Telefilm/The Walking Dead

Recensione | The Walking Dead 4×06 “Live Bait”

Morta. Più che l’influenza zombificante, poté la noia.

Vi fermo subito: non venite tanto a dirmi “eh, ma tu di The Walking Dead non hai capito proprio niente! Perché The Walking Dead non è solo sbudellamenti! Questo si chiama sviluppo del personaggio! Se ti interessa solo il sangue allora vatti a vedere Final Destination!!1!one! Questo episodio è contingenza trascendentale che nemmeno Giorgio Albertazzi tarapia tapioco due cose come vice-sindaco. Questa serie è pura introspezione sibaritica posterdata per due, anche un pochino antani in prefettura, e prematura anche!”.

No. Ho passato l’estate a sviscerare ogni minima sfaccettatura della serie, a spiegare in un post (che ritengo uno dei miei lavori migliori) il perché e il percome The Walking Dead sia una serie sull’umanità e non sui mostri. Il perché e il percome lo sbudellamento passi in secondo piano in favore di un’attenta analisi dell’evoluzione psicologica dei personaggi, del modo che hanno di reagire all’apocalisse, delle dinamiche sociali, dell’interazione all’interno del gruppo e della vita in funzione di questo. Insomma, credo di essere abbastanza cosciente di quale sia il vero significato di The Walking Dead. Solo che questa puntata è stata di una noia mortale. Non fraintendetemi: è stata incredibilmente ricca di spunti per quanto riguarda la figura del Governatore, ci ha permesso di dare uno sguardo all’interno della sua anima tormentata, ci ha permesso di comprenderlo meglio, considerando che l’avevamo lasciato pazzo e fuori controllo. L’ho ben colto, questo. Solo che il tutto è stato reso con una lentezza esasperante e, vuoi per gusto personale, vuoi per abitudine, io difficilmente riesco a reggere un episodio in cui tutti i quaranta minuti ruotano intorno a un solo personaggio, senza traccia di nessun altro. Non è inusuale, badate: gli episodi tal-personaggio-centrici capitano di continuo, ma nelle altre serie che seguo c’è un equilibrio (o una simmetria) che in questo telefilm manca del tutto. The Walking Dead, come i signori dei Sith, vive di assoluti: o tutto o niente. Dobbiamo reintrodurre il Governatore? Bene, facciamolo in un episodio in cui compare lui e basta. Abbiamo anche altri personaggi con storyline loro? Beh, noncenefreganiente. Per dire, anche l’ultimo episodio di Grey’s Anatomy, il 10×09, è stato incentrato solo su Callie, ma gli altri personaggi hanno avuto mezzo secondo di screentime, quel tanto che basta a ricordare al pubblico che sì, ci sono anche loro. Screentime, peraltro, in quel caso funzionale alla trama principale dell’episodio – un processo penale per negligenza – ma comunque armonico, nell’economia della storia e della serie.

In The Walking Dead questo non c’è (o meglio, c’è, ma in misura minore) ed è una cosa che mi annoia a morte. Ed una critica, la mia, che si scaglia più che altro contro le scelte stilistiche che governano certi episodi (3xo3 Benvenuti a Woodbury, per dirne uno), certo non contro la qualità della serie nella sua totalità. E questo perché, come detto, in questo episodio ho apprezzato che ci abbiano mostrato – direi anche efficacemente – le tribolazioni del Governatore, permettendoci di capire almeno in parte come l’uomo che era è potuto diventato l’uomo che è adesso. Ma, sarò, sincera, avrei preferito che questo viaggio di approfondimento trovasse un contrappunto, un bilanciamento, nelle storyline degli altri personaggi. Voglio dire, il montaggio non è a questo che serve?

