Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×08 “Blood Is Thicker”

Avete presente la scena in cui Thor, rimasto affascinato da quella magica bevanda nota come “caffè”, scaraventa a terra la tazza al grido di “ancora!”? Ebbene, io sono più o meno così (con la differenza che non rompo le tazze, che poi mamma mi rompe i denti) per quanto riguarda gli episodi in cui compare Mycroft Holmes.

Sarà che adoro il suo aplomb – così in contrasto le posture un po’ impacciate e “agitate” di Sherlock, sarà che adoro quel bizzarro rapporto-non rapporto che si è instaurato tra i due fratelli, sarà che mi piace l’interpretazione di Rhys Ifans, fatto sta che più spesso comparirà Mycroft, più io sarò contenta.

Il motivo per cui si trova nella grande mela non è più quello di aiutare ex-fidanzate mezze psicopatiche, ma quello di supervisionare l’apertura di un suo ristorante, il Diogene (ho fatto le mie ricerche: nei libri, il Diogenes Club è un circolo privato per soli uomini. Amo quando gli sceneggiatori seminano riferimenti all’opera originale con tanta arguzia e/o nonchalance). E giacché si trova a New York, sta in qualche modo ricucendo i rapporti con Sherlock, anche se questo pare più propenso a sfuggirgli, ad esempio non presentandosi sistematicamente alle cene cui Mycroft lo invita. Secondo Sherlock, infatti, i “piaceri epicurei” dati dal cibo sono una perdita di tempo. La ritualizzazione stessa del mangiare, è una perdita di tempo. Fosse per lui, si accontenterebbe di una pagnotta. Eppure, per Joan cucina piatti anche elaborati. Cioè, nemmeno si rende conto di quanto è adorabile. E, d’altronde, mentre sono sul tetto a tirare di scherma con dei bastoni, Sherlock afferma che sperava “che potessimo soddisfare la tua brama di legame fraterno usando l’antichissima tradizione dei fratelli che si picchiano”.

Ma un caso si mette di mezzo, e Sherlock passa la notte a lavorare, saltando così – di nuovo – l’incontro con il fratello, il quale chiede direttamente a Joan di intercedere per lui, sperando che abbia più fortuna. In effetti è così. Ma quant’è bellino Sherlock, visto che l’unica persona a cui dà effettivamente retta è proprio Joan?

Così, quando i due Holmes sono finalmente a cena, il vero motivo dell’invito da parte del fratello maggiore diventa chiaro: convincerlo a tornare a Londra. E, intanto, comincia col restituirgli le chiavi del 221B, il suo appartamento (e che Mycroft aveva “occupato”). La questione è semplice: suo padre vorrebbe che Sherlock tornasse a casa, ora che ha completato la riabilitazione, e magari mostrando anche un po’ di gratitudine. Sherlock, ovviamente, non è in alcun modo propenso a compiacere il padre, col quale ha, peraltro, un pessimo rapporto. Ormai, la sua casa è a New York.

– Avete avuto delle questioni, lo so, ma si è comportato bene con te, Sherlock… ti ha tolto dalla strada, fatto disintossicare, messo accanto Joan…

– Mi ha aiutato perché quello che ero diventato lo imbarazzava.

– Beh, qualunque fosse la ragione, ora è diventato infelice. Temo che voglia tagliarti fuori. Mi ha fatto presente di essere il proprietario dell’edificio in cui risiedi.

– Intende sfrattarmi?

– E mi ha fatto presente anche di avere potere discrezionale sul tuo fondo fiduciario.

– Ho usato quei soldi solo per pagare il salario a Watson.

– In ogni caso, dipendi ancora da lui, Sherlock. A modo tuo.

– Può tenerselo, quel cavolo d’edificio.

– E anche i soldi. Vivrò in una scatola di cartone, in caso.

– La cosa non riguarda più solo te, Sherlock. Se così fosse, non avrei affrontato l’argomento. Per la prima volta in vita tua, devi decidere per due persone. Joan sarà anche la tua partner, ma il tetto sotto cui vive è di nostro padre, e così i soldi che ha in tasca. Se vuoi mandarlo a fanculo, è una tua prerogativa. Ma, come uno che tiene a te, e a Joan, ti scongiuro di pensare alle conseguenze che la tua decisione potrebbe avere su di lei.

Mycroft ha toccato un punto importante: Joan. Ogni decisione di Sherlock influirà direttamente sulla vita di Joan, e quindi è costretto a ponderare bene le sue opzioni e questo perché, appunto, non è più responsabile solo per se stesso. Certo, oh, che è stato veramente un colpo basso, questo!

