Film

Recensione | The Internship

Il film inizia con una canzone che la dice lunga su quella che sarà la linea narrativa del film.
Consiglio personale: se riuscite, guardatelo in inglese.
Sfido chiunque ad aver ascoltato Ironic senza pensare a tutte le sfighe che gli sono capitate, o potrebbero capitargli, nella vita.
Quindi, quando partiamo con Bill McMahon (Vince Vaughn) che si dà la carica con questa canzone convincendo anche il compare, Nick Campbell (Owen Wilson), a farlo, è chiaro che qualcosa andrà storto.
Certo, loro non possono nemmeno immaginare che l’azienda per cui lavorano abbia chiuso i battenti senza dire nulla. Come non possono immaginare che sarà proprio il cliente, a cui stanno tentando di vendere degli orologi, ad informarli del fallimento.
Quando i due si presentano dall’ex datore di lavoro – personaggio che rispetta in tutto e per tutto quei vecchi che non sanno aggiornarsi -, per chiedere spiegazioni, la discussione si focalizza sul tempo. Il mondo è andato avanti. Non ha più bisogno di orologi, perché esistono cellulari e computer.

– Le persone vogliono vedere persone, non i terminator.
– Le persone odiano le persone! I tempi sono cambiati.

Anche nel lavoro, le macchine hanno sostituito gli uomini, perché costa meno. Nel mondo, le cose sono cambiate e trovare un lavoro è più difficile, soprattutto quando si ha una certa età e non si è al passo con i tempi.

Preparatevi, perché non è bello là fuori e voi siete dinosauri. Accettatelo. Dove andrete, ci siete già stati.

Dopo un ringraziamento per il lavoro svolto, il loro ex capo li congeda, regalando loro due orologi.
In macchina, riparte Ironic e, questa volta, la canzone ha tutto un altro sapore per loro.
Billy ha problemi con la moglie, che gli rinfaccia di progettare in grande senza mettere mai in nulla in pratica e lo lascia, stanca di farsi deludere, dopo aver trovato l’esproprio sulla porta di casa.
Nick, alla partita del nipote, parla con la sorella che gli dice di aver fatto bene ad andare sul sicuro e perde le staffe contro l’allenatore di baseball del nipote.

I nostri due sfortunati ex-venditori si ritrovano a parlare su una panchina a piangere delle proprie sventure.
Arrivato a casa, Billy cerca lavoro su internet. Proprio mentre sembra pronto ad arrendersi, digita “google” nel motore di ricerca – non fatelo, ci ho già provato io -.

Nick, intanto, ha accettato un lavoro al negozio di materassi del tipo che esce con sua sorella – M’è partito un “Buddy!” così, a random, visto che ho rivisito “Elf” da poco -.
Durante una vendita, Billy entra nel negozio e gli propone un’alternativa. Un colloquio – online – per uno stage da google.
Kevin – il tizio – continua ad insultare Billy e Nick, in maniera anche ridicola, se vogliamo, così Nick si decide: lascia il lavoro per il colloquio online.
I due non possiedono una webcam – dinosauri! -, quindi vanno a fare il colloquio in una biblioteca – bambini pestiferi -. La loro incompetenza in merito è così palese da essere imbarazzante – ma tipo tanto, imbarazzante -, ma i due si mettono a sviscerare la verità sulla loro condizione – sì, m’è quasi scesa la lacrimuccia, devo ammetterlo -.
Nella sala riunioni di google si sta decidendo chi viene accettato per lo stage. Sembrano tutti restii a farli entrare nel programma. Prima di andare avanti, però, uno dei giovani Manager fa notare loro che stanno cercando pensatori fuori dagli schemi.

Con chi vorreste trovarvi bloccati al bar, in aeroporto, da un ritardo? Il milionario che sa che rimpicciolendoti il tuo rapporto forza/peso ti farà saltare più in alto o i pensatori che hanno trasformato la trappola del frullatore in un vantaggio?

