Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×09 “On The Line”

Pomeriggi di settantadue ore. Qual è il modulo da compilare per richiedere che i pomeriggi abbiano settantadue ore? Perché questi giorni pare che tutto mi cospiri contro: i sottotitoli di questo episodio sono usciti tardi, io sono sommersa di roba da studiare, ho un sacco di esercizi da suonare, recensioni da scrivere, devo ancora fare il cambio di stagione nell’armadio e devo pure andare fuori città a prendere il basso a cinque corde a cui ho fatto sostituire i pickup. Quindi, delle due l’una: o smetto di studiare, o qualcuno provvede ad allungarmi i pomeriggi. Purtroppo, però, entrambe le cose sono totalmente irrealizzabili e così, l’unica soluzione possibile in questa temporalesca domenica di novembre, è quella di scrivere questa recensione in un lampo. A fine articolo vi dirò se ci sono riuscita.

L’episodio è stato veramente bello. So good, direbbero gli americani, espressione che ho sempre trovato più efficace di qualsiasi altra che possa corrisponderle in italiano, e non so nemmeno per quale motivo.

Episodio bello, dicevo, e anche parecchio “dark”, e non solo per il caso. Il caso, comunque, di cui si occupano Sherlock e Joan ha a che fare con un serial killer parecchio inquietante, inquietante nel suo essere totalmente indifferente nei confronti del mondo esterno, così calmo e flemmatico (ma anche sfacciato) che l’ho trovato davvero disturbante nella sua “creepytudine”. Addirittura, persino Sherlock davanti a lui perde il suo autocontrollo, tanto da finire col dargli un pugno dritto sul naso. L’ultima volta che l’abbiamo visto ragionare in preda a sentimenti così palesi,  tanto da ricorrere alla violenza non è stato – correggetemi se sbaglio – con Sebastian Moran, erroneamente ritenuto da Sherlock l’assassino di Irene?

Perdita di autocontrollo che gli procura – dito rotto a parte – un ordine restrittivo, la rimozione dal caso e la perdita della lucidità tipica di un analista pragmatico come lui. Addirittura, arriva a ritenere che l’unica soluzione possibile – dato che non riescono a trovare prove che lo inchiodino – incastrare il colpevole, il che è totalmente contro quel sentimento di giustizia che Sherlock persegue. Personalmente, amo vedere questi lati così umani di Sherlock, considerato, comunque, che in questa serie Sherlock è – principalmente – umano: già il fatto che fosse un drogato in via di recupero la dice lunga. E non è, in ogni caso, solo una macchina, solo un “rivelatore di bugie”. Sherlock è, tra le altre cose, anche un uomo arrabbiato (lo dice in riferimento al caso, ma è di sicuro un’affermazione di più vasta portata).

Inoltre, scopriamo anche che l’eccentrico comportamento di Sherlock non è ben visto dai poliziotti del distretto con cui collabora. Il suo ritenersi superiore agli altri, il suo trattare le persone sgarbatamente, non fa bene né al morale del gruppo né aiuta a svolgere il proprio lavoro con la professionalità richiesta. Uno dei detective, infatti, direttamente attaccato da Sherlock per la sua “incompetenza”, mette praticamente a rischio l’intera indagine. Il che non aiuta certo Sherlock a capire il punto di vista di Joan, ossia che dal trattare gentilmente gli altri potrebbe anche derivarne qualcosa di buono. Per esempio, potrebbe far sì che i poliziotti del distretto li vedano più di buon occhio: pare, infatti, che i due non siano tanto popolari, fuori dalla cerchia di Gregson e Bell. E qua, applausi al Capitano Gregson che ha messo in chiaro il fatto che chiunque metta in discussione l’uso che fa delle risorse che ha a disposizione, che siano Holmes e Watson, o la macchinetta del caffè, è libero di andarsene.

In ogni caso, secondo Joan, Sherlock ha pure un potenziale di “gentilezza” solo che

“Hai questa piccola zona di cortesia, in cui però sei disposto a includere solo me.”

 
 

Ommiddio, #feelings. Ho adorato questa scena. Pucciosi. Ecco come sono Sherlock e Joan, pucciosi.

