Elementary/Telefilm

Recensione | Elementary 2×05 “Ancient History”

Sono in crisi. Sono in crisi perché gli altri quattro episodi sono stati uno più bello dell’altro, e questo invece l’ho trovato un po’ noiosetto (ma mai quanto il 3×04 di Homeland che due amiche mi hanno costretta a vedere dopo la cena di ieri sera). È vero, guardando l’episodio della scorsa settimana ero tutta contenta perché si prospettava una puntata rilassante (dal mio punto di vista recensitorio) e senza troppi intrecci, ma adesso che davvero non ci sono stati intrecci non so di che parlare, né da dove partire. Anche se, effettivamente, dire di non sapere da dove partire è comunque un punto di partenza. Comunque, mi sento giustificata, perché in questo episodio anche Sherlock si annoiava, e diciamo che io mi sono annoiata per solidarietà, anche se per motivi diversi: per quanto riguarda lui, perché non aveva nessun omicidio su cui lavorare.

E cosa fa un detective se non ha casi da risolvere? Se li cerca. E dove se li cerca? All’obitorio. La sua idea di “piacevole serata” è infatti quella di esaminare i cadaveri alla ricerca di indizi di delitti che possano essere sfuggiti al medico legale. E in effetti li trovano, facendo così partire un indagine che ha a che fare con la mafia russa. E confesso che quando hanno iniziato a snocciolare i nomi russi mi sono persa all’istante, confondendo subito chi è chi, perché i nomi russi mi ingarbugliano il cervello come non so cosa. Mi destreggio giusto con quelli della famiglia imperiale Romanov, probabilmente perché la tradizione li ha tutti italianizzati, e perché la zarina Alessandra era una mia omonima. Ma vabbè, sto divagando. Onestamente il caso è stato piuttosto normale, e alla fine si scopre che l’assassina era la moglie che sembrava tanto una persona a modo. Tra l’altro, per tutto l’episodio ho pensato che avesse una fatta conosciuta, e secondo me è perché con certe espressioni mi ricordava un po’ Lana Del Rey. Magari è per questo che il marito ne ha fatto le spese, perché lei ha preso troppo alla lettera il born to die.

La parte migliore di tutta la trama gialla è stato il fatto che nessuno, di quelli che Sherlock riteneva essere stati uccisi da un killer della mafia russia, erano in realtà morti. Anzi, erano tutti in perfetta salute, con sommo disappunto del nostro detective preferito. La sua frustrazione nel rincorrere morti che in realtà morti non erano mi ha proprio divertita.

 

In effetti, ci sono state diverse cose simpatiche in questo episodio: un’altra, per dire, è stato il modo in cui Sherlock minaccia il suicidio per convincere la segretaria di uno psichiatra a farlo entrare nello studio del dottore, col quale doveva parlare in merito all’indagine che stava svolgendo. La parte migliore: “la signorina Watson è fuori di sé dal dolore”. Non proprio…

 
 
 

Per quanto riguarda la trama orizzontale, invece, è successo poco e niente, ma almeno un paio di scene sono state decisamente significative. Intanto, il discorso che Sherlock fa alla moglie della vittima, quando ancora la credeva una vedova innocente. In pratica, la vittima era un killer della mafia russa, e stando a quanto affermava la moglie, aveva smesso con quella vita, ma Sherlock era convinto che prima di morire avesse ucciso ancora (il che è vero, ma ancora non sapeva che era stato per legittima difesa). E, in questo frangente, per un breve momento Sherlock mostra la sua vulnerabilità, perché le sue parole provengono dal dolore provocato dal tradimento di Irene/Moriarty. “Parlo per esperienza”, dice infatti.

 
 

Un’altra scena importante, invece, è legata al “caso” che Joan accetta di seguire per una sua amica: ritrovare un tipo che aveva conosciuto in un bar un anno prima. Sherlock si era rivelato restio, perché la considerava una perdita di tempo, ma in realtà era contrario a questa piccola indagine perché il tipo in questione era lui. Si era infatti spacciato per tale Tony, e aveva abbordato l’amica di Joan in modo da raccogliere informazioni su di lei – che aveva appena iniziato ad assisterlo nella sua riabilitazione – per capire che tipa fosse, per assicurarsi che le sue intenzioni fossero sincere. “Per potermi fidare di te”, spiega infatti Sherlock, “dovevo farmi un’idea di te”. Joan, ovviamente, si sente offesa da questo agire alle spalle, lo ritiene un tradimento di fiducia. Sherlock le chiede scusa per la violazione della privacy (#feelings) e si giustifica dicendo che, all’epoca, “non eravamo così”, cioè che non erano ancora a questo punto, alludendo al fatto che il loro rapporto è incredibilmente maturato, e costituito ormai da reciproca fiducia, quella che Joan ritiene violata. Si può infatti dire che Sherlock, oltre ad aver preso Joan sotto la sua ala insegnandole tutti i trucchi del mestiere, ormai la considera una sua pari, e non più una mera “valletta”, come l’aveva definita nel primo episodio della prima stagione (#feelings).

Ecco, fondamentalmente sono queste le cose importanti successe in questo episodio. Piccole cose, è vero, ma che comunque molto ci dicono della caratterizzazione dei personaggi, e della loro evoluzione nel corso della serie, che è la cosa fondamentale. Quindi, per quanto mi riguarda, si è trattato di una puntata certo sotto tono rispetto agli standard cui ci ha abituato la serie, ma non per questo priva di spunti.

Vi lascio con il promo di “An Unnatural Arrangement”, l’episodio della prossima settimana:

Ringraziamo:  Serie Tv, che passione ღ | Beyond the Good and the Evil | Elementary Italia | • Telefilm Dependence •

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2 thoughts on “Recensione | Elementary 2×05 “Ancient History”

  1. Quoto assolutamente che questo episodio non è stato all’altezza degli altri quattro. Prevedibile, un po’ noioso, a tirare su sono stati quei momenti divertenti che tu stessa ai citato. E poi bella, bella, bella la scena che Sherlock ha con la moglie di quello e fa un parallel con la sua situazione con Irene/Moriarty.
    E tutti quei feelings con Joan! *_________*
    In pratica l’unico vero problema della puntata è che il caso in sé era una noia, soprattutto visti i precedenti quattro. Non sono particolarmente delusa, comunque, perché non mi potevo aspettare ventidue episodi perfetti, ma comprensibile che qualcuno fosse un po’ più… comune, meno interessante.
    Il promo non mi ha colpito, però lo prendo come un segno positivo, visto che il promo della scorsa puntata mi era piaciuto molto e poi l’episodio è stato un po’… così così, quindi magari succede il contrario. XD

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    • Esatto! Che poi, in tutti i polizieschi (io ne guardo un casino) c’è sempre quel caso che non ti dice niente, e alla fine si tratta semplicemente di un episodio di passaggio. Tra l’altro, mentre pensavo a come impostare questa recensione ero a cena da un’amica e ci siamo messe a guardare Elementary su Raidue, cosa che mi ha mandato ancora più crisi perché l’episodio in onda in quel momento era spettacolare, e uno dei miei preferiti della scorsa stagione (quello in cui Moriarty trama affinché la Macedonia non entri nell’UE) e quello che dovevo recensire era banalissimo. Ohohoh, quando mi sono proposta per diventare recensore, non avevo messo in conto questo tipo di stress!!!

      Però sono contenta che gli autori stiano attenti a inserire comunque delle piccole scene importanti per il carattere dei personaggi, come appunto il parallel con Moriarty e il modo di Sherlock di porsi con Joan adesso, rispetto a una stagione fa.

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