomo e come agente. E’ ossessionato dal desiderio di vendetta e sta cercando, se non una redenzione, almeno delle risposte. I mezzi per raggiungere lo scopo sono molteplici ed il sospetto è l’unico alleato. Inoltre, laddove molti sembrano consigliargli di lasciar perdere e di pensare a non farsi del male, Kennex risponde con la sua alzata di spalle ed un’espressione accigliata: non può arrendersi e la sua battaglia non può aver fine proprio adesso.

Ho apprezzato personalmente la questione dei ‘post it’ a lancio, una futuristica evoluzione di quei muri pieni di fogli e foto che anche nei migliori telefilm di tipo investigativo sono sempre presenti. Ho adorato il parallelismo che questi hanno scatenato (tra lui e la madre di una delle vittime) e che hanno permesso a Kennex di vedere dove stava sbagliando, per tornare a seguire la strada più giusta….

Abbiamo avuto modo anche di aprire un’altra finestra sul futuro, intravedendo un altro di quegli scorci tipici da 2048. Si è lasciato da parte infatti ‘Il muro’ (non pervenuto per il momento) per concentrarci su una diversità genetica apparentemente tollerata in questo universo avveniristico: i Cromo. Cromo è certamente un’abbreviazione ed è relativa ai cromosomi, a quella manipolazione genetica a livello genetico che, avvenendo nel grembo, permette di ottenere esseri perfetti.

L’eticità è lasciata da parte, tuttavia vediamo come la perfezione spesso nel suo essere priva di errori, non sia poi così perfetta in fin dei conti, procedendo per assurdi. Il peso della perfezione infatti si rivela come destabilizzante ed è il motore principale della vicenda che anima l’episodio.

Non è dunque una generazione di super geni a rendere il mondo migliore, e nemmeno l’illusione che si possa sradicare ogni male per far si che questo non si ripresenti, perfettamente fine a se stesso, sotto altre forme.

Ho apprezzato molto anche come è stato trattata la “vicenda episodio” di per se, l’omicidio delle tre ragazze, ed ho colto anche una sorta di critica non solo a quello che la scienza potrebbe fare, ma anche all’ avvento spropositato ed incontrollato delle nuove tecnologie e dei social network. E’ ormai tutto servito sugli schermi ultrapiatti…da una rissa tra compagne di scuola…ad un ultimo saluto prima di una decisione irreversibile….

Sono state degne anche le interazioni tra i vari membri della squadra, non tanto il nostro simpaticone agente Pelato (di cui tendo anche a scordare il nome) ma una sorta di triangolazione Dorian-Kennex-Maldonado, nella quale i due estremi sono entrambi molto preoccupati per il nostro John mascella tosta.

Dorian è legato a John per quel rapporto bromantico che non gli permette di stare tranquillo, se non sapendo che il suo John è a posto. La capa, dal canto suo, vuoi per affetto materno(?), vuoi per il senso di responsabilità, allo stesso modo adora John ma è seriamente in pensiero per come abbia innescato un meccanismo di autodistruzione. In tutto questo, Kennex che è proprio nel mezzo, la sdrammatizza alla sua maniera…

Kennex è ovviamente il fulcro di tutto – dalle trame degli Insindicate che si scoprono avergli messo accanto una spia affascinante e seducente a suo discapito, fino al ritrovamento di quella carinissima microspia-matrioska.

Sui futuri sviluppi che Almost Human è pronto ad offrire potremmo star qui a congetturare per ore, tuttavia evitando spoiler, ci riserviamo qualche momento per riflettere e per provare a districare il bandolo della matassa, prima che questa stagione si concluda (in via più o meno definitiva).

Per smorzare un po’ i toni, visto che mi sono resa conto solo adesso di aver mantenuto un certo rigore ed una certa serietà che non mi sono proprie, direi che è il momento di qualche considerazione sparsa e molto molto poco seria su quei tre particolari dell’episodio che meritano la mia attenzione nerdacea

1 – La matematica non sarà mai il mio mestiere. Ecco. Venditti lo diceva, anzi lo cantava. Io ho fatto mia questa frase a suon di tre e quattro in matematica. Forse non sarei ricorsa ad aiutini sintetici, ma mi è venuto spontaneo pensare che un compito sugli integrali mi sarebbe venuto dannatamente meglio se anch’io avessi visto il mondo su piani cartesiani e in technicolor. Comunque sia, matematica, bel tentativo…ma non mi piaci lo stesso. Nossignore.

2 – L’avvocato del diavolo olografico. Sicuramente questa è un’ ispirazione Trekkiana, sebbene non sia minimamente paragonabile al Dottore di ST Voyager. L’unica cosa positiva è che in questo modo hai l’avvocato sempre nel taschino, o nel palmare, o nel tablet o dove ti pare a te. Inoltre c’è quando serve ma quando rompe i maroni puoi sempre spegnerlo con un *click*. Un po’ come vorresti fare col partner quando scassa le pelotas o con Mastrota quando compare a venderti le vasche per gli anziani in TV.
Prendi la cornetta, l’avvocato olografico ti aspetta.

3 – Dulcis in fundo, visto che ci si avvicina a S. Valentino, va detto che è l’amore che muove il mondo. Puoi far quel che vuoi, far finta che non esista, puoi attenderlo, insultarlo, aggrapparti ad esso finché puoi e piangere a dirotto quando questo finisce….anche in modo tragico. Eppure, è l’amore che rimane puro e non geneticamente modificato. Se la bellezza risiede nelle imperfezioni, e contro ogni menzogna lui continua ad esserci, anche Almost Human ci fa capire che, in fondo in fondo, quel che conta, che siate sintetici o meno, sfigati e non, androidi o Cromo, l’amore è sempre l’amore.
E non fate i falsi insensibili, perché sappiate che c’è sempre un Kennex pronto a regalarvi uno dei suoi bronci

Per non lasciarvi a mani vuote, ecco come di consueto il trailer della 1×11!
Brace yourselves…e al prossimo recencommento!

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