Parliamone/Telefilm

Parliamone | (Un Anno Senza) Fringe

Un anno.

12 mesi, 52 settimane, 365 giorni, 8 765,81277 ore, 525 948,766 minuti e 31 556 926 secondi.

E’ passato un anno preciso dalla messa in onda dell’episodio finale di quella che considero una delle migliori serie sci-fi/procedurali mai concepite.

Ma facciamo un passo indietro.

Creata dal sommo J.J Abrams insieme ai suoi fidati colleghi Alex Kurtzman e Roberto Orci, la serie si avvale di due showrunners, Jeff Pinkner e J.H. Wyman, i quali saranno anche i fautori di alcuni degli episodi più belli.

Iniziata nel settembre 2008, la serie venne fin da subito catalogata dalla critica e dagli spettatori come una mera copia di X Files e quindi non fu accolta con clamore.

Poi la leggenda narra che dal settimo episodio della prima stagione, “In Which We Meet Mr. Jones”, con l’avvio di quella che sarebbe stata la trama orizzontale della stagione, la critica cominciò ad interessarsi sulle vicende dei protagonisti.

Ma chi sono i protagonisti di questa serie?

Cominciamo dall’agente dell’FBI Olivia Dunham, interpretata dalla super affascinante Anna Torv, che è l’archetipo della donna forte ed indipendente, nonostante un’infanzia segnata da abusi.

Al suo fianco ci sono Walter e Peter Bishop (interpretati rispettivamente dal sommo John Noble e da Joshua Jackson), padre e figlio, i quali hanno un rapporto molto  particolare.
Ed è con il loro arrivo nella Fringe Division (una task force che si occupa di eventi sovrannaturali) che si dipanano gli eventi che cambieranno la mia vita vita di Olivia e dell’intero universo.

A completare il quadro dei personaggi principali, troviamo:

Astrid Farnsworth (Jasika Nicole), aiutante in tutto e per tutto di Walter, il quale non riesce mai a ricordarsi il suo nome, storpiandolo in nomi tipo “Asterix”, “Asteroid” o “Astro”.
Phillip Broyles (Lance Reddick), capo della Fringe Division, è un uomo dedito al lavoro e che per questo motivo si separerà dalla moglie.
Nina Sharp (Blair Brown), direttrice esecutiva della Massive Dynamics e figura misteriosa legata al passato di Walter, col tempo si rivelerà un’alleata preziosa per la Fringe Division.

I temi di questa serie variano dal rapporto genitori-figli alla morte, dalla crisi d’identità al libero arbitrio, dall’accettazione di una perdita al destino.

Proprio nell’ultimo episodio, Donald dice a Walter: “It’s not about fate, Walter, yours or mine. It’s about changing fate. It’s about hope and protecting our children”.

La storia di Fringe (cronologicamente parlando) parte proprio da un uomo che per salvare il proprio figlio prende un bambino non suo.

Nella tragedia greca la hýbris è un evento accaduto nel passato che influenza in modo negativo gli eventi del presente.
È una “colpa” dovuta a un’azione che vìola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere atti criminali o subire azioni terribili.

“L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà,che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione”.
(ESODO 34:6-7)

Questa hýbris dei padri ricade in maniera inevitabile sui figli: “Na einai kalitero anthropo apo ton patera tou” (“Sii un uomo migliore di tuo padre”) è la frase che la madre di Peter dice al figlio ed esso diventa un codice tra i due che come stesso lui spiegherà ad Olivia significava di prendersi cura delle persone a cui si tiene.

Fringe nasce quindi come una serie procedurale/fantascientifica qualunque per diventare uno show dove la sua peculiarità sta nel fatto che sono i personaggi ad essere il cuore di tutto, la forza pulsante che muove gli eventi e che attraverso le loro interazioni, noi impariamo a conoscerli meglio, a capire i loro punti di vista, instaurando un legame che solo con poche altre serie m’è capitato mai di provare.

Il potere degli autori è stato quello di creare personaggi così straordinari da far passare in secondo piano tutte le licenze poetiche che hanno preso durante le cinque stagioni.

Il series finale, “An Enemy of Fate”, è l’esempio calzante di ciò che vi ho appena detto: sicuramente non è stato un episodio perfetto perchè comunque c’erano alcuni difetti ed imperfezioni a livello di storyline e plot holes ma nonostante ciò lo trovo uno dei finali più carichi di pathos e anche più commoventi che io abbia mai visto.

Quando era finito, io non ho pensato “E’ finito” ma “Se ne sono andati”.

Olivia, Peter, Walter, Astrid, Broyles, Nina, Lincoln, Fauxlivia, Walternate, Alt-Astrid, Alt-Lincoln, Alt-Broyles, Charlie, Etta e tutti gli altri se n’erano andati.

Perchè Fringe è i suoi personaggi.

Perchè Fringe è lo sguardo spensierato di Olivia che guarda la strada.

Fringe 4x15 Olivia white tulip

Perchè Fringe è la paura negli occhi di Walter.

Fringe - 2x01 - A new day in the old town

Perchè Fringe è anche una storia d’amore.

Perchè Fringe è il disorientamento di Olivia.

Fringe - 3x09 - Marionette

Perchè Fringe è (e sempre sarà) la storia di un padre che ama suo figlio.

In cento episodi, ci siamo immersi tra universi paralleli, differenti timelines, incontrando, tra gli altri, mutaforma, porcospini umani volanti e numerose versioni diverse dei protagonisti ed è stata un’esperienza che rifarei senza nemmeno rifletterci due volte.

E voi? Che ne dite di dare un’occhiata, naturalmente se non l’avete già fatto, a questa splendida serie?

Spero che questa rubrica vi sia piaciuta!

Siate liberi di commentare e farmi sapere la vostra opinione!

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