Film/Musica

2013 pelato | 3 canzoni e 3 film

Il mio 2013 è stato un anno pieno di novità, di prime esperienze, di ritorno al passato e di tanti salti nel futuro. È stato l’anno dei due papi, del Royal baby, dello scoppio della malattia neuropsichiatrica di Miley Cyrus, degli hashtags e delle selfies, del verde smeraldo, l’anno della review di Facebook sul tuo anno. Magari ci siamo già dimenticati che siamo entrati in un nuovo anno, e ce lo ricordiamo solo quando ancora sbagliamo a scrivere la data dietro ai compiti in classe, o quando firmiamo il modulo di ricarica Postepay alle poste. Ma non mi sembra troppo tardi per ricordare l’anno passato con tre film e tre canzoni che più hanno rappresentato per me il 2013, non soltanto per i ricordi e le emozioni ad essi legati, ma anche perché sono stati dei grandi successi mondiali, perciò sicuramente non vi sembrerà strano se li ho scelti come capisaldi del 2013 musicale e cinematografico.

One Day / Reckoning Song

Di Asaf Avidan, artista israeliano. Canzone originaria del 2008, poi remixata nella versione che più abbiamo ascoltato qualche anno più tardi. A dir la verità, il boom nelle radio e sul web è stato soprattutto nell’ultimo semestre del 2012, ma abbiamo ascoltato la canzone fino alla nausea almeno fino a metà 2013. Interprete grandioso, voce dal timbro estremamente particolare, graffiante (devo ammetterlo, non conoscendo l’autore, all’inizio ho faticato a capire se si trattasse di uomo o donna). Anche i nostri nonni e l’Italia intera hanno potuto scoprire in prima serata il suo talento quando si è esibito a Sanremo con una versione acustica della canzone e un’interpretazione davvero toccante.

“One day baby we’ll be old/Oh baby we’ll be old/And think of all the stories/That we could have told”: ripetute quasi ossessivamente, le parole parlano del presente, dell’essere giovani, delle cose stupide che facciamo a quest’età, ma che ci sembrano piene di senso, e che un giorno racconteremo come i momenti più belli e più intensi delle nostre vite. “No more tears, my heart is dry/I don’t laugh and I don’t cry/I don’t think about you all the time/But when I do I wonder why”: è una canzone piena di ricordi per me, che ho ballato mille volte e mille volte ho cantato e urlato in quei sei mesi altrove, mille volte perché l’avevamo scelta come il nostro inno Erasmus, mille volte ho desiderato se ne uscisse dalla mia testa o che il mio coinquilino la mettesse a volume più basso mentre stavamo cercando di studiare. Anche se, devo ammetterlo, la preferivo al suo Mozart a tutto volume e, come vedete, ho finito per amarla.

I Follow Rivers

Di Lykke Li, cantante svedese. Anche questa lanciata nel 2011, ma raggiunge il suo apice di successo a cavallo fra il 2012 e il 2013, soprattutto nei primi mesi del 2013, per accompagnarci fino alle nostre serate estive in spiaggia. Una bellissima canzone indie con una potente vena pop, definita – come anche il genere di Asaf Avidan – deep house, ossia, secondo la mia personalissima interpretazione, quel tipo di canzoni che sei in discoteca, magari anche un po’ ubriaco, parte questa musica e ti appoggi al muro stanco, inizi a ripensare melanconicamente alle cose della tua vita finché non ti scappa pure la lacrimuccia. Il “momento profondità” in discoteca, insomma. Poi magari parte Paulina Rubio e sei felice come prima. Piccola nota di colore: ci ho messo tre mesi per capire che sarebbe “I follow you/deep sea baby” e NON “gipsy lady”, che, non so perché, mi suonava più logico.

Young and Beautiful

Di Lana Banana del Rey. Si capisce definitivamente da qui che i miei gusti in fatto di musica non siano dei più allegri. C’è chi mi taccia di ascoltare musica lagnosa e depressa, e forse in questo caso avrebbe un po’ ragione (è notorio che la cantante sia stata portata al successo in realtà proprio dalla pagina L’ottimismo di Lana Del Rey). La canzone è uscita nell’aprile 2013 come colonna sonora del film Il Grande Gatsby, dove infatti la sentiamo quasi per tutto il tempo e in tante versioni diverse. Definita “ballata rock alternativa”, è stata nominata per un Grammy come Best Song Written for Visual Media (dai dai dai che vince!), nonché come Best Song ai 2014 Critics Choice Awards. Quanto a me, dovrebbe vincere tutti i premi possibili. Nella cultura musicale pop, non vedo come sia possibile comporre una canzone con una maggiore carica emotiva, con una più intensa capacità di mandarti in trip (perdonatemi, non sono riuscita a trovare un’espressione più tecnica), con un grip più forte di questa. Baz Luhrmann della canzone ha detto “we are very lucky that the song found a film”, come a voler dire che il film e la canzone si sono trovati, che la canzone è nata per descrivere quel film e quella storia. È stata infatti la colonna sonora perfetta per una storia fatto di eccessi, struggimento e passioni travolgenti come Il Grande Gatsby, e non mi stancherei mai di ascoltarla. Elegante, dal sapore decadente, impregnata di quel senso di languidezza e disperazione che caratterizza lo stile della cantante. “Will you still love me when I’m no longer young and beautiful?” Sarebbe stato meglio non si fosse data una risposta da sola (“I know you will”, ma che ne sai?), ma dà comunque il senso di nostalgia, del tempo che passa e senza pietà cambia le cose, della precarietà della giovinezza dell’amore e della vita. Nonché della morte. Amen. “Dear Lord, when I get to Heaven/Please let me bring my man/When he comes, tell me that you’ll let him in/Father, tell me if you can”.