Inizia così l’avventura dei nostri due Dinosauri, a Google.
La tecnologia e la novità li lasciano spaesati e confusi, ma i due sembrano nel paese dei balocchi, tra cibo gratis e scivoli al centro dell’edificio – è tipo un parco divertimenti dove uno va a lavorare. Inutile dire che mi sono rivolta a mio fratello e gli ho detto “Andiamo a lavorare a Google?” -.
Nick conosce Dana, uno dei manager, donna concentrata sul lavoro e nient’altro.
Dopo un paio di situazioni imbarazzanti, tra cui venire scambiati per dei manager da uno degli stagisti che sta tentando di lisciarsi i superiori, e discorsi strambi, i due finiscono nel gruppo di Lyle, il ragazzo che era intervenuto per farli entrare.
Solo una squadra vincerà il contratto. Qui Nick fa una citazione, dicendo che lo stage sarà come un Hunger Games. Quello che risulta quasi incredibile è che sappiano cosa siano gli Hunger Games e zero di tecnologia moderna, ma, a parte questo piccolo dettaglio, si evince che i due affrontano ogni sfida con un fiume di parole che a volte confonde, disturba e sfianca.
Durante la divisione dei gruppi, quasi tutti riescono a trovare il proprio gruppo, tranne i due Dinosauri – o Casi Umani, a seconda di chi li insulta – e Lyle non riesce a farsi un gruppo, così i due si uniscono a lui e ad altri tre ragazzi, un cinese, Yo-Yo, perennemente sottomesso alle direttive della madre, Stuart, attaccato al telefono tutto il tempo, con la lingua tagliente, e Neha, una ragazza che si presenta parlando di cosplay – sono saltata sul divano biascicando uno “spooooosami” -.

Credo si essermi innamorata di Stuart a prima vista e no, non solo grazie a Dylan O’Brien. Diciamo che ho una predisposizioni verso personaggi stronzi e senza speranza – anche il fatto che sia davvero bello aiuta -.

Lyle è tipo entrato nella lista dei miei personaggi preferiti dalla prima volta che ha aperto bocca, senza contare che è così dolce che non facevo altro che fare facce idiote, ogni volta che entrava in scena.

La prima sfida sta nell’individuare un bug che disattiva l’audio di un prodotto. I due cominciano a parlare mentre gli altri stanno cercando di trovare la soluzione. Così gli altri li mandano a cercare il programmatore del prodotto, danno loro un nome falso (davvero, ragazzi, non conoscono Charles Xavier?) e una descrizione del professor X che, sfortuna vuole, corrisponda ad uno dei professori dell’università di Stanford.
Intanto, neanche il resto del gruppo sembra andare molto d’accordo.
I due vengono presi in giro da tutti, proprio perché non sanno nulla e sono vecchi.

Ti ricordi che effetto faceva, fare bene qualcosa?

Anche lo sport è cambiato. Le squadre, infatti, si sfidano ad una partita di Quidditch – non avete idea di quanto abbia fangirlato -.
Le espressioni di Stuart sono sempre le migliori.
Dopo una prima metà gara disastrosa, la squadra si unisce, grazie ai due Dinosauri – citazioni di Flashdance che, a volte, servono. Ho riso come una pazza -, e si porta ad un passo dalla vittoria. La squadra avversaria, però, bara e riesce a prendere il boccino d’oro – voi non avete idea delle risate che si sono scatenate dopo aver visto questa scena -.

Essere una squadra, però, non basta. Anche perché una squadra è composta da persone e questi sono tutti tipi un po’ strambi. Mettere insieme tutte queste personalità e farle collaborare è come tentare di non fissare il naso di Owen Wilson in tutta la sua ipnotica bruttezza.
Mentre Billy continua a fare fatica ad adattarsi a quel mondo e ai suoi termini, Nick continua a tentare di approcciarsi a Dana, che sembra meno sulle sue, rispetto ai loro incontri precedenti.

La seconda sfida consiste nel creare un’app e vince chi ottiene più Download. Arabo, per i nostri Dinosauri che propongono un’app che è l’equivalente di Instagram – che loro non conoscono – e continuano a sbagliare a pronunciare “online”.