Solo che, a fine episodio, il dialogo tra i due è tutto fuorché puccioso (ed è qui la parte diciamo “dark”, da intendersi insomma non come prati in fiore e arcobaleni). Il fatto è che abbiamo sempre visto i due appianare le proprie divergenze con qualche gesto dolce – soprattutto da parte di Sherlock (tipo, “ciao, ecco un baule di casi irrisolti”) – ma in questo episodio no. Non si è nemmeno trattato di un vero e proprio litigio, badate, ma Sherlock praticamente dice a Joan che deve accettare il fatto che lui non sia un uomo gentile. Che sia, al contrario, brusco e a tratti crudele. Insomma, con lui può esserci solamente un prendere o lasciare. Ed è una cosa, dice Joan, che “nessuno può accettare per sempre”. E lì il mio cuoricino di fangirl si è un attimo fermato, perché ho già immaginato qualche disastroso fallout tra i due, per cui si allontaneranno e dovranno trovare il modo di riavvicinarsi. Il che è assolutamente crudele, e se mai dovesse accadere una tragedia simile, mi troverete in un angolo rannicchiata in posizione fetale a disperarmi per la mia non-ship più adorata.

Vabbè, tornando a noi. E allora, la zona di cortesia che riserva solo a Joan? Il fatto che con lei sia buono?

“Ti considero… straordinaria. Per cui, compio uno sforzo straordinario per compiacerti.”

                                

Il che è sì una bella cosa, ma è stato proprio il contesto della conversazione a conferire al tutto un tono non propriamente confortevole. E ora io sono in attesa di vedere come si svilupperà ulteriormente il rapporto tra i due, soprattutto se Sherlock inizia a mettere Joan su un piedistallo. L’ha fatto con Irene (lei era la donna, roba che Dante e Petrarca impallidiscono di fronte al modo in cui lui l’aveva idealizzata) e di sicuro non ne è uscito nulla di buono. E non perché – ovviamente – Joan lo farà soffrire o che (insomma, è di Joan che parliamo!), solo che… boh, non voglio che per qualsiasi motivo poi lui soffra. Sì, io mi preoccupo di più per i personaggi immaginari che per la gente che ho intorno. E sì, la cosa mi va benissimo.

Detto questo, vi confermo che sono riuscita a scrivere la recensione in un lampo: penso che si  noti, visto che è anche notevolmente più breve rispetto ai miei standard (almeno ottocento parole in meno) ma penso di aver comunque toccato i punti salienti dell’episodio (pur se in maniera un po’ frettolosa, ma oggi va così).

Vi lascerei con il promo del prossimo, Tremors, che andrà in onda il 5 dicembre, ma ancora non è uscito, quindi ciccia.

Ringraziamo: Serie Tv, che passione ღ | Beyond the Good and the Evil | Elementary Italia | • Telefilm Dependence • | La vita è come te la fai. | Gli attori britannici hanno rovinato la mia vita

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2 thoughts on “Recensione | Elementary 2×09 “On The Line”

  1. Voglio anch’io pomeriggi di 72 ore! Così non mi sarei ridotta a vedere l’episodio solo oggi.
    L’episodio era davvero bello, sono d’accordo. Un caso proprio dark, come hai detto tu. Alla fine, quando il marito riabbraccia la moglie mi stavo per mettere a piangere.
    Sì, sì, hai ragione, dev’essere stata in occasione di Sebastian Moran che abbiamo avuto l’occasione di vedere Sherlock perdere la calma in questo modo.
    Comunque… parliamo della bromance. Aww, lui è gentile solo con lei! Ed ero proprio così, con gli occhi a cuore e un bisogno repentino di un defibrillatore. *______* Però… non devono litigare per davvero! Arriverà quel momento in cui lei non sopporterà più di essere l’unica con cui è gentile (che poi, Joan, di che ti lamenti, esattamente? Cioè, c’è una bella differenza tra “tratto male solo te” e “tratto bene solo te”, o no?)?

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    • “c’è una bella differenza tra “tratto male solo te” e “tratto bene solo te”, o no?”

      Quant’è vero!

      Solo che Joan ha un po’ il compito di fare il grillo parlante del burbero, brusco, poco gentile e crudele Sherlock, quindi cerca per forza di fargli capire come si sta al mondo. Tipo maestra dell’asilo, perché Sherlock è un po’ un bambino!

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