Telefilm

Recensione | Almost Human 1×01 “Pilot”

La prima cosa che dirò su questa serie, se mi permettete, parafraserà un grido che qualcun altro è solito fare in una nota trasmissione televisiva. Tutto questo, solo per lasciarvi intendere la mia reazione dopo il pilot:

BOOM BABY!

Lasciando da parte la polemica contro Abrams per altri suoi prodotti, e non provando nemmeno a mettere il naso tra haters e non haters, sono partita col guardare questa serie con un’attitudine a metà tra il mio apprezzare i prodotti sci-fi e gli action movies belli seri. Se dunque vi accingete a visionare Almost Human senza preconcetti di ogni sorta, il risultato sarà godibile ve lo assicuro.

Premessa bis: se vi aspettate una recensione seria, non lo sarà. Non scrivo mai cose serie, e se purtroppo troverete dei riferimenti a cose improbabili o commenti altrettanto fuori luogo, non dite che non siete stati avvisati. Tra l’altro, fermatevi se non avete visto la puntata, perché non vorrete mica spoilerarvi tutto così su due piedi????

IL FUTURO E’ QUI

Corre l’anno 2030 e mi ritrovo che di anni quasi ne ho 60. Il mio pizzetto è grigio e di capelli sono senza e Ambra è il primo presidente donna. (Aritcolo 31 – 2030)

In Almost Human sappiamo che le cose non sono andate così ringraziando il cielo, e siamo più che certi di essere nel’anno 2048. Il pianeta, che in mille altri mondi paralleli dovrebbe essere un mondo post-atomico (Mai, mai…scorderai…l’attimo, la terra che tremò), qua sembra aver scongiurato simili catastrofi. E’ un mondo che sembra il Giappone moltiplicato per mille (ma nelle panoramiche somiglia più a Dubai).

Tra l’altro è pieno di asiatici…e come dice il detto, quando non sai fare qualcosa, c’è sempre un asiatico che lo saprà fare mille volte meglio di te. Qui la tecnologia la fa da padrone, e già dall’intro i paragoni con ‘I, Robot’ sorgono spontanei. Nonostante tecnologia e scienza però vadano di pari passo, il crimine è ben presente e radicato, e c’è un organizzazione ben precisa, tale ‘Insindicate’ che mette in difficoltà i poliziotti del futuro. Per ovviare a tale problema, nelle forze dell’ordine è così diventato obbligatorio l’impiego di androidi super accessoriati e super programmati per la difesa e la tutela dell’ordine pubblico.

La trama fin qui sembra esserci, abbiamo fatto un bel buchino nella terra e piantato il primo seme speranzosi. E se qualcuno potrebbe storcere il naso o non essere pienamente convinto, vi confesso che a me è bastata l’inquadratura a 00.42 . Un colpo al cuore. Arma in primo piano, visione tipica da RPG-sparatutto vecchio stile e la citazione che non può non essere colta: questo è DOOM signori. E teniamo conto che nella versione filmica più recente, Karl Urban ne era il protagonista. Il mio lato nerd si commuove già e parte la fomentatio, -ionis. Ho un debole per queste cose.

Karl-mascelladura-Urban (che qui veste i panni del detective John Kennex – non Kleenex) è più cattivo che mai, tuttavia la situazione attorno a lui appare disastrosa. Un compagno è a terra e gli androidi di supporto agiscono secondo freddi parametri matematici. Le sue espressioni alla ‘meglio fare alla maniera umana’ sono impagabili. In un attimo però è l’apocalisse: il conflitto a fuoco si rivela un’imboscata di quelle tremende e, nel tentativo di portare in salvo il compagno di squadra ferito, Kennex si gioca una gamba. Se la gioca sul serio, con tanto di osso penzoloni e una buona dose di sangue sull’asfalto. Quelle cose che fanno bene.

Poi un’esplosione e dei flash.

Flash. Ricordi. Indotti e ripescati dal subconscio. Siamo esattamente a 2 anni dalla terribile imboscata e troviamo il nostro detective con una gamba di meno (ed una protesi ‘sintetica’) in un angolo di città che ricorda scenari alla Blade Runner. L’unica nota deludente è intravedere comunque una smart aggirarsi per le vie ultra illuminate – ed io che pensavo nel futuro si estinguessero.