Per unire la squadra i più grandi portano i ragazzi a fare un giro, mangiano fuori e poi finiscono in un locale in cui i ragazzi danno il meglio – e il peggio – di sé. Voi non potete capire cosa m’è partito alla vista di Stuart/Dylan con gli occhiali di traverso.
Lyle riesce a parlare con la donna che gli piace e a offrile da bere, la cosa mi ha scatenato una serie di risate che non riusivo a contenere. La squadra, però, finisce per essere buttata fuori dal locale, a causa di una rissa. La citazione di Ritorno al Futuro mi ha letteralmente uccisa.

I cinque finiscono ad ammirare il panorama della città e a parlare della serata. Nasce così l’idea per l’app, che permette alla squadra di vincere la loro prima sfida, oltre ad unirli in quanto squadra.

Billy non riesce ad imparare quanto Nick, non riesce a stare al passo e la terza sfida, nonostante venga aiutato dall’uomo con le Cuffie – un tipo sempre sulle sue, con le cuffie addosso, velocissimo con il computer -, viene persa per colpa di un suo errore.
L’uomo, sentendosi fuori posto, abbandona la squadra per un lavoro come venditore, proposto dal loro ex datore di lavoro.

L’ultima sfida, infine, mette alla prova le capacità della squadra nel campo delle vendite, ma la loro punta, Billy, appunto, se n’è andata e i ragazzi non se la cavano bene.
Nick, intanto, va a riprendere l’amico per riportarlo a google, ma il tempo è quasi scaduto.

Alex (la squadra) riuscità ad impressionare la giuria (riscirà a farsi assumere)?

Ok, il film non ha una trama di fondo così originale, ma è uno di quei film di cui, di tanto in tanto, ho bisogno. Uno di quelli che ti fa sperare, ti fa provare tenerezza per i personaggi e ti fa tifare per la squadra di sfigati un po’ strambi, che erano partiti sentendosi migliori dei Dinosauri che gli erano capitati come compagni. Mi sono piaciute le caratterizzazioni dei personaggi e la loro evoluzione, soprattutto quella dei protagonisti. La recitazione l’ho trovata davvero buona, ma ero così “dentro” questo film, che, forse, sono poco obiettiva. A me è piaciuta, ecco. Altra cosa che ho adorato sono state le inquadrature e i colori. Non sono fan dei toni vivaci, ma tutto quel rosso-verde-blu-giallo mi ha davvero messo allegria. Li ho trovati molto azzeccati. Ho amato le citazioni a Star Wars, Flashdance, Ritorno al Futuro ecc. Insomma, io ci sguazzo in queste cose [semi cit.]. Proprio in merito a queste, ero, letteralmente, piegata in due dalle risate, quando Billy se ne esce con questa battuta:

– Sapete a chi altro non è andata bene?
– Racconta tutto, dai…
– Alla ragazzina della città dell’acciaio, Alex. Quando ebbe la sua occasione di fronte a quei palloni gonfiati, inciampò e cadde. Volete sapere una cosa pazzesca? Si rialzò subito in piedi, strinse quel sederino, pompò le gambe e danzò fin dentro i loro cuori, conquistando un posto nella scuola.

Il nocciolo della questione sta nelle due frasi che seguono e che, a mio parere, risate a parte, riassumono bene il significato del film:

La cosa, nella vita, che ci spaventa più di tutto? Cambiare.

Se difendi i tuoi limiti non li supererai.

… Ma merita anche solo per le risate che strappa. Notate, io ho pianto, nel finale, quando l’ho visto in inglese.

Il Trailer in Italiano:

Ringraziamo: Hobrien | « If you say one word | Dylan O’Brien Fans. ϟ

One thought on “Recensione | The Internship

  1. Complimenti per la recensione, che è davvero ben fatta.
    Ho voglia di vedere questo film (a cui faccio il filo da parecchio), ma spero di riuscire a farlo in inglese (non voglio la voce di Dylan doppiata, okay? L’ho sempre sentita in originale e così continuerò!).
    Sembra un buon film, magari non originalissimo, ma non uno di quelli fatti per ridere, che non fanno ridere per niente.

    "Mi piace"

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