Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×06 “An Unnatural Arrangement”

A differenza dell’Italia, io sono uscita dalla crisi. Cioè, sì, insomma, la crisi recensoria che mi aveva colto scrivendo dello scorso episodio, visto che le mie finanze piangono tanto quanto le casse dello Stato. Sono uscita dalla crisi perché, a differenza della settimana passata, questo episodio non è stato noioso, e poi ci sono state delle scene tra Sherlock e Joan che definire belle è dire poco. In più, pare che la relazione del capitano Gregson con la tintura per capelli stia naufragando, il che è cosa buona e giusta perché diciamocelo, all’inizio della stagione, tinto in quel modo, pareva Pippo Baudo dei tempi d’oro.

Vabbè, torniamo seri per un attimo.

Un uomo armato, il cui volto è coperto da un passamontagna, si è introdotto in casa di quella che poi scopriamo essere la moglie del capitano Gregson. Dico la casa della moglie perché a quanto pare tra i due è in corso la separazione, e il capitano tinto-un-po’-meno-tinto non abita più lì da un mese. Ora, dopo un decennio di fedele e affezionata visione di Distretto di Polizia, ho imparato che a essere imparentati in qualsiasi modo con un poliziotto procura solo casini (tipo, andatelo a dire a Sabina Corsi), e per metà episodio pensiamo che sia così anche stavolta: qualche criminale serba rancore nei confronti del capitano tinto-un-po’-meno-tinto e quelli che gli stanno intorno ne fanno le spese. Per questo motivo Sherlock inizia a indagare sui vecchi casi, per scoprire chi potesse avercela con lui. Il fatto è che nessuno ce l’ha con Gregson, perché l’obiettivo dell’intruso era in realtà un vicino di casa. Per un semplice disguido di Google Maps, però, in corrispondenza dell’indirizzo di quello, veniva mostrata la foto dell’abitazione di Gregson. Io, per dire, mi perdo anche senza essere traviata da Google Maps, yay me.

Quindi, effettivamente, la casa di Gregson si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, nessuno vuole vendicarsi di lui e tutta la teoria di Distretto di Polizia in questo caso non si applica (ma non vuol dire che sia meno vera: Sabina Corsi ve lo può confermare).

Il vero obiettivo, tra l’altro, era una vecchia conoscenza di noi telefilmefili ossessionati. Non so se l’avete riconosciuto (sempre che siate sufficientemente anzianotti da ricordarvelo), ma si trattava di Ted King, meglio conosciuto come l’ispettore Andy Trudeau della prima stagione di Streghe.

Ora, poiché mi preme parlarvi di Sherlock e Joan, long story short: l’assassino del vicino di casa di Gregson (e in seguito anche di un’altra persona), era il marito di un’archeologa, la quale aveva rubato dei manufatti da uno scavo in Afghanistan, avendo i due l’intenzione di guadagnarci una roba tipo un milione di dollari. Le due vittime erano due soldati incaricati di presiedere alla sicurezza del sito archeologico. In pratica, la ladra e il suo complice stavano facendo sparire i testimoni, o perlomeno chiunque potesse collegarli al furto.

Vabbè, già che ci siamo cito un secondo anche le tribolazioni divorziste di Gregson: praticamente, il capitano tinto-un-po’-meno-tinto e sua moglie sono ai ferri corti perché a quanto pare lui l’ha sempre trascurata dando priorità al suo lavoro, e lei giustamente dopo un po’ s’è pure scocciata. Inoltre, lei ha iniziato anche a vedere qualcun altro, un amico di infanzia che Gregson non ha mai sopportato, e Sherlock crede che abbia scelto l’unico che potesse irritare il marito proprio per scatenare in lui una qualche reazione, per fargli capire cosa stava perdendo. Mi è piaciuto il tatto con cui Sherlock tratta tutta la questione Gregson (a partire da quando, appena scoperta l’intrusione, gli chiede se è a suo agio in merito al fatto che probabilmente dovrà spulciare tutta la sua vita privata), ma mi ha fatto letteralmente morire la scena in cui gli dice che, se mai dovesse sentire il bisogno di parlare con qualcuno, le renderà disponibile Watson.

 

Insomma, l’empatia di Sherlock arriva – giustamente, altrimenti non sarebbe Sherlock – fino a un certo punto.

E ora veniamo, più nello specifico, ai miei due cuccioli preferiti (e quando dico preferiti, penso di stare proprio parlando in termini assoluti: in mezzo al mare magnum di serie che seguo, credo che loro due siano quelli per cui al momento stravedo di più). In particolare, ho apprezzato cinque momenti, che adesso andrò ad illustrare (letteralmente: vi sommergerò di gif).

Li scrivo in ordine non cronologico perché solo tre sono importanti ai fini della caratterizzazione dei personaggi, gli altri due sono unicamente cose belle da vedere. Partiamo proprio da questi ultimi:

– quando il sospettato con cui vanno a parlare non risponde al loro insistente bussare alla porta, e contemporaneamente sia Sherlock che Joan tirano fuori gli attrezzi per scassinare la serratura.

 

– quando Sherlock prepara a Joan la colazione (è già la seconda volta in questa stagione, #feelings).

