Telefilm/The Tomorrow People

Recensione | The Tomorrow People 1×02 “In Too Deep”

La settimana scorsa ci eravamo lasciati con un punto interrogativo: premettendo che il pilot di questa serie tv si è guadagnato un bell’8/10 principalmente per il ritmo coinvolgente ed incalzante e i fantastici effetti speciali, The Tomorrow People sarà in grado di sviluppare in maniera originale la trama che, a parer mio, non è nulla di così nuovo? E’ vero che siamo soltanto alla seconda puntata, ma la mia risposta, al momento, è .

Nel giro di pochi giorni, la vita di Stephen Jameson è cambiata radicalmente: infatti adesso è in grado di rimettere in ordine la sua stanza senza muovere un dito e teletrasportarsi a scuola un attimo prima che suoni la campanella non è più il ragazzino problematico ed arrabbiato che ingoiava pillole per colazione, ma ha scoperto di essere un Homo Superior, e cioè il gradino successivo della scala dell’evoluzione. E, come è normale che sia, la scoperta di non essere pazzo ma soltanto speciale lo ha reso più sicuro di se stesso e più sereno nei rapporti con i suoi familiari ed amici. Non sorprende quindi vederlo avanzare #likeabadass già nei primi minuti della puntata; quello che potrebbe suscitare perplessità è il fatto che stia avanzando #likeabadass assieme a quelli che sono i cattivi. Ma tutto va – almeno per il momento – secondo i piani di Stephen: l’algido Jedekiah – Mark Pellegrino è sexy da far schifo, okay -, nonchè suo adorabile zietto, sembra fidarsi di lui e gli permette di lavorare con gli Ultra, dandogli inconsapevolmente – sì? – la possibilità di scoprire qualcosa in più riguardo la dipartita di suo padre.

Ma per mantenere questa facciata, Stephen è costretto a collaborare con gli spietati agenti Ultra. Il suo primo incarico? Fare la pelle ad un ragazzino ancora più disgraziato di lui.

Ovviamente al nostro bell’eroe la cosa non va affatto bene, tant’è vero che decide di chiedere ai Tomorrow People di rintracciare ed aiutare il ragazzino prima che a farlo siano Jedekiah e i suoi. Nè Cara nè John sembrano tuttavia disposti a farlo, e in particolare quest’ultimo rivolge a Stephen un predicozzo non indifferente. E qui nasce il primo dilemma esistenziale degli spettatori: da che parte stare? Da un lato, infatti, abbiamo l’altruismo ed il coraggio di Stephen, che non è disposto ad accettare che ad un ragazzo spaventato e solo venga fatto del male, e dall’altro la saggezza pratica di John, che per gli Ultra ha lavorato ancora prima di Stephen – what? Ecco a cosa si riferiva Jedekiah nel pilot, allora! -, e che sa che ostacolare l’organizzazione equivale a firmare la propria condanna a morte. Codardia? Io credo che sia più che altro istinto di protezione verso Cara e gli altri, prima ancora che verso se stesso.

La questione viene ripresa nel corso della puntata, quando Stephen pone una domanda essenziale a John: essere supereroi o dei fuggitivi? Per quanto mi riguarda, anche se ho davvero adorato il punto di vista di Stephen, ripeto che comprendo anche la posizione di John, a differenza degli stessi Cara e Russel. E quindi, sebbene il “ma poi sono diventato fighissimo!” di quest’ultimo abbia suscitato la mia ilarità non immaginate quanto – sì, mi diverto con poco -, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare mentre il mondo intero si rivoltata contro John, era povero il mio bambino. <//3

Adesso che abbiamo appurato che simpatizzo per il biondone – cosa strana per i miei standard -, torniamo al nostro protagonista, che nel frattempo è riuscito a trovare Kurt, il poveraccio a cui gli Ultra danno la caccia. In effetti, quest’ultimo si dimostra molto meno poveraccio di quanto si possa pensare, quando quasi spinge Stephen giù dal tetto del palazzo dove si trovano, con una super onda energetica che neanche il principe dei Sayan. Per fortuna, però, John ha cambiato idea e arriva giusto in tempo per salvare Stephen. Aw. Excuse me, chi era l’eroe e chi il fuggitivo? Tsk. Okay, devo smetterla di essere così di parte. D’accordo? D’accordo. Cara, nel frattempo, da #badass che è – sì, pure lei -, è riuscita a braccare e stendere Kurt, che entra ufficialmente a far parte della resistenza di John e i suoi.