I computer invece non esistono più, ormai si va di mani nell’aria come in Minority Report, e mentre vediamo il nostro Kennex osservare incessantemente un video della sua ex fidanzata, assistiamo anche alla sua ‘richiamata alle armi’ nel suo vecchio distretto da parte della chief Maldonado.

Va detto che, per il buon mascella larga-Kennex, la PTSD è la cosa minore che possa avere. Inoltre, ci sono poi al distretto quei cari colleghi che ti accolgono a braccia aperte e pieni di fiducia al tuo rientro e che non esitano a grattarsi al tuo passaggio che neppure un gatto nero sopra un carro da morto di Venerdì 17.
Nota positiva: il distretto è fornito anche di sana vulvetta poliziesca (Minka Kelly) che ha già lanciato l’occhio sul buon Kennex. Brava, Giovanna, Brava!

“Siamo mezzi sinteticiiii, oltre le gambe c’è di piùùù”

Nonostante il reintegro in servizio, quello che proprio non va giù al nostro detective è il dover essere affiancato da un androide piuttosto insistente e anche asetticamente antipatico. Lui, che del resto del suo essere ‘badass’ fin nel midollo umano non ne fa mistero, all’ennesima scocciatura androidiana apre lo sportello dell’auto e lo fa finire fuori in meno di 60 secondi.
Il bollettino del traffico prevede detriti di androide sulla statale 125.

Please, fasten your seat belts. Thank you.

Furbizia per furbizia, Kennex sa già che non potrà tornare a mani vuote al distretto, ed è così che incontriamo Rudy (il fantastico Mackenzie Crook), cervellone di turno con l’accento british, deus ex machina di creaturine simpatiche che credo fermamente incontreremo anche nei prossimi episodi. Grazie a lui capiamo che probabilmente nel futuro continueremo anche a sentire i Depeche Mode e mi sento di dire ‘faith in humanity restored’ ma soprattutto negli 80s che non passeranno mai di moda.

Your own…personal…Jesus…someone to hear your prayers, someone who’s there

Se pensavate che Kennex tra l’altro fosse andato da Rudy di sua spontanea volontà, notiamo invece che possiede un ordine di ritiro per un altro androide, ma questa volta il modello è di gran lunga differente dagli altri MX in circolazione. In sacchetti a grandezza umana, a metà tra una busta Cuki gelo e l’involucro che racchiudeva Laura Palmer, troviamo il robot che non ti aspetti: Più umano e quindi con più difetti (tra cui problemi di escandescenze – dicasi ‘a basket case’), però di bell’aspetto e con quel colorito esotico e l’occhio chiaro che quasi quasi ci sta. Ben svegliato, Dorian aka DRN (Michael Ealy).

(N.B. Se nel pezzo in cui Dorian è sdraiato sul lettino in tutina aderente non avete pensato a ‘Sivedeilmaruspppioooo’ siete veramente dei bugiardi!)

Il rapporto tra i due (DRN e protesi sintetica) non sembra partire col piede giusto. Kennex è piuttosto preconcetto nei confronti degli androidi mentre Dorian sembra un bambino al parco giochi e lo tempesta di domande. Be careful, l’ultimo che l’ha fatto è finito moooolto male.

IL CRIMINE E’ IN AGGUATO

Mentre uno dei detective del distretto, un tale Vogel, sta per gustarsi il suo caffè nero senza zucchero ecco che si scatena il finimondo. Armati di maschere in volto e cappucci neri, gli Insindicate arrivano a spargere un po’ di proiettili e rapiscono il poveraccio. Il tutto viene ripreso dall’androide di Vogel , che in seguito verrà ricondotto alla centrale in pessime condizioni. Lì, a seguito degli eventi, un Kennex col dente avvelenato contro l’organizzazione criminale, si dedica ad un interrogatorio ‘vecchia maniera’ nei confronti di uno dei loro che è stato preso in custodia in precedenza. Dorian, per quanto quasi-umano, non approva, ma a quanto pare riescono ad ottenere il luogo in cui dovrebbe essere tenuto Vogel.

