Telefilm/White Collar

Recensione | White Collar 5×10 “Live Feed”

Caffrey è finalmente tornato. Anche se manderò una mail di protesta (?) in stile Sheldon Cooper sul fatto che le serie tv con pochi episodi (leggi White Collar) non dovrebbero avere pause. E’ una tattica per farle sembrare più lunghe? Pessima scelta! O forse no; ma la mia natura da telefilmaddicted, non ammette pause. Ma tralasciando se la pausa è giusta o sbagliata, i ‘Colletti Bianchi’ sono tornati con il botto. In tutti i sensi della parola. Puntata molto bella, per niente noiosa; mi ha incollato allo schermo per tutti i 40 minuti, e spesso anche in apnea.

Peter è in lite con Neal, e con se stesso. Li avevamo lasciati con una litigata di quelle che non si dimenticano tanto facilmente. Peter aveva scoperto, o meglio, aveva appianato le sue teorie, sul fatto che fosse stato proprio Neal a rubare le monete d’oro Gallese del loro primo caso, dopo la scarcerazione di Peter. Neal gli ha dovuto sbattere in faccia che l’aveva fatto per LUI. Per poterlo liberare. Ma Peter non l’ha presa molto bene: ha corrotto il sistema in cui crede e bla, bla, bla. Non ero affatto d’accordo con il Federale. Insomma, ti ha fatto un favore; ti ha aiutato, per l’ennesima volta. Conosciamo tutti Neal e sappiamo dei suoi
metodi poco ortodossi per far giustizia (?), quindi, stai a cuccia, che nessuno scopre niente. Forse. Anche Elizabeth gli ha consigliato di insabbiare tutto, e passare avanti; di non distruggere tutto ciò che hanno costruito negli anni. E questo ha mandato ancora più in tilt il Federale, perchè ciò che dice la moglie, ha sempre un peso in più, e quasi sempre, è la cosa giusta da fare.

Tra un pensiero, una corsa e una sudata, a Washington hanno un tempismo orrido in fatto di telefonate. Ricordate che non appena scarcerato l’avevano promosso, e fatto un sacco di complimenti barra regali (?), per premiare il suo lavoro? Ecco, la fatidica chiamata è arrivata proprio ora, nel momento peggiore della vita di Burke. Ma quando Washington chiama, si può dir di no? Sì, si può; ed è quello che fa il Federale. O almeno per il momento. Elizabeth non sprizzava gioia da tutti i pori quando l’ha saputo, soprattutto perchè sarebbe stato da lì a due settimane, ma diciamo che ha accettato con la stessa felicità il fatto che il marito è un
pezzo duro e non lascia lavori a metà.

Al Bureau arriva un nuovo caso, di un probabile falso ad un’asta d’arte, tipico. Jones capisce che qualcosa in Peter non va non appena nomina il nome di Caffrey. Senza bisogno di troppe spiegazioni Jones capisce che siamo di nuovo al punto “situazione scomoda Peter+Neal” e consiglia l’amico, nonchè boss, di non farsi mettere nuovamente i bastoni fra le ruote da Neal e si offre anche volontario per supervisionare lui stesso Caffrey, ma Peter gli dice subito di no. E’ una scelta di cui si pentirà sicuramente. BRUTTE parole. Dopo tutto quello che hanno passato insieme, sentire queste parole, era come se stesse ferendo una parte di me.
Senza farla troppo drastica, spero abbia detto tutto ciò per via del nervoso e della rabbia repressa. O perchè non fa FIKIFIKI con Elizabeth.

E se il Federale è in lotta con se stesso per decidere se portarsi Neal oppure no, all’asta d’arte, Neal&Mozz si incontrano con Hagen, per discutere l’ultimo accordo di una lunga serie. Neal vuole ritrattare, ma Hagen, che col passato&presente alla Crowley ne sa una più del diavolo (non voleva essere un riferimento spudorato, ma mi è uscito), è un passo davanti a loro: la vetrata del Mosconi, per la vita di Rebecca!Lo sapevo. Sapevo che sta donna avrebbe portato solo guai a Neal. E’ quello che hanno fatto un po’ tutte, Sara a parte. Motivo per il quale ho sempre e solo shippato lei con Neal. Era perfetta e, basta! Ho già fatto un monologo la scorsa volta e quella ancora prima e nel #Fangirliamo, ergo, non è il caso di fare il discorso ship una quarta volta. Dicevamo, la vita di Rebecca, sì. Hagen la tiene in ostaggio. Ma come è arrivato Hagen a Rebecca? Il mio sospetto la volta scorsa era che fossero in complotto insieme, ma se l’ha rapita, non penso siano dalla stessa parte. O forse no. In sostanza, in trenta minuti Neal deve consegnare la finestra e Rebecca sarà libera. All’indirizzo lasciatogli da Hagen, trovano una sorpresa: Rebecca non è lì, ma sul grande schermo. Hagen, sempre un passo avanti, una volta avuta la finestra ritratta e incastra la coppia di ferro (?), Neal&Mozz, facendogli decodificare il Capitolo13. Lavoro che deve continuare a fare Mozz da solo: Peter chiama Neal e quando il Federale chiama, NON puoi assolutamente dir di no.