 

E ora, quelli veramente importanti:

– Joan confronta Sherlock sul fatto che lui abbia risolto – senza dirle niente – il caso riguardo al quale il detective Baskin le aveva chiesto un’opinione, dato che lui era a corto di idee. Lei è ovviamente risentita del fatto che Sherlock si sia appropriato di un suo caso (o, quanto meno, di una sua consulenza) e sia giunto alla soluzione senza nemmeno interpellarla. Il fatto è che noi vediamo Sherlock sempre impegnato a istruire il più possibile Joan nell’arte dell’investigazione: le sottopone i test più disparati (come quando le inviava via sms le foto di finte scene del delitto, o in questo episodio le chiede di capire, solo guardandole, perché le persone in cella sono state arrestate) e quando finalmente Joan ha l’opportunità di dimostrare il suo valore unicamente grazie alle sue sole forze, Sherlock glielo ha – inconsapevolmente, è ovvio – impedito. Ora, una piccola precisazione. Non è che Joan, finora, non abbia avuto modo di dimostrare quanto vale, anzi: più di una volta l’intuizione che ha dato la svolta al caso è stata proprio la sua. Diciamo, quindi, “l’opportunità di dimostrare il suo valore da sola e non in quanto mera collaboratrice di Sherlock”. Sherlock glielo ha impedito, dicevo, perché per lui conta solo la risoluzione del caso. Afferma che loro due sono partner, ed è sincero quando lo dice, ma crede anche che tutto si risolva nel risultato finale, indipendentemente da chi vi perviene. “Viviamo assieme, lavoriamo assieme. Quando si tratta di casi non c’è “mio” o “tuo”. Siamo colleghi. Io ti aiuto, e tu aiuti me. Quello che conta è il risultato”. Sherlock, dunque, non si rende conto del fatto che Joan necessita dei suoi tempi. Sono colleghi, sì, partner senza dubbio, ma ancora una cosa non sono: eguali.

 
 

– è questo, infatti, il problema di Joan: “tu risolvi casi da quando eri bambino” gli spiega “devo rimettermi in pari. Servono, quante, diecimila ore per padroneggiare un’abilità? Questo caso per me era un’opportunità per aggiungere tempo”. Come ho già detto, lei si era offesa perché non ha avuto la possibilità di risolvere da sola il caso del detective Baskin, e certo non vuole risolverlo ora, su suggerimento di Sherlock per affinare le sue abilità, perché vuole rendersi utile (e risolvere un caso ormai chiuso non è proprio l’esatta definizione di “utile”).

– infine Sherlock capisce il punto di vista di Joan. E le consegna un baule. Ora, al di là dello scambio di battute che mi ha fatto ridere

“Si tratta, senza dubbio alcuno, del mobile da me maggiormente detestato”.

“Sono commossa.”

 

nel baule sono contenuti tutti i casi che lui non è riuscito a risolvere, così che Joan possa sfruttarli per migliorarsi. Poiché Sherlock, nel corso di un’indagine, non può adeguarsi all’attuale passo di Joan (perché equivarrebbe a rallentare, dato che lei, per quanto brava, è pur sempre una novellina), allora le fornisce tutti gli strumenti affinché sia lei ad adeguarsi al passo di lui: il che, tradotto, significa che le sta fornendo la possibilità di raggiungere il suo stesso livello, diventare brava quanto lui, portando la loro collaborazione ad un livello finalmente paritetico.

“I miei casi irrisolti. La manciata di misteri che, nel corso della mia carriera, sono sfuggiti alle mie facoltà deduttive. La prossima volta che vorrai affinare le tue capacità in un’impresa solitaria… potrai concentrarti su questi. Io ho già dato loro tutto me stesso. Quindi, il rischio che io giunga alla soluzione prima di te è molto limitato. Potresti persino riuscire là dove io ho fallito.”

 

Cioè, ci rendiamo conto? Non so voi, ma per me tutto questo è meraviglioso. “Potresti persino riuscire là dove io ho fallito”. Sherlock crede talmente nelle capacità di Joan, che ha persino messo in conto il fatto che l’allieva potrebbe dimostrarsi addirittura più brillante del mentore. Anzi, la sta proprio esortando a fare meglio di lui. Come ho già detto, tutto questo è meraviglioso. Non mi stancherò mai di ripetere che il rapporto tra Sherlock e Joan sia una delle cose migliori della mia settimana telefilmica. #feelings

Tanto più che tutto l’episodio ha giocato sul concetto di “partnership” e Sherlock, trovandosi di fronte ai problemi di Gregson, ha ulteriormente capito la sua relazione con Joan. Sì, perché Gregson è stata la dimostrazione di quello che accade quando non si presta attenzione al proprio partner (non si era mai reso conto, infatti, che aveva messo in secondo piano i bisogni della moglie) e quando Joan fa notare a Sherlock che le serve tempo e modo per migliorarsi, perché ovviamente non può e non deve essere sempre la sua galoppina, Sherlock capisce i suoi bisogni e le viene incontro donandole baule dei suoi vecchi casi irrisolti. #feelings

E niente, mi pare di aver detto tutto. Vi lascio col promo del prossimo episodio, The Marchioness:

Ringraziamo: Serie Tv, che passione ღ | Beyond the Good and the Evil | Elementary Italia | • Telefilm Dependence •

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2 thoughts on “Recensione | Elementary 2×06 “An Unnatural Arrangement”

  1. Quoto, quoto, quoto!
    Decisamente è stato un episodio migliore del precedente. Il caso molto più interessante e complesso e poi, Joan e Sherlock e il loro rapporto! OMG, quanti feelings.
    Sono state tutte scene fantastiche e, davvero, non mi viene da aggiungere nulla alle tue parole. Il rapporto dei due sta diventando sempre più profondo, la loro collaborazione, la loro… amicizia. Sono veramente entusiasta! *_________________*

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