Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×12 “The Diabolical Kind”

Finalmente lo hiatus invernale è terminato, e una delle serie con cui sono più ossessionata è ritornata in tutto il suo splendore. E, regalo di Natale tardivo, è tornata anche Moriarty: ciò fa di me una persona Felice #CapitalFNeeded

 

[ho la mente deviata abbastanza da considerarli una delle mie OTP preferite]

Io nutro infatti una sorta di venerazione per i cattivi, soprattutto se così cattivi e così geniali. Anzi, da grande (ok, da più grande) sono fermamente convinta di voler diventare diabolica come Jamie Moriarty. Se non fosse, beh, per l’insignificante problemino di legalità e moralità: per questo mi accontento ora di ispirarmi a Juliette Barnes di Nashville (a proposito, stay tuned per la rubrica Cattivissimo Me in cui parlerò di lei). Ma vabbè, torniamo ad Elementary.

Il bello di questo show è che nulla è solo bianco o solo nero: tutti i personaggi non possono essere restrittivamente etichettati in una sola maniera. Così il protagonista, che non è affatto l’eroe senza macchia e senza paura, ma è anzi un uomo pieno di contraddizioni, pieno di, se vogliamo, lati più oscuri, sebbene stia finalmente imparando a rapportarsi con le persone altre da se stesso. Così l’antagonista principale, Moriarty, che non è solo il cattivo (cioè, la cattiva) e basta, ma è un personaggio molto più complesso di così. E questo episodio ce lo mostra pienamente. Moriarty è: il Genio del male, è un’assassina, è una donna, è un’artista, è un rompicapo all’interno di un puzzle ed è… una madre.

Aspetta, che?

Yep.

Gli sceneggiatori hanno aggiunto molti più strati a questo personaggio rispetto a una semplice nemesi: Jamie Moriarty è, più che altro, un anti-eroe estremamente caratterizzato e complesso.

Così, il caso su cui Sherlock e Joan si trovano ad indagare assume tutt’altre sfumature, una volta svelato il sorprendente twist che la bambina rapita è in realtà la figlia di Moriarty, da lei “ceduta” ad una coppia che non riusciva ad avere figli. E alla luce di questo twist, è interessantissimo rivedere l’episodio daccapo “col senno di poi”, riuscendo così ad apprezzare appieno la complessità del personaggio di Moriarty che, all’inizio, credevamo volesse collaborare all’indagine – in cambio di qualche favore da parte del governo – solo perché chiamata in causa: Sherlock infatti aveva riconosciuto la voce di uno dei rapitori come quella dell’uomo che interpretava il ruolo di Moriarty e ritenendo quest’ultima, peraltro, direttamente responsabile del rapimento.

E invece, non autrice ma vittima lei stessa del rapimento della bambina. Non ha altri legami con lei se non il fatto di averla data alla luce (la maternità non sarebbe stata compatibile con le sue “inclinazioni”), la considera una “sconsideratezza all’inizio della carriera”, eppure rischia il tutto per tutto – tra cui l’incolumità fisica – per andare a salvarla, vendicandosi anche anche di tutti quelli coinvolti. Dai, su, ammettetelo: non è adorabile?

 
 
 
 

E si vendica anche con un certo stile, crudele come si addice al suo personaggio (non ha, infatti, tagliato la gola al responsabile del rapimento?)

Ed è stato interessante anche vedere la reunion vis a vis (non più, quindi, solo tramite fitta corrispondenza) tra lei e Sherlock, e tra lei e Joan la quale, a quanto pare, si è trovata on her mind. Il quadro gigante con il suo volto che Moriarty le ha dedicato, infatti, era un indizio piuttosto palese. E questo perché, se Moriarty vedeva le persone – ce lo disse nella prima stagione – come dei “giochi” da vincere (laddove Sherlock le vede come enigmi da risolvere), adesso, influenzata forse dallo stesso Sherlock, ha iniziato anche lei a vedere le persone come qualcosa da capire, più che da “giocare”. E Joan è qualcosa che Moriarty non riesce a comprendere: per questo la “studia”, perché è attratta dalle cose che non capisce.

E in effetti, Joan non l’ha capita. Non ancora, perlomeno. Per lei, infatti, Joan altro non cerca che “l’apprezzamento da parte di una mente superiore. La dimostrazione della tua importanza.” Il fatto è che Joan non cerca l’attenzione di nessuno, né tanto meno l’approvazione. Joan è, e l’ha dimostrato più di una volta, eccezionale e basta. Altrimenti, Sherlock non l’avrebbe in così grande considerazione (ed è l’unica persona, tra l’altro, che Sherlock genuinamente ammira #feelings). Insomma, Joan è, per Moriarty, un costante e frustrante punto cieco.