Neal arriva all’asta d’arte e inizia ad ispezionare il presunto falso. E’ fatto bene, ma c’è una pecca: la firma del falsario C.H., ergo, Curtis Hagen. Ma perchè falsificare proprio adesso, appena uscito di prigione, con la stessa tecnica di prima, e proprio mentre c’è in ballo il Mosconi e tutto il resto? Probabilmente per soldi, pensa Peter, pensa Neal e non penso io. Ti pare che uno come quello non c’ha i soldi in tasca? Dopo una nuova e breve battibeccata tra Federale e “criminale”, Peter caccia Neal (e penso sia stato fatto apposta da Neal far infervorare ancora Peter, in modo da avere una scusa per dileguarsi) che ritorna da Mozz e Hagen, e dal Mosconi quasi decifrato. Una volta finito il lavoro, altra “sorpresa”: il ‘messaggio’ nascosto è una serie di simboli, che parevano simboli presi da quel formato di scrittura in word, symbol forse (?), senza un senso.

Al Bureau stanno setacciando mari&monti per trovare anche solo una briciola di Hagen, e Neal dal magazzino nel quale si trova con gli altri due, sente tutto grazie ad una specie di cimice infilata nella giacca del Manager dell’asta. Capta che i federali sono alle calcagna di Hagen e capta i toni non belli di Peter mentre parla con Jones di lui. Povero il mio Caffrey. Preso dal panico visto l’imminente arrivo dell’FBI al luogo in cui si trovano, dopo che l’hanno scoperto grazie alle transazioni fatte da Hagen, ha un’idea geniale: bruciare tutto. No, solo le pagine di sto benedetto Capitolo13. Ora capisco perchè anche il 13 porta sfiga. Quindi, giocando allo stesso gioco di Hagen, l’uomo della pioggia, ergo Mozz si memorizza tutti i simboli in testa; Neal butta a terra le pagine, le inonda con la benzina, chi non tiene taniche di benzina così in giro?, e minaccia di dargli fuoco se non libera subito Rebecca. Due telefonate e Rebecca è libera, e il Mosconi bruciato. Ops, qualcuno stava bluffando.

Neal corre a salvare la sua rossa e Mozz cerca un luogo sicuro dove poter andare. L’FBI arriva sul posto ed Hagen li aspettava bello beato, impaziente di raccontare tutto al Federale. Domanda: NESSUNO e dico nessuno si è reso conto del fuocherello che è divampato? Neanche odore di bruciato? Cenere per terra? Niente? Caffrey raggiunge Rebecca in una scena che sembrava una pubblicità, ci mancava solo la pioggia (solitamente in queste scene piove) e vanno a casa, dove, grazie a lei, hanno la risposta al codice: la Dea Sita, dea della ricchezza, aveva gli occhi fatti di diamanti rari. Diamanti della speranza; uno dei due è andato perso e  si ha un buco della storia su che fine abbia fatto. L’ipotesi, che poi sarà quella sicuramente, è che i Massoni l’avessero trovato e lo diedero a Mosconi, da custodire. Ergo, il Capitolo 13 del Codice, una volta decifrato, dice dove è nascosto questo diamante della speranza.

