Homeland/Telefilm

Recensione | Homeland 3×10 “Good Night”

Buonasera (in realtà è pomeriggio, ma fa niente xD), pelatini.
Lo so che vi stavate chiedendo dove diavolo fosse finita la recensione di Homeland della settimana ma credetemi quando vi dico che non ho proprio avuto tempo! Poi la fine si avvicina e lo so che da qui in poi può succedere di tutto e mi devo mettere nel mood per gli shock e i colpi al cuore altrimenti non ce la posso fare. Quindi devo proprio sentirmela di vederlo, ecco.
L’episodio di questa settimana è stato una bomba. BELLISSIMO. Ad altissima tensione, sono rimasta col fiato sospeso per gran parte della puntata. Veramente bello.

L’episodio si apre proprio con il mio personaggio preferito: Peter Quinn. Peter che aspetta Carrie nella hall per poterle parlare, cosa che non ha fatto dalla sera in cui ha dovuto spararle.
Lei ce l’ha con lui, come è anche comprensibile che sia, ed è anche un po’ accecata dalle emozioni in questo. Peter infatti conferma subito il mio pensiero della scorsa recensione: ha sparato lui perché era certo di poterla colpire senza ucciderla e senza causarle troppo danni.

Non potevo rischiare che fosse qualcun altro a sparare.

Carrie, io ti adoro, ma apri gli occhi ti prego.
C’è una persona che si preoccupa per te, veramente. E non chiede niente in cambio, non ti ha neanche esternato i suoi sentimenti che secondo me sono chiarissimi, cristallini e tu lo respingi.
Sì okay, sulla cartella clinica aveva ragione però. Dopotutto è una violazione della privacy. Però il motivo per cui lo ha fatto secondo me attenua le circostanze.
E’ seriamente dispiaciuto per quello che è successo, era preoccupato per lei per la spalla ed ora lo è perché porta in grembo un bambino e non sembra curarsene.
Lei dice che quel bambino non è di Brody solo perché pensa che così la situazione diventi meno “complicata” agli occhi di Quinn ma il punto non è di chi è figlio il bambino, il punto è che c’è un bambino. Ecco.
Lo so che lui ha risposto “sì” alla domanda se le circostanze riguardassero Brody ma sono fermamente convinta che anche lui si sia “nascosto” dietro questa cosa.
Il lavoro che fanno, la vita che conducono, portano immenso stress e poca cura della propria persona a livello salutare. Tutto questo si riversa anche su un bambino, i rischi sono tantissimi e credo che Peter lo sappia bene e che sia per questo che le ha suggerito di farsi da parte per quest’operazione estremamente delicata e, di conseguenza, anche molto stressante.

 

 

 

Intanto ci ritroviamo con Brody ed i ragazzi in territorio iracheno che aspettano il momento giusto per dare il via all’operazione. Fra scherzi, battute, cibi cotti alla bell’e meglio, ci ritroviamo abbastanza presto all’inizio dell’operazione.
Tutto procede bene con i vari controlli, le trasmissioni sono buone, la visuale pure, i droni fungono e sono al loro posto. Insomma, c’è qualche piccolo intoppo però è tutto pronto.
Ovviamente le cose non sono MAI così semplici e proprio quando sta per iniziare l’operazione uno dei droni ha un problema tecnico e salta il collegamento visivo ad esso associato. Perfetto.
Intanto però l’operazione deve andare avanti lo stesso e quindi le squadre si mettono in movimento anche senza il supporto esterno della Centrale.
(Mi è piaciuto molto il rito scaramantico di Saul e la gomma da masticare porta fortuna. Credo che sia una specie di “rito” per le grandi operazioni… un po’ come i riti degli sportivi prima di una gara, per intenderci).
Non sarebbe veritiero, e non sarebbe neanche Homeland, se tutto filasse perfettamente liscio. La situazione in Terra è sempre diversa da quello che ci si prefigge, ed è per questo che ci sono vari piani d’attuare in situazioni diverse.
Non si può mai sapere con certezza cosa s’incontrerà sul territorio e questo caso non fa affatto eccezione, anzi.
E’ da qui che inizia il vero e proprio macello e la parte catartica dell’episodio. Quella da apnea insomma.
Infatti mentre la Kilo-Alpha (la squadra con cui si trova Brody) aspetta la conferma di Langley per attuare un piano B -visto che la strada che dovevano percorrere inizialmente in questo momento non può essere intrapresa-  la polizia locale li raggiunge. La squadra finge un problema all’auto e poi parte subito con la bugia che si erano preparati in precedenza con la questione “Al-Qaeda” ma la polizia locale non se la beve e sono costretti a farli fuori.
Brody non reagisce affatto bene alla situazione, anzi, entra in panico totale ed è il “capo” della Kilo-Alpha a farlo tornare in sé, con metodi un po’ forti ma efficaci.
Ormai ci sono dentro, d’altronde. Avere paura è normale, ma tornare indietro non è un opzione. O si va avanti o si muore, non c’è altra scelta.

Intanto la Casa Bianca manda nella sala operativa un generale dell’esercito e il Senatore Higgins per dare supporto alla squadra e tentare di contenere tutti i danni collaterali.
Questa volta il Senatore mi è parso più ragionevole del solito e l’ho visto già un po’ più preparato ad essere il Direttore della CIA. Sembra essersi fatto un po’ una ragione di come funzionano le cose, insomma.

