Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×14 “Dead Clade Walking”

Avete mai la sensazione di aver sbagliato tutto? Tipo, che so, aver scelto di iscrivervi a Giurisprudenza anziché ad Archeologia, Paleontologia o quel che è? No, perché questo pensiero è stato il mio leitmotiv per tutta la durata dell’episodio. Insomma, c’era un dinosauro! E il fatto che in questo episodio ci fosse un dinosauro rende felice te, me, loro, tutti quanti (sentitevi liberi di cantare questa frase sulla melodia di Everybody Needs Somebody dei Blues Brothers).

Ma al dinosauro – un Nanotyrannus, per essere esatti – arriveremo brevemente dopo. L’episodio, infatti, non si apre al Jurassic Park, ma a casa di Sherlock. E pare che il termine tecnico per definire palazzi di quel genere sia “brownstone” che è – leggo da Wikipedia inglese – una pietra del triassico o del giurassico usata un tempo come materiale da costruzione, e con tale termine si indicano le case a schiera costruite con questo materiale. Ecco, una pietra del triassico o del giurassico. Non si può certo dire che qua si lasciano le cose al caso!

E a proposito di caso, Joan sta giusto lavorando a uno dei vecchi delitti irrisolti che Sherlock custodiva nel baule che le ha donato nell’episodio 2×06 perché fiducioso che lei fosse in grado di risolvere quello che a lui era rimasto ignoto (#feelings). E Joan, che ha deciso di investigare la morte di tale Doug Newberg, ha effettivamente trovato qualcosa che era sfuggito a Sherlock: in giardino, una pietra decorativa nera che stona con il resto del muretto (tutto grigio), tanto da spingerla a consultarsi con una geologa dell’università di New York. E mentre Joan scartabella appunti e documenti, Sherlock è alle prese con Randy, il tossicodipendente a cui ha accettato di fare da sponsor.

Ed è già da qui che l’episodio si fa interessante (e quando dico interessante, ormai avrete capito che io mi riferisco alla caratterizzazione dei personaggi – io AMO questi sceneggiatori). L’episodio, infatti potrebbe essere letto “a parti invertite”. Joan, infatti, è Sherlock, e Sherlock è Joan. Più chiaramente, Joan investiga e Sherlock offre supporto agli eroinomani. E non si tratta solo di questo aspetto più che macroscopico, ma anche di cose ben più sottili. Ad esempio, quando Joan trova il suo collega tornato a notte fonda dopo essere stato da Randy, a dormire sul divano, lo sveglia in stile Sherlock. Reminiscenze dell’episodio 1×22, anyone?

 
 

E una volta svegliato, gli annuncia in modo totalmente random che devono andare a prendere un gelato – e sono in pieno inverno. E anche questo è puro Sherlock. In genere, infatti, è lui che tira fuori roba palesemente a caso – lasciando spesso perplessa Joan – salvo poi dimostrarne l’attinenza con l’indagine. Nella pietra, infatti, c’era il fossile di un dinosauro

“C’è un dinosauro in giardino, papà…”

e l’investigazione si sposta sul contrabbando di reperti. E il gelato centra perché un tipo manda in giro per la città i furgoncini dei gelati quando tutti gli altri gelatai non rinnovano la licenza per l’inverno, perché in fondo, “chi lo mangia il gelato d’inverno?” (vi dico una cosa: per qualche motivo a me ignoto, il gelato si gusta meglio quando fa freddo, parola di un conoscente di un gelataio che ho incontrato ad una rievocazione storica). Per non parlare poi del fatto che è stata Joan a contattare la geologa (direte: grazie al cavolo, è stata lei ad aver notato la pietra), mentre in condizioni normali è sempre è sempre Sherlock a sapere a chi rivolgersi, dove andare, chi importunare eccetera.

Ma, come dicevo, per essere invertite, le parti devono necessariamente essere due: così, se intanto Joan si sherlockizza (più di quanto non si sia già sherlockizzata da tipo metà della prima stagione a questa parte – mi riferisco all’acume deduttivo), allo stesso tempo Sherlock si joanizza. Come Joan era lì per lui, adesso lui inizia ad esserci per gli altri. Se avevamo cominciato nell’episodio 2×04, quando si era reso disponibile nei confronti di Graham – un ragazzo che aveva passato dei bei casini – qualora avesse avuto bisogno di parlare con qualcuno, adesso è uno sponsor a tutti gli effetti, con tutte le responsabilità che ciò comporta (ad esempio, essere sempre disponibile appena lo sponsorizzato ti contatta: così, per dire, quando Joan e la geologa vanno ad esaminare la pietra in loco, sebbene Sherlock volesse andare con loro, invece va da Randy). In ogni caso, deve senz’altro ancora imparare a capire come gestire la situazione. Divertente la scena in cui, esasperato quando Randy inizia a sfuggirgli di mano – è inevitabile che commenti (rivolto a Joan) con

Come hai potuto scegliere una professione in cui eri a contatto con tossicodipendenti?