Un’altra cosa che rallenta il ritmo, poi, è la mancanza di musica. L’avevo già scritto nel post che ho nominato sopra, e lo ripeto. La musica la usano pochissimo, ma la usano, e quando l’ha usano è anche molto bella. E allora, perché non usarla per riempire le scene eccessivamente lente? Capisco che il silenzio sia, a volte, uno strumento espressivo ancora più efficace del commento sonoro – in specie se si vuole sottolineare quel sentimento di straniamento dato dall’apocalisse – ma non è che la musica non c’è a prescindere: quindi – questa è la mia obiezione – visto che la usate, usatela più spesso. Per dire, sono stata contenta di poter ascoltare i lamenti degli zombie, ovvero l’unica cosa che ha spezzato la monotonia del silenzio, figuratevi come ero messa.

Il fatto è che quando The Walking Dead decide di prendersela con calma, se la prende veramente tanto con calma. Questo episodio governatore-centrico, per dire, non ha nemmeno finito a raccontarci tutto, sarà necessario almeno un altro episodio (è questo che dà ad intendere anche il promo) e poiché già gli episodi in una stagione sono pochi rispetto allo standard, mi chiedo che senso abbia “perdere” tempo in questo modo. Bastava, secondo me, condensare il tutto in una sola puntata (questa) e poi ripartire da dove ci eravamo fermati.

Ma, ci tengo a precisarlo, questo è un ragionamento dettato unicamente dal mio gusto personale, quindi deal with that. Lo ribadisco perché nel fandom di questo show c’è anche gente totalmente fanatica-allucinata che, se potesse, darebbe in pasto agli zombie chiunque osi esprimere un’opinione un po’ meno entusiasta. Tanto più che il motto del blog mi autorizza a dire la mia, sempre e comunque. Ah, che bella cosa i cavilli (questa è la studentessa di giurisprudenza che parla). Tra l’altro, non è che l’episodio non mi sia piaciuto affatto, badate. E’ che l’ho trovato ossimoricamente soporifero e interessante allo stesso tempo. Insomma, lento in modo esasperante? Sì. Interpretato magistralmente da David Morrissey? Senza dubbio. Stimolante il focus sul Governatore? Altroché. Ho già detto “lento in modo esasperante”?

Lungamente chiarita la mia posizione, direi che sia il caso di andare più nel dettaglio: il Governatore.

Ci eravamo chiesti quale fosse stata la sorte di Monocolo alla fine della terza stagione. Se già continuare a prendersi cura della figlioletta zombie significa che hai proprio perso la bussola, quando Michonne la uccide (definitivamente), lui perde pure il sestante e l’astrolabio (cosa che, in un voice-over, ammette egli stesso). Abbandonato infine anche dai suoi due luogotenenti, si è trovato costretto a vagare da solo per mesi, l’ombra di quel che era. Non tanto dissimile da uno zombie, bisogna dire.

Vaga che ti vaga, alla fine incontra una famiglia ben nascosta in casa: due sorelle, il padre, e un bambina (che è la figlia di una delle due sorelle). Famiglia che, tra l’altro è riuscita a sopravvivere fino ad ora senza sapere che per far fuori gli zombie bisogna colpirli in testa. Trasposto in mondo apocalittico, sarebbe come dire aver vissuto fino ad oggi senza, che ne so, sapere che bisogna far bollire l’acqua prima di buttare giù la pasta. Ma vabbè.

L’incontro con questa famiglia è sicuramente un modo per introdurre il percorso di redenzione che pare il Governatore abbia intrapreso. Per esempio, mi è piaciuta la sua interazione con la bambina: quando lei le chiede come ha perso l’occhio, lui la prende in giro dicendo che è un pirata, le insegna a giocare a scacchi, l’aiuta a scappare dagli zombie e la protegge.

 
 

Si rende anche disponibile per gli altri membri della famiglia: andando, tra le altre cose, a procurarsi le bombole dell’ossigeno per il nonno della marmocchia (il padre, cioè, delle due sorelle), malato di tumore ai polmoni. Le due sorelle, comunque, mi sono risultate simpatiche come un calcio sulle gengive, e quindi, oltre a una puntata per i miei gusti senza ritmo alcuno, mi sono dovuta sorbettare anche l’introduzione di personaggi di cui – sono sicura – non interessa una cippa a nessuno. Fortuna, comunque, che il nonno muore a metà episodio, quindi uno de meno (sono una persona orribile, lo so).