Ma ovviamente i problemi delle squadre non sono affatto finiti. Infatti nel frattempo un drone individua due hummer iracheni nella loro zona.
Non rappresentano un vero pericolo, ma comunque la Kilo-Alpha decide di separarsi: uno di loro porterà Brody al confine e gli altri rimarranno indietro.
Sfortuna vuole che l’auto prenda una bomba ed esploda dividendosi in due parti perfette.
Io in questo punto ho strillato, sinceramente. Per un po’ ho pensato che fosse morto Brody perché avevo letto un’ intervista, poco tempo fa, di Alex Gansa in cui si parlava dell’idea di far morire Brody che gira già dalla prima stagione ma che ancora non era stata attuata perché altre story-line avevano trovato spazio. E quindi ho pensato che secondo gli autori fosse arrivato il momento.
(Tra l’altro la reazione di Carrie che si contiene a fatica mi ha uccisa).
E interviene quindi Mike dalla Casa Bianca con la proposta di inventare una scusa e tirarsi fuori d’impaccio evitando un’incidente internazionale che potrebbe portare a gravissime conseguenze.
Ma per fortuna Saul si oppone perché ringraziando il cielo sono sopravvissuti entrambi, anche se al guidatore è partito un pezzo di gamba e quindi non possono allontanarsi dal luogo dell’incidente ma solo ripararsi ed aspettare l’arrivo della Kilo-Bravo.
La squadra non ci mette tantissimo ad arrivare ma i problemi non potevano certo finire qua, vi pare?!
Mentre stanno per andarsene qualcuno apre il fuoco contro di loro: una pattuglia irachena.
Le possibilità di scampo sono pochissime e così si decide di mandare all’aria l’operazione e salvare tutti gli agenti con l’utilizzo dei missili “hellfire” (un nome, un programma).
Ma Brody si oppone, non importa quanto il generale e gli altri compagni provino a farlo ragione, non vuole assolutamente lasciare l’operazione ora che sono così vicini al confine, solo trecento metri. Tutto quel lavoro sprecato! E anche l’impossibilità di rimediare agli errori fatti del passato.
E così Quinn passa il suo microfono a Carrie così che possa parlare con Brody e farlo ragionare, perché solo lei può riuscirci, fra tutti quanti.

 

 

 

 

Il problema è che Brody non ascolta neanche Carrie, la mette in una situazione difficile perché crede in lei e si butta a perdifiato lungo la distesa trovando riparo dietro un tronco o qualcosa di simile. Viene raggiunto poco dopo da Ayman Jassim che ha mandato avanti la squadra col ferito, rimanendo indietro, solo per aiutare Brody.
Quando stanno per varcare il confine ecco un altro colpo di scena: uno squadrone di militari gli si para davanti, puntandogli contro i loro fucili.
Vengono subito attaccati, bloccati a terra e Brody mette subito in atto la sua “scena” di rifugiato politico.
Per fortuna questa volta va tutto bene: la squadra è iraniana e non iraqena e li prendono in ostaggio portandoli in un luogo più sicuro.

 

 

 

Ebbene sì, Brody ce l’ha fatta! Il sorriso di Quinn è stato bellissimo, sembrava un bambino, e Carrie che è talmente sollevata che potrebbe crollare da un momento all’altro per il rilascio dell’adrenalina.
Però non è certo finita, siamo solo all’inizio in realtà!
E Carrie si mette subito all’opera per tentare di aiutare Brody e chiede supporto a Fariba -finalmente eccola che ritorna!- chiedendole di chiedere a suo zio di prestare la sua abitazione come “casa sicura” all’intelligence americana così che quando arriverà il momento potranno recuperare Brody senza troppi rischi.
(Io ho la vaga impressione che è proprio con il recupero di Brody che si chiuderà la stagione… magari lasciandoci con il cliff-hanger per la serie: ce la faranno o meno? Ho il terrore di questa csa xD)
Intanto in Iran Brody incontra finalmente Javadi, ma non è certo un bell’incontro. Infatti Javadi uccide Ayman a sangue freddo shockando profondamente Brody.

 

 

 

 

Sì, lì per lì sono rimasta senza fiato anche io ma la scelta di Javadi, per quanto contestabile, è stata molto intelligente. Ayman sarebbe stato interrogato e torturato e, eventualmente, li avrebbe traditi mettendo a rischio non solo l’intera operazione ma anche la vita di Brody e, soprattutto per lui, la sua.
Non che Ayman fosse un traditore. Ma è come ha detto Brody: alla fine cederai, perché le torture andranno oltre e non riuscirai più a resistere, farai qualunque cosa pur di salvarti.
E questo è un rischio che non possono permettersi.

Beh, that’s it!
Vi lascio con il promo del prossimo episodio e con i soliti ringraziamenti 😛

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=_Bqbl_-kbLc%5D

Ringraziamo: Diario di una fangirl. | TelefilmSeries.Com | Telefilm. ϟ | Beyond the Good and the Evil | Serial Lovers – Telefilm Page | La vita è come te la fai. | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita

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