Il Grande Gatsby

Un film di Baz Luhrmann, con Leonardo Di Caprio, Carey Mulligan e Tobey Maguire, al secolo Spiderman. Già è stato recensito nell’altro 2013 pelato, di cui vi consiglio la lettura (lo trovate qui https://parolepelate.com/2014/01/06/2013-pelato-3-libri-2-film-e-1-serie-tv/), ma non potevo fare a meno di inserirlo, visto che è stato il film che più mi ha emozionato in tutto il 2013. Già avevo amato Luhrmann in Moulin Rouge, e quell’esasperazione dei sentimenti, delle reazioni, delle immagini e dei colori caratteristici dello stile del regista che disturba o infastidisce molti, fa invece impazzire il mio animo romantico e a tratti, ammettiamolo, kitsch. Il fatto che non sia stato nominato per NESSUN Oscar di rilievo per me è contro una qualche convenzione sui diritti umani, dovrò fare delle ricerche ma sono sicura che un’infrazione è stata commessa. La nomination per Best Production Design e Best Costume Design sono doverose, in particolare sui costumi accuratissimi e che hanno scatenato la mia fantasia retro. E poi LUI, il RE di Hollywood: Leonardo di Caprio. Dirò solo: Leonardo di Caprio. Che vi basti. Lunga vita a lui, ai suoi biondi capelli e alla prepotente profondità delle sue irripetibili interpretazioni.

Skyfall

– Everybody needs a hobby, so what’s yours?

– Resurrection.

Di Sam Mendes, con Daniel Craig, Javier Bardem, Judi Dench e, come se non bastasse, Ralph Fiennes. Da delle mie amiche è stato rinominato Skifol, giusto per darvi un’idea dell’accoglienza che ha avuto fra le mie conoscenze. Invece a me è piaciuto parecchio, non so se traviata dai sottotitoli per metà francesi e per metà fiamminghi che scorrevano sotto la versione originale in un cinema del centro brussellese. È il 23esimo film di James Bond, realizzato dal regista di American Beauty e Revolutionary Road (nonché, merito non indifferente, ex marito di Kate Winslet). Qui abbiamo a che fare con un Agente 007 diverso da quello cui siam abituati, in crisi di identità, in difficoltà anche fisiche e in conflitto con il suo passato, ma non per questo meno figo. A distanza di un anno ancora ricordo la scena in cui si allena con il viso ancora provato da un periodo di eccessi alcolici e depressione: wow Mr Craig, chi non ti crede all’altezza del ruolo non sa di cosa parla. Un’estetica grandiosa, elegantissima eppure molto pop, una meravigliosa Londra, una bellissima Scozia, e un’interpretazione magistrale di Javier Bardem che si conferma un attore camaleontico e adattissimo per i ruoli da villain (o psicopatico, a scelta). Oltre che bravissimo a sapersi scegliere la moglie, e non lasciarla, lui (Penelope Cruz, se mai stessi leggendo, IO TI AMO!). Anche qui colonna sonora azzeccata, appunto Skyfall di Adele, anche qui un po’ depressa ma in linea col tema del film con quel tono melanconico: mostri del passato, crisi di mezza età, rapporti di fiducia messi alla prova, morte e distruzione. Unica pecca: Bond girls un po’ scialbette, facili da dimenticare (una di una bellezza sconvolgente sì, ma si fa uccidere al primo minuto, e la mia memoria ha un limite).

Il Lato Positivo

Di David Russell, con Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, e giusto Robert de Niro. Esce negli USA a fine 2012 ma in Italia arriva soltanto nel marzo 2013, quando il clamore attorno alla vittoria dell’Oscar da parte di Jennifer Lawrence (con relativa caduta sulle scale e discorso da ubriaca) si era già scatenato. Mi è piaciuto molto, sebbene mi abbia lasciata insoddisfatta il finale un po’ banale, da tipica commedia americana (quando invece il resto del film si era distinto per il suo tocco originale), anche se forse prevedibile e doveroso. Racconta della malattia mentale, della problematicità dei rapporti familiari, del riscatto e della forza di volontà, e lo fa con una delicatezza e una naturalezza da sembrare quasi una ripresa di vita vera. I personaggi, in particolare dietro la bravura della Lawrence (nuova stella del firmamento hollywoodiano, sempre sia lodata) e del colosso di de Niro, mi sono sembrati estremamente reali, con le loro debolezze e fragilità, i tic, le ossessioni, le reazioni spesso difficili da spiegare. Un bel film che a mio parere ha meritato tutta la buona accoglienza che ha ricevuto.

E quali sono state le vostre canzoni del 2013? O i vostri film preferiti dell’anno? Vi ritrovate nelle mie scelte o non siete d’accordo? Salutate il 2013 con un commento!

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