Insomma, il Governatore sembra finalmente aver preso coscienza del suo posto nel mondo e pare che, aiutando la famiglia che l’ha accolto, tenti in parte di far ammenda per tutto il male che ha causato mentre era lo sbarellato comandante di Woodbury. Ovviamente per fare ammenda di tutto il male causato non gli basterebbero altre otto vite, ma è comunque meglio di niente.

Ho trovato molto tristi le scene in cui lo vediamo osservare la foto che lo ritrae insieme alla moglie e alla figlia. In una di queste scene, piega un angolo della foto cosicché vada a coprire la sua immagine, quasi si vergognasse di quello che era diventato, come se con il suo comportamento da figlio del demonio avesse in qualche modo mancato di rispetto ai suoi cari, che probabilmente l’hanno sempre visto come una persona amorevole.

In un’altra scena, invece, decide di distruggere la foto. Potrebbe essere – così almeno la vedo io – perché consapevole che non potrà mai tornare a essere quello che era prima che l’apocalisse si insinuasse nella sua stessa anima? Lo so, è tutto molto sentimental-filosofico, ma abbiate pazienza: visto che mi annoiavo, ho cominciato a fare i ragionamenti più disparati nel tentativo di tener desta l’attenzione.

In ogni caso, la famiglia che ha trovato gli ha ricordato quella che aveva, e forse è proprio per questo che lo vediamo più disinteressato e altruista. Diventerà una brava persona, allora? Uhm, difficile a dirsi. Onestamente spero di no, perché se poi Michonne lo uccidesse mi sentirei in colpa. Tanto più che, poiché la sua pazzia/malvagità è nata, fondamentalmente, nel momento in cui ha perso le persone a cui teneva (la moglie e la figlia), non è detto che, ora che ha trovato altre persone da proteggere (là dove prima aveva fallito), sia disposto a tutto pur di tenerle al sicuro, indulgendo nuovamente nella malvagità, in quanto il fine giustifica i mezzi. Quindi io faccio il tifo affinché resti perfido, diabolico e cattivo.

Giunta a questo punto non credo ci sia altro da dire. Ribadisco solo il fatto che l’episodio non mi ha entusiasmato affatto. Che poi, a me gli episodi senza azione, focalizzati sullo sviluppo e sull’introspezione non dispiacciono mica: è solo il vedere per quaranta minuti lo stesso personaggio che non mi va giù. Per dire, l’episodio Hershel-centrico è stato grandioso anche perché, a par mio, realizzato in maniera più dinamica e accattivante.

Comunque, long story short, l’unica cosa che promuovo a pieni voti è stata la recitazione di David Morrissey, quello sì. E, ok, anche il fatto che siano riusciti a farci provare empatia per il cattivo.

Sperando di non essermi inimicata la metà degli spettatori (e soprattutto sperando di non essere stata fraintesa), se dopo questa recensione vorrete leggermi ancora, vi do appuntamento alla prossima settimana con l’articolo su Dead Weigh, di cui vi lascio il promo:

12 thoughts on “Recensione | The Walking Dead 4×06 “Live Bait”

  1. Per prima cosa, complimenti per l’articolo: è davvero ben scritto e simpatico. Posso dire di essere d’accordo con te: la puntata mi ha annoiata, in effetti. E neanche io apprezzo molto in modo in cui in TWD ci siano, a volte, episodi eccessivamente concentrati su un solo personaggio. Non pensare di essere una persona orribile, io lo sono di più: onestamente, non riesco ad empatizzare con il Governatore! Quindi, che migliori o no, tifo sempre Michonne :D. Il promo mi incuriosisce parecchio, mi aspetto un finale di mid-season abbastanza particolare!