Il caso prosegue, e durante un sopralluogo nell’appartamento della vittima Sherlock affronta il discorso con Joan. Le spiega le richieste del padre, e il fatto che potrebbero rischiare di perdere il tetto sopra la testa (nonché i fondi per pagarle lo stipendio) e le rende nota l’unica soluzione che a lui pare possibile: “ci trasferiamo entrambi a Londra”. Vi lascio riflettere un momento sulla portata di questa affermazione. Già. L’unica soluzione è trasferirsi dall’altra parte dell’oceano? Ok, ma insieme. Andare da solo non è assolutamente contemplato. #feelings

Solo che, se possibile, restare a New York sarebbe di gran lunga preferibile.

“Mi ha fatto molto piacere tornare a Londra, qualche mese fa. Non solo perché è senza dubbio la migliore e più acculturata città al mondo, ma perché mi ha permesso di apprezzare quello che ho qui. Ho un sistema di supporto… tu, il capitano Gregson, perfino… il detective Bell. Penso di essere cresciuto qui, non per quello che sono, ma grazie a chi ho imparato a conoscere.”

  

Ma quant’è tenero? No, dico, quant’è tenero? E la risposta di Joan non si fa attendere:

“Non ho mai conosciuto tuo padre… non faccia a faccia. Quello che so è che ti ha trovato aiuto quando ne avevi bisogno. Ma al diavolo. Possiamo trovare un nuovo posto dove vivere.”

 
 

Niente da fare, ‘sti due mi faranno morire di #feelings. Tanto più che, come nell’episodio 2×02 in cui Sherlock è grato per il paziente di Joan che – si può dire – l’ha condotta a lui, Joan è allo stesso modo grata al padre di Sherlock che, costringendo il figlio alla riabilitazione, l’ha condotto a lei. Ciononostante, se ne vada pure al diavolo.

Insomma, tutti d’accordo. Si resta a New York, checché ne dica Holmes padre. E per metterlo a conoscenza della sua decisione, gli scrive una lettera, esponendo dettagliatamente i motivi per cui preferisce restare a New York. E consegna la lettera a Mycroft, perché faccia da messaggero.

E se pensavo che tutto si fosse risolto per il meglio – momentaneamente, perlomeno, cioè fino a quando il padre non avesse preso atto della decisione di Sherlock – Mycroft fa qualcosa che mi ha lasciata decisamente perplessa. Seduto da solo al bancone del suo ristorante, straccia la lettera. Subito dopo, telefona a qualcuno, dicendogli che il suo “stratagemma” non ha funzionato, che Sherlock ha deciso di restare. E che il padre non verrà mai a sapere quello che ha fatto, dato che lui e Sherlock non si parlano direttamente da anni (quindi presumo che l’ordine di andare in rehab sia venuto da un qualche intermediario). Insomma, il padre non ha mai chiesto che Sherlock tornasse a Londra, anzi!

Questa scena mi ha talmente sorpresa che credo che per un momento il sangue abbia smesso di affluirmi al cervello, tanto da farmi urlare una cosa che non sta né in cielo né in terra: “ommioddio ha telefonato a Moriarty!”. Cioè, no. Dai, non avrebbe senso. Poi il sangue ha ripreso ad affluire, e mi è venuto in mente che il film con Robert Downey Jr (ve l’ho detto che – cinematografia a parte – sono ben poco ferrata sull’Holmes nato dalla pena di Conan Doyle), e che Mycroft lavora per il governo britannico. Quindi, ho pensato: e se a richiedere Sherlock a Londra fosse una qualche agenzia governativa? Mi è anche venuto in mente, poi, che se le agenzie governative necessitano dei tuoi servigi, ti prelevano e basta, senza tanta burocrazia. O magari “è colpa di questi dannati inglesi, che fanno tutto secondo le regole” (vi prego, qualcuno mi impedisca di continuare a citare Titanic in tipo tutte le recensioni che scrivo). E quindi? Con chi parlava Mycroft? Cos’è che trama? La sua attività di ristoratore è una copertura per qualcosa di più… segreto? Quanto c’è di genuino nel suo tentativo di riconciliarsi con il fratello? Perché insistere – con mezzi tanto meschini – a farlo ritornare in Inghilterra? In apertura di recensione avevo detto che mi piace il personaggio di Mycroft, e quest’aura di mistero che gli hanno conferito conferma la mia impressione. Tanto più che – probabilmente – ne verrà fuori una storyline interessante, quindi ben venga. L’unica cosa, spero che non sia cattivo, non dopo Irene/Moriarty, che altrimenti Sherlock, povero cucciolo, dal rehab mi finisce direttamente in psicanalisi.

E mentre contemplo il mistero che avvolge Mycroft Holmes, vi lascio col promo del prossimo episodio, On The Line:

Ringraziamo: Serie Tv, che passione ღ | Beyond the Good and the Evil | Elementary Italia | • Telefilm Dependence • | La vita è come te la fai.

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