Speranza, quella che mi stava scarseggiando in questi minuti: l’FBI prende in custodia Hagen, lo porta in centrale ed inizia ad interrogarlo. Non ne ricavano molto, se non un invito a casa sua, esteso solo a Peter, per mostrargli qualcosa che gli permetterà la libertà. Ecco, è la fine per Caffrey. Ma, ci sono ancora tre episodi, mica lo faranno finire in galera subito? Mentre mi trastullo con i miei dubbi, Jones porta altre notizie orrende a Peter: la cavigliera di Neal segna che è stato tutto il pomeriggio con Hagen. Tutti si dirigono a casa di Hagen, Neal compreso, e, mentre Hagen blatera a Neal di implorargli la libertà, ecco il botto di cui vi parlavo  prima. Facciamo ciao ad Hagen, che ci ha lasciati proprio sul più bello. MA CHI HA  SPARATO? Avevo il brutto presentimento di veder girare l’angolo Mozz, ma, come per  l’omicidio di Siegel, Mozz non è in grado di freddare qualcuno solo per la libertà. Insomma, è  Mozz ed è un genio; non si abbassa a queste cose. Mentre cercano di capire chi abbia sparato  ad Hagen, Neal recupera dal suo portafogli, che l’addetto metteva nel sacchettino per le  prove, uno scontrino di un bar, con appuntati degli orari di entrata e uscita. Di chi? Di cosa?

 E arriviamo al finale succulento della puntata, che mi ha tenuto in apnea per tutto il tempo.  Peter e Neal si dirigono al bar dello scontrino, che caso vuole, è nello stesso quartiere dove è avvenuto l’omicidio di Siegel. Dai tavolini si scorge l’entrata di un palazzo. Si avvicinano per controllare i nomi sui campanelli e Peter si accorge che è il Palazzo Cooper. Chi vive al 3, segnato sul foglietto insanguinato? Apparentemente nessuno, il nome sul campanello è vuoto. Praticamente, qualcuno che non vuole farsi trovare. Prima di entrare in casa, raggi infrarossi, che Neal con l’occhio da falco vede subito e svia una possibile catastrofe. In casa trovano una cassettiera piena di fascicoli. Siegel ed Hagen spiavano la stessa persona. La stessa persona che ha ucciso entrambi. Ma perchè? E soprattutto, i fascicoli, cosa contengono? Dettagli super catalogati di TUTTI. Neal, Peter, l’intera divisione White Collar, Siegel, Hagen. Everybody. La domanda rimane una sola: chi vive li? Chi stavano osservando i due ormai morti? Qualcuno che voleva incastrare Hagen a quanto pare, visto che sul tavolo ci sono residui di esercitazione per falsificare la sua firma. Nello stanzino successivo abbiamo la risposta, agghiacciante. Risposta che mi ha indotto una serie svariata di insulti e ‘lo sapevo’ che probabilmente hanno svegliato tutti (vista l’ora tarda in cui ho visto la puntata), ma non importa. La ROSSA. REBECCA. LO SAPEVO, appunto. E’ lei dietro a tutto. E non solo. In un angolo, ecco lo “stanzino” dov’era tenuta prigioniera (?) da Hagen, ancora tutto inscenato. Mi trattengo perchè potrei risultare troppo volgare. Peter capisce che è l’appartamento di Rebecca e lo capisce anche Neal, che rimane pietrificato, incapace di poter dire qualsiasi cosa. Se solo ci fosse stato Mozz a quest’ora un “te l’avevo detto” ci  stava tutto. Anyway. Molte cose non mi tornano, ma sono sicura che vengano spiegate in quelle che  saranno due puntate bomba per culminare nel finale di stagione con una puntata fatta interamente in  apnea per l’ansia. Per esempio: perchè Siegel la stava spiando? Perchè Hagen la stava spiando? Erano  realmente in complotto insieme, oppure anche Hagen è stato vittima della rossa? Perchè ha sparato  ad Hagen proprio quando cercava di ‘sputtanare’ Neal? In casa non hanno trovato niente, ergo, lei è  passata prima a ripulire i nastri che incriminavano Caffrey. Quindi, era due passi davanti a tutti (?). E, per finire e per citare il mio amato Mozz, Neal e le donne, non vanno d’accordo. Questo avrebbe dovuto impararlo già tempo fa.

VI LASCIO CON IL PROMO DELLA PROSSIMA PUNTATA A CUI AGGIUNGO SOLAMENTE OMG.

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One thought on “Recensione | White Collar 5×10 “Live Feed”

  1. Le rosse gatte morte non mi sono mai piaciute! Lo sapevo che nascondeva qualcosa e mi scoccia che Neal si sia fatto abbindolare…e che Peter non capisca che ha rischiato la sua stessa vita per il suo amico!!!

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