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    • Wow! Ti ringrazio un sacco! 😀

      Eh sì, questo episodio ha davvero diviso gli animi! C’è chi la trovato fantastico, chi l’ha trovato noioso fino alla morte. Io mi attesto sulla metà: non del tutto da stroncare, ma nemmeno del tutto da osannare.

      Forse non mi aspettavo che ci sarebbe stato un arco di narrazione dedicato alla redenzione del Governatore, la qual cosa mi ha preso un po’ alla sprovvista non permettendomi di apprezzare l’episodio appieno. Quando, nell’altro episodio, l’ho visto osservare la prigione, mi immaginavo un ritorno stile “adesso vi sfondo il cancello col furgone e tanti saluti”. E vabbè. Almeno non si può dire che sia una serie prevedibile, sotto questo punto di vista!

      Ovviamente tifo sempre Michonne anche io, non c’è nemmeno bisogno di dirlo!

      Grazie per aver letto e commentato!

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      • Figurati! È stato un piacere leggerti.
        Io più che altro sono rimasta un po’ “delusa” dalla dinamica che hanno voluto inserire tra lui e la bambina. Conoscendo la serie, mi aspettavo qualcosa di più profondo di “a me manca mia figlia morta, a te tuo padre: diventiamo amici”. Come hai sottolineato anche tu, più che sull’orrore degli zombie questa serie è centrata sull’orrore umano e, in quanto studentessa in psicologia, apprezzo molto questa scelta.
        Infatti sono curiosa di sapere con quale oggetto Deryl spaccherà la testa a Rick quando saprà la storia di Carol; ho un paio di suggerimenti a riguardo 😀

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        • Capisco che intendi! Per la bambina magari ci può stare, incontra per la prima volta una figura che le ricorda il padre, ma il Governatore, a meno che in quei due mesi non gli sia mancato proprio tantissimo il contatto umano, me lo sarei immaginato un po’ più sulle sue. #einvece

          Daryl dovrebbe impallinare Rick con la balestra. Lo so che le balestre non impallinano, ma mi piace l’immagine.

          Comunque, ho fatto un salto sul tuo blog ed è veramente ben fatto! Ricchissimo di informazioni, complimenti! Per quanto riguarda The Tomorrow People ho notato i tuoi stessi “plagi”!

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  2. Ho letto con interesse la recensione, ma mi Consenta di dissentirne commpletamente!
    Già da diversi episodi ho rinunciato a guardare questa serie, personalmente non nè potevo più di Rick e sorci ehm.. soci, le loro storie nel carcere le trovo noiose perchè prevedibili e piene di luoghi comuni (sì lo sò sono l’unico), ma ho continuato comunque a leggere le recensioni perchè bene o male ho seguito questa serie dall’inizio.
    Spinto dalla curiosità ho guardato questo episodio e l’ho trovato una piccola perla.
    Momenti lunghi non mancavano, ma erano in tutti in funzione del cambio di psicologia del Governatore.
    Anch’io come te penso e spero che, ora che ha quasi un famiglia (non formata da zombi), torni più cattivo e più s….di prima!
    Nella speranza riprendo a guardare….

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    • Wow, intanto grazie per aver continuato a leggere!

      Ormai ho capito che quelli a cui l’episodio è piaciuto meno (come la sottoscritta) sono la minoranza della minoranza della minoranza ma vabbè… Che poi, a te non erano piaciuti episodi che io invece avevo apprezzato, no? Insomma, il mondo è bello perché è vario. Ci sia concesso almeno questo! 🙂

      Se non altro, concordiamo sul fatto che vogliamo il Governatore malvagio. E si, secondo me questa sua nuova famiglia potrebbe essere sia il motivo per cui si redime (in parte), sia quello per cui torna cattivo. Speriamo di più la seconda!

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    • Ti ringrazio! La prima e la seconda stagione per me sono state magnifiche (se non irraggiungibili), ma mi sta piacendo la piega che ha preso questa. E c’è ancora tempo per vedere come si svilupperanno le cose.

      Grazie per aver letto!

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