Il resto è una continua escalation: il criminale in custodia viene trasferito mentre Dorian e Kennex si recano sul luogo dove dovrebbe essere tenuto ostaggio il poliziotto. Nel mentre, durante il trasporto del soggetto in custodia, la squadra di poliziotti incaricati viene sterminata in un’imboscata (e siamo a due) mentre Vogel, chiuso in una cassa ermetica con vetro anti-proiettile viene fritto davanti allo sguardo attonito dei colleghi accorsi sul posto per salvarlo.

Fried Vogel for breakfast

Dorian, che funziona meglio dei laboratori di analisi italiani sicuramente, mentre preleva campioni di sangue dal cadavere di Vogel, fa ricerche al computer, stira, cucina e lava. E tra il salvare Kennex dal tunnel dei ricordi clandestini (N.B. mai andare dai cinesi per riavere la memoria) e una ciotola di noodles caldi, sarà proprio lui che scoprirà un file mancante nel computer del poliziotto ucciso. Inoltre, attraverso i ricordi dell’ androide danneggiato capirà che in realtà è qualcosa all’interno del distretto quello che Insindicate vuole.

By the way, la bromance miei cari è in agguato. Galeotte le confessioni davanti a quei noodles fumanti. Già vi vedo pronti, shippers del mondo futuro, unitevi! Su tumblr la mania già dilaga!

IT’S SHOWTIME!

Tornando ‘a bomba’ all’interno del distretto, Kennex non fa in tempo a varcare la soglia che si scatena una nuova apocalisse ( e siamo a tre. Alla quarta scatta il distintivo ‘Jessica Fletcher’). Grazie ad un dispositivo che era stato lasciato nel bagno dal detenuto poi fuggito, Insindicate riesce a mandare in shutdown tutti gli androidi tranne Dorian e a fare irruzione nel quartiere generale.  Corri, fuggi, acciuffa i cattivi, spara e salva la pelle.

(N.B. Nei bagni esiste ancora lo sciacquone a mano!!! Non ci siamo proprio….)

Badass si nasce, non si diventa

Stavolta ottimo lavoro Kennex, hai salvato tutti…ma se non fosse stato per Dorian, mi sa tanto che era la quarta tacchetta sul tuo wall of shame. Intanto uno degli Insindicate (si suppone un pezzo grosso) è stato catturato e dopo uno sguardo di scambi da duri, pieno di testosterone KarlUrbanesco, mezzo distretto si mette a cercare tra le evidences in archivio il fantomatico oggetto che l’organizzazione brama di riavere al più presto.

E’ Una testa. Di donna. Androide. Una testa.

E il Myklon Red? Voi, avete capito a cosa accidenti serve?

Ci riserviamo di aspettare con ansia la seconda puntata per avere un po’ di risposte…intanto si prevedono tette androidi a profusione!

Ringraziamo: Serie Tv, che passione ღ | Beyond the Good and the Evil | • Telefilm Dependence • | Guardare decisamente troppe serie TV | Almost Human – Italia

2 thoughts on “Recensione | Almost Human 1×01 “Pilot”

  1. Oh, il personaggio di Minka Kelly (devo ancora imparare i nomo di tutti) ci ha provato nell’istante stesso in cui mascella è tornato al lavoro… forse stalkerava anche il suo profilo ahahahah Come hai detto tu, Brava, Giovanna. Brava.
    Ci vede lungo la ragazza.
    Comunque. Secondo me la testa di androide donna sarà una cosa brutta. Per un millisecondo, in una scena si vede una/uno (non si capiva per via dei capelli) cinese che sta riparando un corpo di androide… donna suppongo (non ho fatto caso se aveva o no le tette).
    I miei sensi da ragno mi dicono che gli androidi passeranno al lato oscuro. Ovviamente tutti tranne Dorian e il suo ‘marsupio’.
    Bellima recensione. Continua così 😉

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    • Si hai ragione, avevo notato anche io il cinese al lavoro…è certo che gli autori hanno buttato tanta carne sul fuoco! Bravo, J.J., bravo!
      Quegli androidi non ispirano per niente fiducia…per niente niente niente. Fortuna che c’è Dorian che è un tenerone….col ripieno ehehehe
      Grazie per la fiducia, per aver letto e per il commento! Troppo buona 🙂
      Prepariamoci per le tette androidi della 1×02

      "Mi piace"

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