Eppure, la parte interessante del suo essere sponsor per qualcuno, è che in qualche modo è anche sponsor di se stesso. Consiglia Randy, è vero, ma facendo questo dà anche consigli a se stesso. Il problema di Randy, fondamentalmente, è che la sua vecchia ragazza lo fa cadere nelle cattive abitudini. Con lei si era drogato la prima volta, e con lei si era drogato l’ultima volta prima di entrare nel programma di riabilitazione. E con lei fuori dalla sua vita, riusciva a restare pulito. Ma ora che lei è ritornata, lui è ricascato nell’eroina. Ed è evidente che – oltre alla droga – Randy sia in qualche modo dipendente dalla influenza negativa di questa donna. Così come, allo stesso modo, Sherlock era dipendente da Moriarty.

Ho più familiarità di quanta dovrei… con il fascino di una donna pericolosa.

E quando il consiglio a Randy è quello di

tagliare questa Eve fuori dalla tua vita, completamente.

è ovvio che, in parte, si riferisca anche a se stesso, perché sebbene abbia provato a tagliare i ponti con quella che credeva essere Irene, sappiamo anche che ha intrattenuto una fitta corrispondenza con Moriarty dopo averla fatta arrestare. Ha bruciato le lettere alla fine dell’episodio 2×12, è vero, ma è solo un piccolo, microscopico passo verso il tagliare qualcuno completamente fuori dalla tua vita. Cosa che mi auguro non accada perché amo Moriarty e per me sarebbe un problema ingestibile.

Comunque, per quanto abbia amato Sherlock e Joan (sai che novità), confesso la parte più affascinante/suggestiva/interessante di tutto l’episodio è stata proprio il dinosauro e relativa teoria sull’estinzione, detta “Dead Clade Walking” (da cui il titolo dell’episodio). Incuriosita da quello che dicevano nel corso della puntata, mi sono informata e OMG, una figata.

Lascio che sia proprio Sherlock a spiegarvela:

– Credo di aver capito perché l’assassino della Gazza ha distrutto il Nanotyrannus. Il “Dead Clade Walking”. Il termine “clade” indica un gruppo di animali sopravvissuti all’estinzione di massa. È largamente diffusa nei circoli paleontologici l’idea che l’estinzione dei dinosauri fu causata da una cometa che colpì la superficie della Terra circa 66 milioni di anni fa. Le basi di questo credo sono uno strato di roccia, sotto la superficie della Terra, che abbonda di materiali rari che si pensa siano comuni nelle comete e negli asteroidi, chiamato Limite K-T.

– Già, ho letto qualcosa in proposito. Hanno trovato solo fossili al di sotto del Limite K-T, giusto?

– A parte qualche rarissima eccezione, sì. Di conseguenza… se i dinosauri sono stati estinti dalla cometa creatrice del Limite K-T, non possono esserci dei fossili al di sopra di esso, giusto?

– Giusto. Giusto?

– Può darsi. Una nuova generazione di paleontologi ha sfruttato i pochi fossili trovati sopra il Limite K-T per ipotizzare che alcuni dinosauri siano sopravvissuti all’impatto.

Detta in parole povere, i dinosauri – secondo questa teoria – potrebbero aver vissuto molto più di quanto si creda: sopravvissuti all’estinzione di massa (la teoria più accreditata è quella del meteorite), si sarebbero estinti qualche milione di anni dopo per altre cause. Ecco, questa cosa è una figata (se vi interessa, qui la pagina Wikipedia) e io non dovevo proprio iscrivermi a giurisprudenza.

Vabbè, in effetti una delle cose migliori dell’episodio è stata anche la scena in cui Sherlock riduceva la documentazione del caso in “pezzettini commestibili” perché

Uno studio del 1953 dell’Università del Michigan scoprì che le planarie riuscivano a orientarsi in un labirinto più facilmente dopo aver ingerito i resti di altri vermi che avevano già fatto quel percorso. Magari, l’ingestione del fascicolo… potrebbe portarmi a un’illuminazione.

(sono messa male se dico che per un nanotyrannussecondo ho pensato di farci anche io con i libri dell’università, e l’ho anche trovata un’idea sensata?)

Comunque, lasciando stare vermi e dinosauri, e tornando ai protagonisti umani: in genere io corredo le mie recensioni di questo show disseminando #feelings qua e là ogni volta che Sherlock si comporta in modo cuccioloso nei confronti della sua partner. Ebbene, non potevo certo lasciarmi sfuggire l’occasione di #feelingsare la sequenza finale dell’episodio, quando Sherlock le dice che la sua presenza è stata decisiva alla risoluzione del caso. Ah, #feelings.

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, Corpse de ballet:

 

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