E mentre Sherlock è senza dubbio tuttora affascinato da Moriarty (e non credo sia solo per motivi “di studio”, come lui ha giustificato il fatto che le stesse scrivendo), Joan ne è totalmente indifferente (probabilmente è anche questo che affascina tanto Moriarty, abituata com’è a plasmare le persone che ha intorno a suo piacimento), e anzi, riesce a leggerla molto meglio di quanto sia in grado di fare Sherlock: come quando si rende conto che l’irritazione di Moriarty non derivava dal fatto che avessero scoperto il modo in cui comunicava con i suoi “soci” – attraverso dei messaggi in codice inseriti nei disegni – ma era qualcosa di più.

– Sembrava irritata.
– Avevo appena scoperto che aveva inviato un messaggio a Gaspar con i disegni.
– Beh, ho già visto quello sguardo. Era diretto a me. Era come se volesse uccidere quel tizio.

In ogni caso, come ho già detto, la stessa Moriarty è molto più complessa di così. A tal proposito, ho letto un commento su Tumblr che, nel mio delirio da fangirl, mi è rimasto impresso, e vale la pena riportarlo:

“Lei è imprevedibile col solo mezzo della logica. Per decifrarla e sconfiggerla sono stati necessari sia la logica, che l’intuito di Watson. Da qui deriva l’importanza, per lei, di spezzare il legame tra Sherlock e Joan incrinandone il rapporto, il tutto mentre salvava sua figlia […].”

Insomma, poche righe ma che riescono ad inquadrarla perfettamente. E’ indubbio infatti che le lettere che ha inviato a Sherlock fin dall’inizio di questa stagione, servano al suo scopo di “manipolazione”. Lei sta giocando con lui, e sta tentando di “separarlo” dal mondo che si è faticosamente costruito intorno. E il turbamento di Sherlock nel rivederla, ma il sentimento che usa quando risponde alle sue missive, potrebbe farci sorgere il dubbio che Moriarty stia davvero riuscendo ad insinuarsi – di nuovo – nella mente di Sherlock, sebbene lui abbia tanto sollecitamente spiegato a Joan che nutre ora, nei confronti di lei, un interesse puramente scientifico. Ma non diceva così anche della sua “prima assassina”? Eppure il coinvolgimento dimostrato in quel caso andava ben oltre l’interesse scientifico.

E, in effetti, l’ammette egli stesso:

Ho pensato a quello che hai detto l’altro giorno. Sui sentimenti che potrei ancora provare per lei. Avevi ragione, come sempre in questi casi. Nonostante tutto, continuo a sentire una certa… attrazione. Nei mie momenti di debolezza ho considerato l’idea che fosse in grado di cambiare. Suppongo perché anche io ho subito una trasformazione. 

Così, se è vero che forse il modo che ha ora Moriarty di vedere le persone sia stato influenzato da Sherlock, è altrettanto vero che tale influenza non è unidirezionale: secondo me, infatti, Moriarty avrà sempre, in qualche modo, un certo “potere” su Sherlock. Ed è questo che rende i due personaggi – e questa serie – così interessanti: come dicevo in apertura, infatti, non c’è mai nulla di solo bianco o di solo nero.

E forse questo lo sa anche Joan: quando informa Sherlock che Moriarty, nonostante le gravi ferite riportate a seguito della sua evasione per andarsi ad occupare dei rapitori della figlia, sopravviverà, il suo tono lascia intendere che si tratti di una buona notizia perché, per quanto lei disprezzi Moriarty, sa che, nonostante tutto, è una buona notizia per Sherlock.

Ho già detto che amo questa serie alla follia?

Ora, mi rendo conto che si è trattata di una recensione un po’ sui generis: più che un vero e proprio commento, questo articolo è un piccolo insight nel personaggio di Moriarty, ma dopotutto l’episodio l’avete già visto, inutile che ve ne racconti la trama. E poi, il ritorno in grande stile del Genio del male lo meritava (tanto più che, essendo Natalie Dormer impegnatissima sul set di Game of Thrones, Moriarty non ci fa compagnia spesso: quando accade, insomma, la cosa va celebrata).

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, All In The Family:

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