Tutto questo, ovviamente, non sfugge ai bellissimi occhi azzurri agli occhi di Jedekiah, che finalmente svela i suoi piani: non è Stephen a prendersi gioco di lui, ma è lui ad essersi preso gioco di Stephen. Ah, ma scusate, quant’è stato ingenuo il nostro cugino Amell – suona tipo come Don Matteo o Fra Tuck, LOL – a credere che il capo supercattivo di un’organizzazione supersegreta si lasciasse gabbare tanto facilmente? Jedikiah non si fida di lui, ed è per questo che deve tenerlo sotto controllo. Fortuna vuole che Stephen sia più in gamba di tutti gli altri Tomorrow People, quindi gli Ultra non riescono a penetrare nella sua mente. Fiù, primo pericolo scampato!

Ma veniamo ad un paio di questioni su cui vorrei soffermarmi un po’. Prima di tutto, nella recensione del pilot avevo apprezzato che non fosse chiaro fin da subito come sarebbero andate le cose tra i personaggi sentimentalmente parlando. Ebbene, lo ribadisco: anche se un triangolo Stephen/Cara/John mi sembra sempre più inevitabile, meno scontato mi sembra il modo in cui quest’ultimo si risolverà. Perchè, anche se Cara si è tanto premurata di sottolineare a Stephen che John non è il suo ragazzo – parliamone: è palese che siano una coppia, quindi o è bipolare o… -, la scena in cui lei e John si allenano l’ho AMATA. In poche inquadrature è stata perfettamente esplicato quello che è il concetto della sexual tension, e… wow! Mi piace il rapporto che hanno, questa complicità mista alle loro opinioni divergenti, e spero con tutto il cuore che alla fine li lasceranno in pace e metteranno Stephen con qualcun altro. Magari un nuovo pg, o magari Astrid. Sì, simpatizzo fortemente per lei, ma cosa ci posso fare? La parte dell’amica semi-invisibile e pure maltrattata che cerca solo di essere vicina alla persona a cui vuole bene, l’ho recitata anche io. E mezzo mondo con me. Comunque.
Un altro aspetto su cui vorrei attirare la vostra attenzione, è il fatto che, con il finale di questo secondo episodio, è come se si fosse conclusa non la seconda puntata, ma la prima. Come se il pilot fosse stato completato ora, anche se, prima di vedere la nuova puntata, ci sembrava perfettamente compiuto anche così com’era. Spero di non essere stata l’unica ad aver avuto questa sensazione, e soprattutto spero che mantengano questo ritmo geniale. Sembra quasi che ogni puntata sia una sorta di breve film a sè, ed ogni volta che ne escono di nuove, è come se queste siano il sequel delle precedenti, che in apparenza sembrano aver chiuso il loro stesso cerchio. Una sensazione astrusa che spero di essere riuscita ad esprimere #poveraillusa. Insomma, un altro 10 e lode al ritmo e allo schema delle puntate!

Commenti random (o ad cazzum se vi sentite classicisti):
– L’intro alla Arrow speravo di risparmiarmelo. Dopo i “My name is Oliver Queen” ripetuti all’esasperazione, ora mi tocca sentire pure “My name is Stephen Jameson”. Mobbastaveramenteperò (cit.).
– Queste inquadrature panoramiche su Robbie Amell ed i suoi pettorali ad inizio puntata, mi piacciono particolarmente. (Y)
– Ancora una volta un applauso va all’aver saputo dare una dimensione anche a personaggi minori. Io sto ancora piangendo la morte di Vaughn.

Okaaay, vi ho tediato abbastanza, passiamo ai consueti ringraziamenti e, prima ancora, al promo della prossima puntata:

Ringraziamo: Serie Tv, che passione | Beyond the Good and the Evil | • Telefilm Dependence • | The Tomorrow People Italia

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